domenica, 23 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Dj Fabo: pm chiede rinvio a giudizio per Marco Cappato
Pubblicato il 18-07-2017


cappatoCome ordinato dal gip Luigi Gargiulo poco più di una settimana fa, la Procura di Milano, che voleva archiviare il caso o sollevare una questione di costituzionalità, ha dovuto chiedere il rinvio a giudizio con l’accusa di aiuto al suicidio per Marco Cappato, l’esponente dei Radicali che, a fine febbraio, accompagnò per la morte volontaria in una clinica vicino a Zurigo Fabiano Antoniani, 40 anni, tetraplegico e noto come Dj Fabo.

Ora spetterà ad un altro giudice in udienza preliminare valutare se per questa vicenda, in cui si intrecciano aspetti giuridici ed etici delicati e complessi, servira’ arrivare ad un processo. “Per me il processo – ha commentato Cappato – sarà l’occasione per ‘processare’ una legge inadeguata a rispettare i diritti delle persone che scelgono di morire senza soffrire con l’aiuto e l’assistenza medica per non rischiare torture inutili”. Nell’ordinamento italiano, invece, aveva scritto il gip nel decreto di imputazione coatta, “non esiste alcun diritto assoluto al suicidio, tantomeno un diritto, esigibile dallo Stato, a ‘morire con dignità’, vuoi per mano propria, vuoi per mano altrui”.

I pm Tiziana Siciliano e Sara Arduini, dal canto loro, avevano ritenuto che il tesoriere dell’associazione ‘Luca Coscioni’, che dopo essere tornato dalla Svizzera si era autodenunciato dando il via all’inchiesta, non avesse commesso alcun reato ma aiutato una persona ad esercitare il diritto alla “dignità” e, quindi, all’autodeterminazione prevalente in questo caso sul diritto alla vita. Da qui la richiesta di archiviazione, ma anche l’istanza di sollevare davanti alla Consulta l’illegittimità della norma sull’aiuto al suicidio. Per il gip Gargiulo, tuttavia, non si può “condividere la presenza di un diritto al suicidio, ove la vita sia divenuta motivo di particolare ed esasperante tormento, psichico e fisico”, perché “una simile impostazione, infatti, porrebbe in grave crisi il diritto alla vita”.

Inoltre, “legittimare il suicidio assistito (in assenza di norme che lo prevedono positivamente) soltanto per alcune categorie di malati costituisce un potenziale vulnus dell’uguaglianza”. Secondo il gip, inoltre, le condotte di Cappato rientrano pienamente nel reato di aiuto al suicidio perche’, “a differenza della condotta di un medico che esegue il comando del paziente di staccare la spina, comportamento che, come osservato nel caso Welby, è scriminato dall’adempimento del dovere”, la sua azione “non puo’ in alcun modo ricadere” in questo ambito. I pm ora si sono dovuti attenere nell’imputazione alle indicazioni del gip, il quale ha ritenuto che Cappato ha messo in atto una duplice condotta: avendo prospettato a Dj Fabo la possibilità di realizzare il desiderio di porre fine alla sua vita senza soffrire, non solo lo avrebbe aiutato a morire ma avrebbe anche rafforzato il suo proposito. In udienza preliminare, a questo punto, la Procura dovrebbe ribadire la richiesta di rinvio a giudizio, ma potrebbe riproporsi anche la questione di costituzionalità. Tutti temi che saranno al vaglio di un nuovo giudice. (Ansa)

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