martedì, 19 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Come disinnescare lo sfascio
del centrosinistra
Pubblicato il 24-07-2017


Prendo lo spunto dall’editoriale del direttore dell’Avanti on line, l’amico Mauro Del Bue, ruotando intorno all’esemplare sintesi del titolo: “Perché tra Pisapia e PD dobbiamo stare noi”. Lo schieramento annunciato, che potrebbe essere uno dei tanti e purtroppo mutevoli secondo le circostanze e le convenienze, si sottrae a questa aleatorietà di collocazioni spesso strumentali o di pura sopravvivenza poiché introduce nella voce “dobbiamo” il concetto di un obbligo morale e non solo politico. In primo luogo a me preme sottolineare la dimensione di questo obbligo che è quella europea nell’ambito della famiglia socialista, ancora uno dei due pilastri su cui si è costruita l’Europa democratica che ha superato vittoriosamente i pericoli della guerra fredda ridando slancio al cammino dell’Europa senza indugiare su terze vie perseguite per non perdere legittimazione verso una base ancora fedele ai vecchi dogmi. Solidarietà che importa delle scelte continue non indolori nel nostro Paese come quella che finora ha precluso ai socialisti tedeschi di inseguire gli scissionisti della Link, scelta che in maniera aggravata si ripropone come necessaria in Italia se dovesse fallire il tentativo di Pisapia con inevitabili conseguenze sulla legge elettorale e sui successivi risultati, dall’ingovernabilità alla vittoria di uno dei due altri possibili vincitori il centrodestra o i grillini. Da quel “dobbiamo” scaturisce il dovere di fare da ponte, contro velleità annessionistiche tra Pisapia ed il PD, avendo cura della necessità di farsi carico del loro reciproco rafforzamento (che fine farebbe il ponte?) mirato a salvaguardare il Paese da salti nel buio. Rafforzamento di Pisapia contro una doppia tentazione che viene dalla sinistra scissionista di prefigurare un riabbraccio tra il figliol prodigo ed il padre in cui la condizione più o meno manifesta( D’Alema) è che il ruolo del vitello grasso da sacrificare sia lo stesso padre. L’altra di ipotizzare l’attrazione fatale, necessitata dalla soglia del 5%% se non di più al Senato, per una sinistra alternativa al PD la cui motivazione profonda è la stessa già enunciata della fine politica di Renzi. Dall’altra parte il ruolo determinante del Psi verso il PD è nella direzione di far maturare nel PD un corrispondente dovere verso il Paese per assicurarne la governabilità per il futuro facendo tutto il possibile per battere gli altri due competitori grazie al potere di coalizione sia verso la sinistra di governo che verso il centro riformatore su cui si è retta l’intera legislatura. Non ci possono essere subordinate verso il ritorno prioritario al premio alla coalizione e non più alla lista, condizione per richiedere su di un programma condiviso con vista Europa rinnovata il voto utile agli elettori contro salti nel buio. Chi indugia su un appello diretto ai cittadini senza tener conto delle regole del gioco vaneggia impossibili rivincite nell’attuale situazione socio-economica del Paese, peraltro con un ordinamento istituzionale ed elettorale che non consente i salti con l’asta alla Macron.

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Commenti all'articolo
  1. E’ comprensibile che si continuino a richiamare da più parti, come anche in questo Corsivo, le famiglie politiche europee, quali “pilastri su cui si è costruita l’Europa democratica”, ma dovremmo pure chiederci se tale configurazione sia rimasta attuale, e corrisponda tuttora alla geografia politica dei vari Paesi che compongono questa entità, e domandarci altresì se possa essere presa ancora a riferimento, giustappunto come modello “ideale”, dopo risultati che a non pochi sono sembrati inferiori alle aspettative (e anzi, per qualcuno, piuttosto deludenti).

    Paolo B. 25.07.2017

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