giovedì, 15 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

E se la Bonino…
Pubblicato il 31-07-2017


Sono anni che batto sul ferro. Poco sentito in taluni settori del mio stesso partito. L’ho fatto attraverso il documento appello ai radicali e ai socialisti firmato assieme a Giovanni Negri, poi seguendo i primi vagiti della nuova associazione Marianna, e infine prendendo contatto coi verdi Boato e Bonelli. Poi, anch’io, tra sbarramenti elettorali e drastiche rotture in casa radicale, ho allentato la presa. Riprendo a parlarne dopo l’appello de Il Foglio di quest’oggi a firma di Adriano Sofri.

Si chiedono in tanti, osserva Sofri: “Ma in Italia non abbiamo uno anche anziano come Bernie Sanders o Jeremy Corbyn che sappia parlare al cuore e alla ragione delle persone, e specialmente ai giovani? Be’, ne abbiamo una. E’ Emma Bonino. La differenza non sta nel fatto che lei è donna e loro no. Sta nei partiti cui sono associati: i Democratici americani, i Laburisti britannici. Emma, Radicali italiani (senza l’articolo, e senza il Partito Radicale, che ha tramutato una vicenda umanissima in una rottura teologica, e avrebbero ancora tutto il tempo e le ragioni per tornarci su, gli uni e gli altri).

Questa differenza fa di Emma l’invitata d’onore di una quantità di adunanze, cui dice le sue cose, essenzialmente su Europa e migranti, cioè sull’essenziale, senza lisciare il pelo all’uditorio di turno, e dopo averla applaudita le varie adunanze passano imperturbate all’ordine del giorno. I rivali di Emma vedono in questo una smania personale di riconoscimento istituzionale. I suoi ospiti temono di vedersi occupare il loro arruffato nido di cuculo. E’ probabile che sia andata così, per questa vita. Era solo per rispondere alla domanda: ma in Italia c’è uno, piuttosto anziano, eccetera?”.

Come non essere d’accordo. Vado più in là. E’ possibile costruire attorno a Emma un polo, un soggetto, una coalizione, una semplice lista che tra qualche mese si presenti per raggiungere una percentuale accettabile alle ormai imminenti elezioni politiche? I sondaggisti, i partitisti, i ragionieri della politica facciano pure i loro conti sbagliati. Non si tratterebbe di sommare debolezze, cioé di incollare partiti, movimenti, candidati di diversa estrazione. Si tratterebbe della possibilità di investire su un leader e valutare la sua capacità di trascinamento. Siamo sicuri che in una fase in cui, alla stregua del vecchio Diogene, si cerca l’uomo o la donna, giocare la carta Bonino non possa produrre effetti deflagranti? Con quale legge elettorale? Posso rispondere con tutte?

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Commenti all'articolo
  1. Si può fare. Sia poi la stessa Bonino a cercare i compagni qualificati per riempire la lista. Ci sono “altri” vecchi capaci di attrarre i giovani. Occorre tuttavia un poco di moderazione, non una riedizione del semplice radicalismo italiano.

  2. Al di là della candidatura che viene qui proposta, o ipotizzata, quanto scrive il Direttore sembra dirci che occorre puntare sul Leader, almeno in questa fase, e se questa tesi non è priva di ragioni e fondamento, come a me pare, va allora rivista o reimpostata la “strategia”, atteso che può anche cambiare il significato della coalizione basata su un programma condiviso, poiché viene soprattutto a contare la figura del Leader e “la sua capacità di trascinamento”, anche nei confronti dell’elettorato, e sarà sostanzialmente tale figura a decidere come procedere, ossia se dar vita a “un polo, un soggetto, una coalizione, una semplice lista…”, e vorrà probabilmente e comprensibilmente dir la sua anche nella configurazione e composizione di tali entità (così che il baricentro si sposta di fatto dai partiti o dalle componenti al Leader)..

    Quando si ha un Leader può sfumare pure l’importanza del sistema di voto – e non a caso il Direttore afferma: “Con quale legge elettorale? Posso rispondere con tutte?” – ma io abbandonerei in ogni caso l’idea del collegio uninominale e propenderei invece per un impianto di tipo proporzionale, come sostiene una personalità che non è certo agli esordi della vita politica e che sta riguadagnando la “scena politica” per via delle sue proposte, le quali sono probabilmente il frutto delle lunga esperienza maturata sui banchi del Governo e della opposizione, e l’esperienza sembra suscitare di nuovo interesse, indipendentemente dall’età dei protagonisti, perché la si ritiene in grado di saper gestire i problemi di questi tribolati tempi (anche Francesco dice che ci sono “altri” vecchi capaci di attrarre i giovani).

    Paolo B. 31.07.2017

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