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Opinioni e commenti
 

Fmi. Ricchezza in Italia, un balzo indietro di 20 anni
Pubblicato il 27-07-2017


FMI-eurozonaModerata ripresa economia. È ormai da tre anni che il fondo monetario internazionale dipinge questa previsione per il nostro Paese. Anche se, sottolinea l’Fmi, la ripresa è prevista continuare ci sono motivi di attenzione da non trascurare. Fra questi ”l’incertezza politica, possibili ostacoli al processo di riforma, fragilità finanziarie e una rivalutazione del rischio di credito durante la normalizzazione della politica monetaria”. Dopo il +0,9% del 2016, per quanto riguarda la cresciuta, il Fmi prevede un pil al +1,3% per il 2017 e all’1,0% nel 2018.

A colpire, nella analisi del Fondo, è quanto negli ultimi anni si sia erosa la capacità di spesa degli italiani. Gli italiani, secondo l’istituto americano, guadagnano in media meno di 20 anni fa, con i salari e la ricchezza della popolazione in età lavorativa scesi sotto i livelli del 1995, prima dell’ingresso nell’euro, sottolineando allo stesso tempo che i redditi pro-capite torneranno a livelli ai livelli pre-crisi solo fra un decennio. Conseguenza diretta di questo calo è che quota degli italiani a rischio povertà è aumentata al 29%, con un picco del 44% al Sud. Questo quadro non esaltante incide direttamente sugli italiani che hanno deciso e decideranno di cercare fortuna all’estero. Infatti secondo il Fondo l’emigrazione dall’Italia resta elevata.

Nelle analisi del Fondo si sottolinea che la crescita lenta e la crisi si sono fatte sentire soprattutto sui lavoratori e sui giovani, fra i quali il tasso di disoccupazione è molto alto, al 35%. Un invito implicito al Belpaese a migliorare la contrattazione salariale. “Allineando i salari alla produzione per lavoratore a livelli aziendale invece che a livello nazionale si tradurrebbe in un aumento del 4% del numero degli impiegati”. Un argomento inviso ai sindacati che vedono la contrattazione a livello aziendale come come fumo negli occhi in quando ridurrebbe molto la loro forza. Allo stesso tempo il Fondo prevede un calo del tasso di disoccupazione: all’11,4% nel 2017 e all’11,0% nel 2018.

Ad assere additato come freno alla crescita è l’enorme debito pubblico. Infatti per gli analisti del Fondo “nonostante i recenti progressi l’economia” italiana “resta vulnerabile” a shock negativi: l’elevato debito, che comunque si è “stabilizzato” lascia “l’Italia esposta a shock”. Di conseguenza per il Fondo è necessario un “credibile consolidamento di bilancio è centrale per ridurre il debito”. “La priorità dovrebbe essere data a misure pro-crescita”, incluse il taglio delle spese, un ampliamento della base imponibile e un taglio del cuneo. Per quanto riguarda il capitolo pensioni l’Fmi invita a ridurre nel medio termine la spesa così come dovrebbe essere migliorata l’efficienza della spesa sanitaria. In sintesi i suggerimenti sono: riforme strutturali, assicurare la stabilità del settore finanziario e indirizzare il debito su una traiettoria di calo.

Infine un plauso al Governo italiano per le “importanti riforme” avanzate, che “hanno avuto successo nel sostenere la crescita”. Un invito a continuare sulla strada intrapresa approfittando della “finestra favorevole” aperta dalla ripresa ciclica e dalla politica monetaria.

Comunque per l’Italia i progressi ci sono. “E vanno riconosciuti” come afferma Carlo Cottarelli, direttore esecutivo dell’Italia per il Fmi. I progressi compiuti dall’Italia su più fronti, dai conti pubblici alla riforma del sistema bancario, dovrebbero essere ”riconosciuti meglio” afferma Cottarelli. Il debito italiano, mette in evidenzaCottarelli, si è stabilizzato e il sistema finanziario di è mostrato resistente alla luce della severità della crisi.

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