sabato, 25 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Craxi, il Midas e la svolta dell’Italia riformista
Pubblicato il 14-07-2017


6 Luglio 1976: la svolta del Midas, il riformismo socialista e la modernizzazione dell’Italia

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Le elezioni del 20 giugno 1976 – insieme a quelle del 18 aprile 1948 – sono state definite le elezioni più bipolari della storia dell’Italia repubblicana. Queste elezioni, infatti, segnano per i due partiti Chiesaun grande trionfo: la Dc ottiene il 38,7% dei consensi e il Pci il 34,4. Il Psi, invece, racimola un misero 9,6%, giungendo al suo minimo storico soprattutto dopo che De Martino aveva interrotto anticipatamente la legislatura.

Alla luce di questa grave sconfitta il Psi fu costretto a cambiare rotta: gli equilibri più avanzati e il legame con il Pci non erano più praticabili, i compagni frontisti erano troppo superiori e seguirli sul loro terreno avrebbe comportato la fine del Psi che paradossalmente si sarebbe sciolto nel partito nato da una sua scissione interna.

In questo contesto storico si colloca l’irresistibile ascesa di Bettino Craxi. Questi fu designato come segretario per succedere a De Martino, poiché, a causa della sua giovane età, i capicorrente ritenevano fosse più facilmente manovrabile. La personalità del giovane autonomista milanese avrebbe ridimensionato decisamente i loro piani.

La svolta impressa da Craxi al Partito socialista avrebbe cambiano i destini della storia d’Italia e della stessa tradizione socialista. La prima fase della segreteria craxiana è segnata da un forte impegno culturale, volto ad elaborare una piattorforma politica innovativa in grado di superare le contraddizioni del marxismo-leninismo di cui era imbevuto il Pci. Questo radicale mutamento si origina dalle colonne di Mondoperaio dove intellettuali del calibro di Norberto Bobbio, Luciano Pellicani e Giuliano Amato incalzano teoricamente il Pci, facendo emergere i contrasti tra marxismo e libertà. Il portato teorico dal dibattito innescato dagli intellettuali socialisti è talmente notevole da costringere il Pci sulla difensiva, obbligando i suoi intellettuali organici a ribattere colpo su colpo al nuovo dinamismo socialista.

Se sul piano intellettuale Mondoperaio insidia l’egemonia comunista, sul piano politico Craxi non è da meno. Anzi, sfruttando il prezioso lavoro dei chierici di Mondoperaio, il neosegretario del Psi lavora ad una piena emancipazione dal partito di Berlinguer, sia per il suo viscerale anticomunismo sia per la sua abilità tattica. Proprio per questo Craxi sarà pesantemente demonizzato dai comunisti negli anni Ottanta e linciato dal circuito mediatico-giudiziario alimentato dai post comunisti durante il biennio 1992-1994.

La convergenza tra il fiuto politico craxiano e il monumentale lavoro intellettuale dei “chierici” di Mondoperaio porta il Psi al superamento del marxismo-leninismo e all’approdo al riformismo. La cultura e la politica riformistica a cui approda il Psi sono gli elementi essenziali per capire il significato della svolta del Midas. Il Psi, grazie ai propri quarantenni, si configura come il partito della modernizzazione in grado di dialogare con i ceti emergenti e di gettare le basi per una “Grande Riforma” delle istituzioni. Una riforma che ha come pilastri la governabilità e la stabilità degli esecutivi, che mira a razionalizzare l’attività del Parlamento per rendere le decisioni più rapide ed efficaci.

I meriti del Psi craxiano sono molteplici e riguardano in primo luogo la tematizzazione delle riforme istituzionali. Il congresso di Palermo del 1981 e la conferenza programmatica di Rimini del 1982 sono forse i momenti più alti dell’elaborazione politico-culturale dei socialisti. Anche grazie a questo dinamismo Craxi riuscirà a diventare primo ministro nel 1983 e sarà il suo decisionismo a smuovere l’annosa trattativa per riformare il Concordato (1984).

Infine, è doveroso ricordare il superamento dell’anacronistica cultura marxista-leninista e la rinascita del riformismo socialista. Proprio per questa tendenza anticomunista, e soprattutto per aver isolato politicamente il Pci, Craxi subì una demonizzazione spietata. Gli attacchi al segretario del Psi si svolsero sostanzialmente in due tempi: durante gli anni di governo a causa del suo agire risoluto; durante la crisi della Prima Repubblica facendo leva sulla questione morale che trasformò la politica in sterile moralismo.

L’ingiusta damnatio memoriae è sotto gli occhi di tutti, ma si sa la Storia, presto o tardi, gli renderà ciò che gli spetta

Martino Loiacono

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Commenti all'articolo
  1. Io credo che la Storia gli stia già rendendo quel che gli spetta, o abbia comunque iniziato a farlo, perché sento e percepisco che più d’uno ne sta rivalutando la figura di statista, anche se c’è chi lo fa ancora “a denti stretti”, e penso che col passare del tempo tale riconoscimento emergerà in maniera sempre più chiara (è anche un augurio che mi faccio, ma ho ragione di pensare che non sia infondato).

    Mi chiedo, piuttosto, se all’interno della famiglia socialista sia ancora ben presente lo spirito riformista che improntò e segnò quella svolta, e me lo domando perché – salvo una mia errata sensazione – mi sembra talora di scorgere qualche impulso o “riflusso” massimalista, che non mi pare essere in sintonia con la “atmosfera” di quella stagione, almeno da come la ricordo.

    Paolo B. 16.07.2017

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