venerdì, 17 novembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Spazio: serve collaborazione tra ricerca e impresa
Pubblicato il 03-07-2017


colonia-spazioSi moltiplicano le voci autorevoli che denunciano una generale gravissimo ritardo della nostra civiltà nell’imboccare decisamente la strada che porta verso l’alto, oltre l’atmosfera, per colonizzare lo spazio geolunare e poi il sistema solare, primi passi verso orizzonti ancora più ampi. È di pochi giorni fa l’esternazione di Stephen Hawking — non nuovo a questo genere di appelli — che invita ad “abbandonare la Terra per salvare la civiltà”. Si può ovviamente discutere sul concetto di °abbandonare” il nostro pianeta, che rischia di suscitare discussioni che evitano il punto principale, la colonizzazione dello spazio, per concentrarsi sull’effettiva fattibilità, ed anche sull’eticità, in termini generali, di rilocare la nostra specie su altri corpi celesti, abbandonando il nostro pianeta madre, dopo che ci ha allevati e cresciuti fino a questo punto… Già qualche anno fa, ad esempio, Al Gore utilizzò proprio questa falsa discussione in chiave polemica anti-espansionista, per sostenere la sua visione precopernicana e decrescitista del mondo chiuso, da mantenersi ermeticamente chiuso.

Coloro che, come il sottoscritto, sostengono da tanti anni l’urgenza del calcio d’inizio della colonizzazione del sistema solare, parlano di espansione civile nello spazio esterno, e non certo di spostare in massa la popolazione umana nello spazio. Di questo fu strumentalmente accusato anche Gerard O’Neill, lo scienziato statunitense che, negli anni settanta del secolo scorso, scrisse un’opera fondamentale “Colonie umane nello spazio” (“The High Frontier, Human colonies in space”). Oggi il pensiero di O’Neill conosce finalmente una grande e crescente rivalutazione. In alternativa o in aggiunta ad insediamenti lunari, O’Neill proponeva la costruzione di grandi città orbitali, da collocare in orbita terrestre ed in area cis-lunare. Grazie alla rotazione, tali infrastrutture garantirebbero una gravità artificiale simile a quella terrestre, prevenendo quindi le drastiche e troppo rapide mutazioni che deriverebbero dall’abituarsi a condizioni di gravità ridotta come quella lunare. Ovvio che sulla Luna comunque si può pensare ad insediamenti industriali, turistici e di ricerca, dove tecnici, operatori dei servizi e ricercatori possano avvicendarsi con ragionevoli turni di lavoro. Per i turisti il problema ovviamente non si pone, se immaginiamo permanenze non superiori a qualche mese.

Ma non voglio cedere alla tentazione, in cui troppo spesso incorrono i futuristi più entusiasti, di farmi prendere dalla descrizione di scenari troppo a lungo sognati, grazie alla letteratura fantascientifica. Dobbiamo riprendere a sognare, se ora finalmente riparte una letteratura futurista più matura e positiva, nei confronti del progresso e della stessa intelligenza umana? … Beh, sì, anche… non dobbiamo mai smettere di sognare. Tuttavia dobbiamo occuparci prioritariamente di alcuni problemi ed ostacoli, che ancora si oppongono alla veloce realizzazione almeno della prima parte del sogno: l’espansione civile nello spazio geolunare.

Stiamo parlando di ostacoli ideologici, politici ed economici, e di arretratezza legislativa. Ed anche di alcuni problemi fisici, quali la difesa dalle radiazioni dure dello spazio, il cui superamento deve essere oggetto di ricerca scientifica prioritaria.

Grazie ad un concorso di cause, quali una divulgazione sempre ottimista e comunque poco orientata per quanto riguarda gli obiettivi più urgenti e disattesi, un giornalismo, specie nel nostro paese, molto superficiale ed in genere disinformato, sempre a caccia di “notizie”, piuttosto che di tematiche di grande importanza sociale, l’opinione pubblica generale può pensare che si stia facendo quanto possibile, che i ritardi siano oggettivi, e che siamo ancora oggettivamente lontani da una prospettiva di insediamento spaziale. L’ostilità dell’ambiente spaziale viene comunque sempre e spesso subdolamente sottolineato — si pensi ad un film recente, come “Gravity”, vero colpo di coda della fantascienza distopica.

Prima di affrontare il tema degli ostacoli, e della loro necessaria ed urgentissima rimozione, lasciatemi fare un breve escursus sugli stakeholder, cioè sulla grande schiera dei beneficiari, a livello sociale, di un programma coerente di espansione civile nello spazio. Preoccupati degli investimenti necessari? Teniamo sempre conto che nel mondo spendiamo due trilioni di dollari l’anno in armamenti e spesa militare in generale. Quali sono gli stakeholder di tale enorme investimento in strumenti di morte? Vediamo… oltre la necessaria lotta al terrorismo di DAESH e simili — per combattere il quale si è già visto comunque come grandi dispiegamenti militari siano poco efficaci — praticamente, … solo le lobby militari? Intendiamoci, se alla fine risultasse che alcune tecnologie spaziali importanti ed urgenti saranno rese disponibili dalla ricerca militare, non farò certo lo schizzinoso. Tuttavia in generale spostare anche solo qualche punto percentuale dalla spesa militare all’investimento civile nello spazio esterno è estremamente opportuno ed urgente. Dunque, vediamo i beneficiari dei progetti per la vita…

Un rilancio senza precedenti dell’economia globalizzata

La drastica riduzione del costo di messa in orbita è ormai una realtà: la Cina e l’India l’hanno portato a meno della metà del costo di $20.000/Kg, che si era mantenuto costante per più di quarant’anni. Ed ultimamente, grazie ai razzi riutilizzabili di Space X, si è raggiunto l’obiettivo dei $2.000/Kg. Con la crescita di un nuovo mercato di servizi spaziali, soprattutto il trasporto di passeggeri civili a quota suborbitale ed orbitale, si avrebbe una notevole crescita di molteplici attività commerciali ed industriali. Quindi numerose nuove opportunità di business, sia sulla Terra che nello spazio. Nel caso dei servizi orbitali, si svilupperà un ventaglio sempre più ampio di imprese a profitti molto più elevati, includendo aziende fornitrici di vari servizi, alcuni dei quali — recupero e riutilizzo dei rottami spaziali ed assemblaggio dei satelliti in orbita — abbiamo già brevemente delineato in un recente articolo (7,5 milioni di kg d’oro in orbita). Sviluppandosi necessariamente alloggiamenti ed hotel orbitali, occorre considerare anche quei servizi normalmente forniti negli hotel terrestri: il catering, le pulizie, la contabilità, l’intrattenimento, la manutenzione e la pulizia delle infrastrutture, i rifornimenti d’aria, l’elettricità generata mediante energia solare, i rifornimenti d’acqua, i servizi di smaltimento delle acque nere, ed altri. Espandendosi progressivamente, le attività orbitali potrebbero crescere fino ad includere l’estrazione di materie prima dalla Luna, dagli asteroidi vicino alla Terra, e dai cometoidi — il cui potenziale è oggetto di ricerca da parecchi decenni. Le infrastruture orbitali potrebbero dar vita al primo mercato per materiali di origine non-terrestre, come ghiaccio, acqua, ossigeno e idrogeno. Un’altra industria spaziale dal potenziale enorme, che è stata trattenuta per quarant’anni dagli alti costi di trasporto terra-orbita, è la fornitura di energia solare dallo spazio alla Terra. Nonostante il potenziale di questo sistema sia stato riconosciuto negli studi del Department of Energy Statunitense fin dai tardi anni ’70, e confermato negli anni ’90, i fondi totali dedicati a questo settore sono sinora rimasti minimi.

Il primo beneficiario dell’espansione civile nello spazio esterno sarà quindi l’economia globale, che in breve tempo comincere a crescere a due cifre. Ma questo è solo il primo, benchè capace di scatenare un effetto a catena sugli altri.

Milioni di posti di lavoro qualificati, a terra e nello spazio

L’occupazione è la base economica della vita sociale nella civiltà industriale: essa fornisce il reddito, mettendo le persone in grado di avere una vita familiare stabile. Nella cosiddetta società post-industriale non è affatto chiaro che cosa potrà fornire lo stesso indispensabile supporto sociale. La mia convinzione è che solo un rilancio generale dello sviluppo industriale a livello superiore possa garantirlo. Una delle ragioni per investire nello sviluppo dell’astronautica civile, quindi, è la possibilità di creare nuovi settori occupazionali, caratterizzati da una prospettiva di crescita continua ed illimitata. Si può stimare che l’industria legata all’aviazione civile, includendo compagnie aeree, aeroporti, hotel, e lavori collegati, impieghino indirettamente 10-20 volte il numero di persone impiegate nell’industria costruttrice di velivoli. Similarmente, l’industria generale ed il mercato del trasporto spaziale passeggeri civili potrebbe creare impiego ad un livello molte volte superiore all’industria di costruzione dei veicoli spaziali propriamente detti — nell’ operatività e nella manutenzione dei veicoli, negli spazioporti, negli hotel orbitali, nelle compagnie di rifornimento per questi ultimi, in servizi come training del personale, certificazioni ed assicurazioni, e in un vasto assortimento di business correlati in continua crescita. Questa possibilità è particolarmente importante, visto che l’alto tasso di disoccupazione, sia nei paesi ricchi sia in quelli poveri, è, ormai da decenni, il più grave problema sociale ed economico a livello mondiale. L’unica misura capace di bilanciare il calo occupazionale dovuto anche è quella di creare nuovi posti di lavoro promuovedno settori industriali nuovi e crescenti. Un governo che voglia occuparsi del benessere sociale dei cittadini dovrebbe aumentare il tasso di creazione di nuove industrie. Questo renderebbe anche i governi meno vulnerabili al ricatto dei mercanti di armi, alle imprese nocive per l’ambiente, all’economia criminale in generale, che in un contesto di elevata disoccupazione hanno buon gioco paventando la perdita di posti di lavoro. Nell’ipotesi dello sviluppo civile in infrastrutture orbitali, le comunità tenderanno all’autosostenimento, mediante attività di manutenzione e sviluppo delle infrastrutture stesse, e con attività analoghe a quelle di una comunità terrestre. Ci saranno edilizia, fattorie, scuole, ospedali, alberghi, e tutti i sottosistemi connessi. Le industrie orbitali produrranno beni e servizi la cui produzione in orbita è più conveniente rispetto all’analogo terrestre: tecnologie a zero o bassa gravità, e sviluppo di prodotti conseguenti. Il primo servizio erogato sarà la manutenzione dei satelliti e il loro assemblaggio direttamente in orbita. Vi potranno essere nuove produzioni in campo industriale come cristalli e nano macchine; in campo alimentare l’agricoltura idroponica. In campo medico l’assenza di gravità potrebbe coadiuvare la cura di alcune malattie.

La crescita civile ed etica

Un’economia mondiale in crescita, con accesso a risorse illimitate, è essenziale per la continuazione ed il progresso della civiltà. Soltanto se la “torta economica” generale è in crescita, le classi sociali in competizione tra di loro possono tutte migliorare la propria condizione, e così raggiungere un ragionevole equità, mettendo l’etica civile in grado di sopravvivere e migliorare. Sfortunatamente, le società sono molto meno robuste se la “torta” si restringe, rendendo la crescita etica pressoché impossibile, ed i gruppi in competizione mirano a migliorare la propria condizione a scapito di altri gruppi. Un effetto evidente di questo stato di cose è la reiterazione di slogan del tipo “America first”, “Prima il Nord”, “Prima gli Italiani”… Si tratta di risposte infantili e primitive al problema, che portano soltanto al regresso civile, anzichè alla crescita. Il progresso continuo della civiltà richiede una continua evoluzione etica, ma questa è possibile solo se le risorse sono sufficienti per garantire cure, comfort, educazione e giusto impiego a tutti i membri della società. La mancanza di opportunità di investimento proficuo porta una grossa quantità di fondi nei paesi ricchi a “ciondolare” intorno, nell’ economia mondiale, in forma di rischiosi fondi speculativi, causando ancora più instabilità finanziaria, indebolendo ulteriormente la crescita economica, ed aumentando il divario tra ricchi e poveri. E torniamo al punto: riportare in positivo le opportunità d’investimento stabile e proficuo richiede la creazione continua di nuove industrie, che abbiano un orizzonte spaziale e di risorse sufficenti a garantire prospettive di profitto a lungo termine. Cosa che non è data, per settori anche innovativi, come information technology, energia, robotica, medicina, turismo ed intrattenimento, se ostinatamente rinchiusi entro i limiti del nostro pianeta, soprattutto perchè molti di questi settori sono di fatto già rilocati nei paesi cosiddetti “emergenti”. Il settore dell’ingegneria aerospaziale può invece ancora bilanciare la competizione tra l’economia occidentale e quella asiatica, alleviando quindi anche le ragioni di fondo dei conflitti. La possibilità di lavorare con tecnologie che non debbano tener conto del peso, dell’attrito e della corrosione da agenti atmosferici può aprire una miriade di nuove opportunità.

Di conseguenza, sembra giusto concludere che il ritardo pluridecennale nello sviluppo del trasporto spaziale abbia contribuito alla mancanza di nuove industrie nei paesi più ricchi, il che da decenni ostacola la crescita economica e causa livelli altissimi di disoccupazione. Il rapido sviluppo economico di Cina e India promette molto, ma crea una seria sfida per i paesi già sviluppati, che hanno bisogno di accelerare la crescita di nuove industrie se vogliono beneficiare dei costi ridotti di questi paesi senza creare una sotto-classe impoverita nelle loro stesse società. Il costo a lungo termine di una politica così socialmente sperequativa sorpasserebbe di gran lunga i benefici a breve termine dell’import a basso costo. Lo sviluppo di India e Cina inoltre è fonte di altre criticità, perché i bisogni di quasi otto miliardi di persone stanno raggiungendo i limiti delle risorse del pianeta Terra. Più questi limiti si fanno vicini, più i governi diventano repressivi, aggiungendo di conseguenza gravi danni sociali ai più diretti danni ambientali. Di conseguenza sembra che il ritardo pluri-decennale nel cominciare a mettere a frutto le risorse del sistema solare abbia già causato gravi danni allo sviluppo economico umano, e dev’essere urgentemente recuperato.

Non posso sviluppare nelle dimensioni di un solo articolo tutto il discorso sugli stakeholder dell’espansione civile nello spazio, ma prometto altre “puntate” (:-). Inoltre, è possibile trovarne un’ampia disamina nel mio ultimo libro “Un mondo più grande è possibile!” (su Amazon e Mondadori Store).

Basti pensare, comunque, che quanto investito nello spazio sinora, una cifra stimata in diversi trilioni, ha già portato ritorni notevoli, in termini di trasferimento tecnologico e di sviluppo di settori come le telecomunuìicazioni, la prevenzione di disastri naturali, la navigazione, l’agricoltura, nuovi materiali, e molti altri. Tutto questo avendo sinora usato lo spazio soltanto a beneficio della terra… Non è neppure immaginabile quello che potrà essere il ritorno di un serio programma di espansione, che gradatamente allarghi l’antroposfera fino a comprendere, come primo obiettivo raggiungibile entro il 2050, la Luna e gli Asteroidi vicini alla Terra. Sono infatti la luna e gli asteroidi le sorgenti naturali di materie prime — ossigeno, acqua, minerali — destinate ad alimentare le grandi stazioni spaziali, vere e proprie città orbitali. L’energia invece sarà prevalentemente fotovoltaica. Nel caso di stazioni spaziali destinate all’esterno del sistema solare o allo spazio interstellare, non si potrà possibile rinunciare all’energia nucleare.

Per quanto riguarda i benficiari, discorso da riprendere in seguito, elenchiamo velocemente. Grande miglioramento della protezione ambientale, con l’incremento di satelliti di osservazione della terra a minor costo, grazie all’assemblaggio e manutenzione orbitale. Grande contributo alla soluzione dei problemi energetici, e minor dipendenza dai combustibili fossili, grazie all’energia solare raccolta nello spazio. Progressivo alleggerimento dell’ambiente terrestre dalle attività antropiche, grazie alla delocalizzazione delle industrie pesanti nello spazio esterno (si vedano in proposito i piani di Jeff Bezos e dell’ULA). L’industria siderurgica, ormai decisamente orientata a tecniche di produzione additive, avrà sempre maggiore necessità di polveri adatte al 3d printing, con l’ausilio di laser e di campi magnetici, tutte tecniche molto più convenientemente se sviluppate nello spazio! Utilizzo di tecnologie orbitali per mitigazione dei fenomeni meteorologici ed eventuale stabilizzazione del clima terrestre, mediante effetti rinfrescanti o riscaldanti. Istruzione e formazione, ispirazione per i giovani. Enorme rilancio culturale, grazie a nuovo mecenatismo ed alle ricadute economiche del rinascimento spaziale, possiamo aspettarci una nuova grande fioritura sia delle arti tradizionali sia di nuove arti, ispirate dall’esperienza di vita fuori dal pozzo gravitazionale. Il rinascimento mondiale,una nuova focalizzazione sulla persona umana, i suoi diritti, le sue grandi potenzialità, valorizzazione dell’intelligenza umana e dei suoi frutti. La progressiva generale diminuzione dei conflitti, grazie alla grande crescita economica globale.

Come temevo, la necessaria premessa, sugli stakeholder dell’espansione civile nello spazio è diventata la parte predominante di questo articolo. Comunque, è molto urgente cominciare a rimuovere gli ostacoli. E cosa c’è di meglio del periodo elettorale che sta cominciando in Italia, per introdurre questi argomenti? 

Il decrescitismo, malattia infantile (o senile?) dell’ecologismo

Per quanto riguarda i problemi ideologici, dico subito che vorrei almeno fare amicizia con gli ecologisti, almeno quel sottoinsieme che si ritiene prima di tutto umanista e non decrescitista. E sono convinto che siano tanti, che considerano l’ambiente e la natura terrestre prima di tutto un bene da rispettare e non sprecare, nell’interesse dell’umanità intera, e non di particolari etnie come nelle varie ideologie suprematiste, o di concetti astratti come la natura deificata. Se siamo d’accordo che il primo obiettivo è salvare la civiltà ed il suo sviluppo, allora possiamo discutere le priorità. Affossare la civiltà industriale non è una buona idea, visto che tutto quello che abbiamo lo dobbiamo ad essa, compresa la democrazia, i sistemi di istruzione di massa, i sistemi sanitari di massa, le libertà ed i diritti civili. La scelta della decrescita è una soluzione infantile ai problemi causati dalla civiltà industriale: se il nostro bambino si brucia col fuoco, la soluzione non è spegnere per sempre qualsiasi fuoco, bensì prendere misure per continuare a godere gli effetti benefici del fuoco, azzerando le possibilità che il piccolo si ustioni ulteriormente. Così bisogna ormai far tesoro di tutta la critica della civiltà industriale sviluppata dal movimento operaio ed altri movimenti nel secolo scorso, e sviluppare una civiltà industriale 2.0, più sicura, più inclusiva, basata su risorse virtualmente infinite, quelle del sistema solare. Una civiltà industriale che veda i costruttori (makers) riprendere il controllo dell’economia oggi in mano agli speculatori (traders). Sempre per quanto riguarda gli ecologisti umanisti, adesso la green economy — che stava loro molto a cuore — sembra essere consolidata, è quindi tempo di pensare alla prossima campagna, nella quale potremmo essere insieme! Per gli investitori: la bolla del commercio elettronico è già scoppiata, così altre bolle-meteora che hanno illuso i mercati per qualche anno, poi sono scoppiate, e non poteva essere diversamente, perché confinate entro i limiti del mondo chiuso. Adesso, scoppiate tutte le bolle possibili, ed esaurite molte illusioni, possiamo andare finalmente nello spazio?? È finalmente il nostro turno di dimostrare la validità dell’opzione spaziale?

Il lavoro da fare è enorme

Alcuni imprenditori coraggiosi, come Elon Musk, Jeff Bezos, ed altri, stanno diminuendo drasticamente il costo per kg del trasporto terra orbita. Ma questo potrebbe anche non essere sufficiente, per aprire la frontiera. C’è infatti chi lavora per tenerla ben chiusa alle attività umane. Delle nuove tecnologie potrebbero approfittare — e sarebbe un’altra bolla (perdita di tempo) che non possiamo più permetterci (ci avvisa tra gli altri Stephen Hawking) — esclusivamente il settore satellitare e quello robotico. Va da sé, ma non è un discorso meramente filosofico né del tutto ovvio, che senza espansione umana non ci sarebbe vera espansione. La “popolazione” dello spazio mediante macchine automatizzate non farebbe che accrescere la pressione sui terrestri, che si troverebbero ancora più condannati a restare soltanto terrestri, con un mare di ferraglia che gli orbita sulla testa, destinata a diventare ulteriori rottami, non governati e non governabili. Ancora più confinati in casa, ad assistere ad una specie di progresso fake, senza esserne davvero protagonisti, a guardare in tv l’esplorazione automatizzata di Marte senza andarci davvero, senza mai sapere se stiamo guardando la realtà o la finzione… Un global warming metafisico, dal quale potremmo evadere solo mettendo fuori la testa… fuori dal pozzo gravitazionale, fuori, nello spazio infinito, tra le stelle. L’espansione nello spazio deve rappresentare libertà per tutti. Ogni terrestre dovrà avere l’opportunità di potersi trasferire lassù, e quindi lassù ci devono essere le imprese, e le opportunità per tutti. Utopia? Sì, e no. Consideriamo che nel sistema solare ci sono risorse per lo sviluppo di una civiltà di trilioni di esseri umani. A noi oggi tocca la responsabilità di decidere se vogliamo incamminarci su quella strada oppure no. Fra qualche anno, se continuiamo a crescere di numero e di esigenze in un mondo chiuso, oppure se saremo implosi su noi stessi, a causa della nostrea incapacità di decidere, potrebbe essere troppo tardi.

Serve una grande collaborazione, ed un programma integrato

Dunque, dicevo, le tecnologie di accesso all’orbita a basso costo sono fondamentali, ma non sufficienti.

Per un vero cambio di paradigma, dall’esplorazione militare dello spazio al trasporto di passeggeri civili ed insediamento spaziale, serve risolvere due ordini di problemi: un problema scientifico, ed uno legislativo. Non è logico aspettarsi che nessuno di questi problemi sia risolto da imprenditori privati, per quanto idealisti e motivati essi possano essere.

Se vogliamo davvero portare civili a viaggiare nello spazio, e risiedere in infrastrutture spaziali, dobbiamo garantire adeguata protezione della vita e della salute, così come ci si aspetta da qualsiasi compagnia di trasporto aereo e struttura abitativa o villaggio alberghiero, anche a terra, in condizioni ambientali estreme.

I problemi fondamentali sono due: (1) la bassa gravità (come sulla Luna o su Marte) o gravità zero (su infrastrutture orbitali) (2) le radiazioni dure provenienti dal sole e dallo spazio profondo (esplosione di supernovae).

È chiaro che, già dopo qualche anno a bassa gravità, la nostra muscolatura e la stessa struttura ossea si modificherebbero ad un punto tale da non poter tornare sulla Terra se non su una sedia a rotelle, per non parlare delle nuove generazioni. E, se non protetti dalla radiazioni cosmiche, subiremmo mutazioni genetiche imprevedibili. Sopravviverebbe la vita umana? Può darsi, ma in ogni caso nessuno vorrebbe subire mutazioni fisiologiche così drastiche e veloci… Abitando sulla Luna, sotto la superficie, risolveremmo il problema delle radiazioni, ma non quello della bassa gravità. Occorre sempre pensare alla differenza tra la vita di un militare addestrato, che può anche adeguarsi ad un esercizio ginnico di qualche ora al giorno, e la vita quotidiana di gente normale, che presto si stuferebbe di dedicare tutti i giorni diverse ore alla ginnastica, e finirebbe per adeguarsi alle più comode e piacevoli condizioni di bassa gravità… Abitando su infrastrutture orbitali rotanti, potremmo avere il nostro G di gravità terrestre, ma la protezione dalle radiazioni diventa un problema di non facile soluzione. Si potrebbero scavare habitat all’interno di asteroidi catturati e portati in area cislunare. Comunque, anche pensando alle navi che dovranno portarci in area lunare, o su Marte, o nella cintura asteroidea, od ovunque, nel sistema solare, occorre trovare al più presto un adeguato sistema di protezione dalle radiazioni, per schermatura, per emissioni di radiazioni in controfase, o altri principi che, non essendo personalmente uno scienziato, non posso al momento immaginare.

Essendo questo un problema di carattere scientifico, occorre che le agenzie spaziali diano molta più priorità a questa ricerca.

Quanto presto ci serve tutto ciò? Il prima possibile. Anche se, in base all’esperienza condotta sulla ISS, possiamo ancora farne a meno per le prime infrastrutture orbitali, costruite all’interno delle fascie di Van Allen (fascia interna dai 1000 ai 6000 km di quota, fascia esterna dai 10.000 ai 60.000 km). Le fascie di Van Allen ci assicurano una certa protezione, opponendosi alle radiazioni cosmiche. Fuori dalle fascie di Van Allen la vita si fa’ più dura, tuttavia possiamo andarci, proteggendoci adeguatamente mediante tecnologie già disponibili, quali intercapedini piene d’acqua, oppure costruendo pareti sufficientemente spesse, con materiali studiati ad hoc, per il loro alto coefficiente di impermeabilità alle radiazioni.

È possibile pensare ad una politica italiana fortemente orientata verso l’alto, dopo tanto agitarsi a destra e sinistra? 

Si dovrebbero formulare degli obiettivi, stendere un piano coerente, che preveda la cooperazione tra l’industria privata, le agenzie spaziali e, perché no, anche altri istituti di ricerca. Prevedendo infrastrutture di dimensioni via via crescenti, si dovrebbero includere studi finalizzati a sistemi di sostentamento alla vita, produzione di ossigeno, mediante l’utilizzo di culture vegetali particolarmente adatte, produzione di cibo, trattamento dell’acqua, ecc… Il piano potrebbe prevedere prime milestone di costruzione di infrastrutture in orbita terrestre, poi a metà strada tra la Terra e la Luna (si veda anche il progetto ESA), poi in area cislunare.

Sul piano legislativo, occorre sviluppare un sistema di diritto civile spaziale, magari derivandolo dall’Outer Space Treaty (il cui 50mo anniversario ricorre quest’anno, in Ottobre), e dal diritto marittimo delle acque internazionali.

Nota: la parte di questo articolo che riguarda gli stakeholder dell’espansione spaziale è tratta da un documento firmato da A. Autino e Patrick Collins: “What the Growth of a Space Tourism Industry Could Contribute to Employment, Economic Growth, Environmental Protection, Education, Culture and World Peace”.

Si veda anche l’ultimo libro di A. Autino “Un mondo più grande è possibile!

Adriano V. Autino

 

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento