giovedì, 20 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Finestra politica. Dialogo fra “terza repubblica” e Avanti!
Pubblicato il 05-07-2017


desertificazione politicaQueste mie riflessioni e proposte fanno perno sull’editoriale di Enrico Cisnetto pubblicato sul n. 265 del 30 giugno 2017 “Terza Repubblica – quotidiano online di Società Aperta (www.terzarepubblica.it) di cui riassumo i caposaldi. La tesi di Cisnetto è già enunciata nel titolo: “c’è da rifare il centro-sinistra (quello DC-PSI, non l’Ulivo ma serve il collante di una forza centrale (stile PRI).”

Poiché Cisnetto, per dimostrare il fondamento di questa tesi,si avvale della argomentazione incentrata su una serie di premesse, lo seguirò riassumendo liberamente i punti di appoggio del suo sillogismo.

L’astensione al voto non è una forma di qualunquismo, ma è sterile, cioè improduttiva di incisive conseguenze politiche.

I “grillini”” sono a un passo dall’assunzione di responsabilità governative, con tutti i i rischi che ne derivano (vedi Roma e Torino). Che li vota non può cavarsela a buon mercato, allegando la sua volontà di punir la pochezza di chi ha oggi responsabilità di governo. Farebbe ancor peggio se contorniato dal “Duo Fasano” Salvini-Meloni: per tacere dei delettanti allo sbaraglio dei sindaci di Casaleggio\Grillo.

Per contro, Forza Italia può essere “preziosa” se componente di una maggioranza, e dunque di un governo di coalizione di centro-sinistra, erede legittimo del vecchio (e glorioso, aggiungo io) DC-PSI.

Il PD e Matteo Renzi sono politicamente in crisi ed è velleitario, oltre che fallace, chi propone la “ricostruzione del Grande Ulivo.

Sulla base di questi caposaldi, il direttore di Terza Repubblica indica come unica via d’uscita dal pantano politico in cui è immerso il Paese la “nascita di una forza di centro che faccia da collante come le forze laiche, PRI in primo luogo, fecero al nascere dell’Alleanza tra DC e PSI” .

Su questo “ragionamento politico”, come direbbe Ciriaco De Mita, vorrei che si aprisse una discussione sulle colonne dell’Avanti – ed anche in altre sedi – fra i superstiti dei partiti laici che a suo tempo “fecero da collante” nell’alleanza di governo fra DC e PSI.

Inizio, per parte mia, con qualche “punto fermo”..

E’ palese che non possono essere corifei del nuovo buongoverno i generali delle sconfitte della fallimentare Seconda Repubblica: Prodi in testa, con seguito di D’Alema, Bersani e neo-postcomunisti, neppure se “protetti” da Pisapia. Dunque, il PD, per ora guidato e controllato dal giovanotto di Rignano sull’Arno è l’architrave della costruzione politica delineata da Cisnetto. Come corollario segue subito questa domanda: quali sono le energie politiche e culturali capaci di fare da collante per rifare il centro-sinistra?

Spero che Cisnetto sia d’accordo quando dico che un ruolo significativo può essere svolto dagli eredi del PSI: non solo il partito, che è anche rappresentato in Parlamento, ma anche l’Associazione Socialismo di Gennaro Acquaviva, i circoli Pertini, Prampolini et similia che sono presenti quasi in ogni parte d’Italia, il think tank di Mondoperaio guidato da Luigi Covatta, l’Avanti di Mauro Del Bue, le Fondazioni socialiste e laiche ancora in vita: penso in primis alla Fondazione La Malfa. Non dimentico naturalmente Terza Repubblica. Senza dire che sono ancora in campo, non vecchi come me, eminenti personalità politiche del mondo laico-liberale, impegnati nella vita culturale e pubblica, ma assenti dall’agone politico. Faccio qualche esempio: Giorgio La Malfa, Claudio Martelli, gli stessi Covatta, Del Bue e Acquaviva che ho appena menzionato e molti altri “a riposo”, compreso Francesco Rutelli, che non sono insensibili al “grido di dolore “ di tanti italiani che inorridiscono di fronte alla prospettiva di un’Italia governata da Davide Casaleggio e Matteo Salvini ed anche dai rottami della seconda Repubblica. Aggiungo che “nella riserva della Repubblica” sono presenti in ogni parte d’Italia centinaia di condottieri che hanno guidato e portate alla vittoria nelle elezioni comunali le liste civiche. E’ velleitario sperare che Terza Repubblica, l’Avanti! e Mondoperaio organizzino insieme un Convegno promotore della “Terza Forza”?

Non mi nascondo che i due “poli” destinatari e beneficiari della collaborazione della Terza Forza sono assai meno virtuosi della DC e del PSI di Andreotti-Forlani e Craxi. E’ dunque lecito chiedersi, di fronte allo sfacelo del nostro sistema politico (Galli Della Loggia sul Corriere della Sera la definisce “desertificazione politica”) se la “Terza forza” può svolgere il ruolo di collante evocato da Cisnetto fra i due soggetti principali posseduti e frustrati dalle lotte intestine.

Rispondo al quesito così: la costruzione della Terza Forza laica, radicale, liberal-socialista e fortemente europeista sarà comunque preziosa per il futuro della democrazia italiana. I miei maestri di gioventù, i radicali di Mario Pannunzio, mi hanno insegnato che nei momenti bui della nostra vicenda nazionale sono le minoranze che hanno fatto la storia.

Fabio Fabbri
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Commenti all'articolo
  1. Come sempre Fabio ci porta a riflettere. E anche a condividere. Certo, in un nuovo centro-sinistra servirebbe anche un partito come il vecchio Psi. Non tanto per regolamentare il traffico, oggi sarebbe forse assai più complicato di un tempo. Ma per portarvi quella cultura di governo che solo un’area laica e liberalsocialista ha saputo mostrare assieme al popolarismo cattolico. Il dramma e che oggi il Pd sta assumendo il peggio di tutte le vecchie tradizioni: le divisioni, compresa la recente scissione, i personalismi, perfino fenomeni gravi di corruzione. E purtroppo gli manca ciò che avevano i vecchi partiti di centro-sinistra, in particolare Dc e Psi: una classe dirigente all’altezza. Magari fosse possibile creare un nuovo soggetto erede dell’area laico socialista. Si tratta del vero assente della seconda Repubblica. Speriamo nella terza, ha ragione Cisnetto.

  2. Cari compagni, vi leggo sempre con piacere.
    Vorrei partire da un presupposto irrinunciabile: per fare politica servono i voti. A volte mi sembra che si sia perso il bandolo della matassa, che si parli di massimi sistemi senza considerare che quello che in economia definiscono business is business, cioé la morale del business é il business, vale anche in politica. Noi abbiamo bisogno di voti. Ed i voti non si trovano solo sommando forze residue. Anche perché queste forze residue spesso restano indipendenti all’interno dei cartelli elettorali. Occorre in primis ricucire con i vecchi socialisti, ovunque siano stati. E mi pare che lo stiamo facendo. Occorre poi cercare i nostri simili, laici ed europeisti, come dice giustamente Fabbri. Ma poi occorre soprattutto trovare voti nuovi. Ed é qui che sorge il difficile. Bisogna adattarsi ai linguaggi nuovi, bisogna sostenere gente creativa che ha idee controcorrente, che si muove in maniera disorganica nella società, occorre gettarsi nella società e rendersi visibile. Occorre privilegiare chi ha idee e puo’ parlare a gente nuova. Dimenticare ideologizzati o membri di apparato, occorre rinnovarsi, o perire. All’estero siamo cresciuti del 100%, partivamo bassi in vero. Pero’ é quasi tutta gente nuova, professionisti, emigrati stanchi della mentalità del clientelismo e delle perdite di tempo italiane, stanchi di tutto cio’ che il paese vecchio oramai rappresenta. Ora queste risorse le abbiamo cercate a Londra a Berlino a Lussemburgo a Zurigo e coordinate e organizzate. Professionisti che non votavano magari e ancor meno si impeganavano politicamente. Quindi cerchiamo i socialisti, si, cerchiamo i laici, si facciamo una terza forza, ben venga, ma soprattutto cerchiamo gente nuova per lavorare ai nostri progetti di Partito. A volte mi pare invece che si abbia paura dei nuovi arrivi, perché i posti sono notoriamente pochi e se aumentassero i pretendenti la torta si restringerebbe ancora. No abbiamo paura, si cresce tutti!

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