domenica, 19 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Dopo 125 anni. La linea
del Psi è sempre attuale
di Alessandro Pietracci
– Trentino
Pubblicato il 01-07-2017


Pochi giorni fa il PSI era in piazza con i suoi gazebo per l’iniziativa denominata “le primarie delle idee”. Anche a Trento alcuni militanti incontravano i cittadini in una frequentata via del centro. Ebbene la gente si fermava oltre ogni previsione, interessata per i contenuti ma forse, inutile negarlo, per una certa sorpresa nell’accorgersi che i socialisti ci sono ancora. “Esiste il PSI?” – questa la domanda ricorrente. Un interrogativo legittimo visto che questo nostro piccolo partito (comunque presente alla Camera, al Senato e al governo) è letteralmente sparito, salvo cortesi eccezioni, dagli schermi radar dell’informazione politica, nazionale e locale. Eppure continua ad incontrarsi in tutti i territori del Paese, elabora idee, propone soluzioni, favorisce la partecipazione e contribuisce al dibattito democratico, ma soprattutto è presente agli appuntamenti elettorali eleggendo Sindaci e Consiglieri. Tant’è che il centro sinistra alle elezioni di domenica scorsa era di fatto composto da PD e PSI. Spiegare questo trattamento discriminatorio è abbastanza facile: il PSI sopravvive ancora nonostante l’ostracismo e la maledizione di Tangentopoli. Non si può dire che i socialisti non abbiano pagato per i loro errori, che pure ci furono. Quanto ancora durerà quest’esilio?

Ma la maledizione non è scesa solo su di noi, ma come una cappa pesa sull’Italia. È il macigno del mai risolto conflitto tra politica e magistratura – che oggi trova nuove espressioni nel caso Consip, nella difficoltà da parte di qualsiasi governo di varare qualsiasi riforma della giustizia o ancora nel protagonismo dei magistrati che parlano non con le sentenze, ma con i romanzi e le interviste. Potremmo sorridere nel leggere i commenti dei “quattro amici al bar” su Virginia Raggi oppure alla notizia degli indagati 5 Stelle per firme false. Adesso i manettari diventano garantisti perché conviene loro. I socialisti lo sono stati sempre. Non per difendere se stessi, ma per un’idea precisa di politica, secondo cui lo Stato non deve essere censore a priori della libertà dei cittadini, non può comminare pene attraverso processi mediatici, salvo poi non garantire la certezza del diritto. L’efficienza della giustizia, dalle carceri fino alle intercettazioni (per non dimenticare i tempi ragionevoli per arrivare a una sentenza!), è un punto cardine della democrazia moderna.

Da sempre i socialisti hanno cercato di favorire l’emancipazione degli individui – dapprima con le lotte operaie poi con la partecipazione alle competizioni elettorali – siano essi lavoratori o borghesi. Il PSI aveva ed ha l’ambizione di rappresentare tutti i cittadini che credono in un approccio riformista e realista alla politica consci che non esistono bacchette magiche o ricette semplici. Riformismo vuol dire attenzione all’insieme, giustizia sociale e competitività economica, sicurezza e inclusione, Europa e dimensione locale, assetto istituzionale fatto di “pesi e contrappesi” ma anche possibilità dell’esecutivo di realizzare la propria agenda senza finire impantanato nei veti contrapposti. Spesso è la fragilità del Governo a generare spinte autoritarie o populiste, più ancora del ribellismo fascistoide, dell’allarme sociale e della paura per la crisi economica, senza precedenti.

Oggi e domani il PSI festeggia a Bari i suoi 125 anni, ci sarà anche una pattuglia trentina. Una storia di luci ed ombre ma il cui bilancio complessivo è senz’altro positivo. Abbiamo raggiunto moltissimi traguardi. L’Italia è progredita con il PSI, si è rialzata dalla devastazione bellica, è diventata una nazione ricca in cui si vive bene. I socialisti hanno accompagnato questo percorso. Guarda caso gli ultimi 25 anni – da quando il PSI occupa un posto marginale nello scenario politico italiano – hanno segnato un preoccupante arretramento del Paese. Forse il rafforzamento dei socialisti potrebbe essere un elemento di ripresa anche per l’Italia?

Non possiamo però guardare al passato, alla storia e alle gloriose figure del socialismo italiano: Matteotti, Nenni, Saragat, Pertini. Siamo collocati in un periodo storico preciso, il tempo della velocità e dell’insicurezza. La politica arranca. Se non sa rinnovarsi, muore. Cinque anni fa il PSI festeggiava i suoi 120 anni dopo il primo turno delle elezioni presidenziali francesi. Hollande si apprestava a conquistare l’Eliseo. Si era aperta una possibilità di rinascita per i socialisti. Cinque anni dopo il presidente uscente non si ripresenta (prima volta in assoluto) e il candidato del PS Benoît Hamon ottiene il 6,36% dei voti, un terzo di quelli della sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon. In compenso Emmanuel Macron – le cui idee non sono così lontane da una sinistra riformista – diventa la speranza dell’Europa. Staremo a vedere, ma oggi più di ieri, la storia corre in fretta.

Corre anche per il Trentino. Ricordiamo che fu nel 1889 (tre anni prima della fondazione del Partito dei Lavoratori italiani di Turati) che Victor Adler, leader dei socialisti austriaci, raccolse in un unico partito i vari movimenti “nazionali” dei molteplici gruppi linguistici che componevano l’Impero austroungarico. Ma ancora in precedenza Cesare Battisti cominciava la sua battaglia politica in Trentino. Questa storia è dimenticata dai più… eppure bisogna partire da lì per dare una scossa necessaria a un Trentino troppo sonnolento, troppo titubante, troppo diffidente.

Alessandro Pietracci
segretario provinciale PSI

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