mercoledì, 22 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Frontex: “Triton non si cambia”. Fiducia sullo Ius soli
Pubblicato il 11-07-2017


Minniti-immigrazioneIl Capo del Viminale, Marco Minniti, non si arrende, dopo il no europeo sui porti, ci prova ancora e chiede una modifica a Triton per regionalizzare la missione – tradotto: far sì che le navi della missione attracchino anche in altri porti europei – e alleggerire l’enorme pressione sulle coste del sud.
Ma anche questa volta arriva il secco no da Frontex, a margine del vertice a Varsavia dell’Agenzia europea con i rappresentanti degli altri Paesi europei e il governo italiano. “Il piano operativo di Triton dice che l’Italia è il Paese ospitante della missione”, ha ribadito alla Stampa la portavoce dell’agenzia Frontex, Ewa Moncure, “Se qualche altro Stato volesse aggiungersi, da un punto di vista teorico la possibilità ci sarebbe. Ma mi pare uno scenario molto complicato, anche perché le attività sono tutte guidate dalla Guardia Costiera Italiana, che decide come distribuire le imbarcazioni. Su tutte le navi e su tutti gli elicotteri che partecipano all’operazione, poi, sono sempre presenti ufficiali italiani. Triton non funziona in modo autonomo, ma è come se operasse per conto dei confini italiani”.
l’Agenzia ha quindi ricordato che il Piano 2017 è stato approvato da Roma e prevede che sia l’Italia, Paese ospitante, a dover accogliere nei propri porti i salvati. Stessa regola vale peraltro per le operazioni Poseidon (Grecia) e Indalo (Spagna). Difficile, dunque, scardinare l’impostazione di base del Piano. Giovanni Pinto (direttore della Polizia di frontiera) a Varsavia chiederà comunque di riorganizzare i servizi, ma non sarà facile convincere i 26 Stati coinvolti in Triton. Nè sembra praticabile la minaccia di uscire da una missione chiesta proprio dall’Italia, anche se quando è nata – novembre 2014 – i numeri degli sbarchi erano molto più contenuti degli attuali. Problematico anche far valere il principio che sia il Paese di bandiera della nave soccorritrice a dover poi accogliere. La delegazione del Viminale proporrà comunque di disporre in modo differente il dispositivo in mare, cui si deve il recupero dell’l1% degli 85mila migranti salvati nel 2017.
Durante questo clima teso sul fronte migranti, in Italia si discute di Ius soli con i Dem pronti a mettere la fiducia sul ddl. La linea del Pd sembra compatta e se servirà il governo non esiterà a mettere la fiducia per approvare la legge sullo ius soli. Così come riaffermato dal presidente del Partito democratico, Matteo Orfini. Tuttavia il Governo Gentiloni attende temendo di rischiare di franare a Palazzo Madama dove i verdiniani sembrano più influenzabili dalla linea del Cavaliere.
La relatrice della legge sullo Ius Soli, la senatrice Doris Lo Moro, raggiunta da Radio Popolare è preoccupata. “Ci sarebbero 20 giorni di tempo per portare la legge in aula con la fiducia prima della pausa estiva” dice l’esponente di Mdp secondo la quale le continue affermazioni di principio dei rappresentanti del Pd -ultima stamattina di Matteo Orfini- non devono lasciare tranquilli.
“Rinviare la discussione sullo Ius Soli a settembre significa farla naufragare” afferma Lo Moro a Radio Popolare. “Sono preoccupata e non tanto per la priorità ai decreti legge, dai vaccini al Sud alle banche perché è evidente che non si possa impedire il trattamento prioritario dei decreti. Sento però troppe affermazioni di principio da parte del gruppo dirigente del Pd, quasi ignorando che dipende da noi e soprattuto da loro approvare la legge”.
“Abbiamo oltre 20 giorni di lavoro parlamentare – continua la parlamentare – e basta un giorno per mettere la fiducia. Evidentemente si cercano mediazioni per tenere questo Governo in piedi”

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Commenti all'articolo
  1. E intanto sullo ius soli il premier Paolo Gentiloni prende tempo sulla decisione di mettere la fiducia, si legge sulla Gazzetta di Modena. Non perché la volontà del governo, sotto la spinta di Matteo Renzi, sia venuta a mancare sul provvedimento, assicurano dall’esecutivo, ma perché il clima in questi giorni è troppo teso con il governo già sotto pressione per il braccio di ferro in Europa sui migranti. Per questo il ministro Ap Enrico Costa insiste su “un essenziale momento di riflessione” e i numeri al Senato sono considerati troppo risicati, ma la speranza dei dem è che tra un paio si settimane le acque si calmino e si riesca ad approvare il testo prima della pausa estiva. Nel frattempo sembra che la Lega abbia fatto girare la voce che chi voterà lo ius soli non avrà possibilità di essere candidato nel centrodestra e questa prospettiva terrorizza esponenti di un partito che non ha ancora deciso con chi allearsi alle prossime elezioni.

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