domenica, 24 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il passato che non serve
Pubblicato il 07-07-2017


Qualche cosa non va. In Europa nessuno si meraviglia che i paesi del nord accettano i rifiuti di alcune regioni italiane poco virtuose. Li pigliano tal quali senza altro dire, tranne il pagamento del servizio. Invece se si tratta di persone, no, nessuno li vuole. Siamo nella strana condizione per cui il “rifiuto” lo scarto del vivere è “accettabile”, la richiesta di “umana speranza” non è neanche possibile. Esiste l’idea di uno “scarto” umano che fa regredire. Gli austriaci, ad un certo punto, hanno annunciato l’invio di blindati al confine con l’Italia, non contro blindati stranieri ma contro uomini inermi, contro ragazzi. Poi sono tornati sui loro passi, ma la gravità è averlo pensato.

La paura genera un problema che monta su se stesso e fa fragile l’idea stessa di Europa. A Parigi Macron, visto da una certa sinistra italiana che si dice riformista ma odia il riformismo, riapre la reggia di Versailles, torna ai borboni. Confini chiusi, riscoperta di simboli vecchi e i rifiuti accettabili ma gli uomini no. Cosa accade? Accade che c’è qualcosa che non va pezzi di convivenza saltati, i porti italiani sono “aperti” gli altri no, vanno tenuti puliti. Versailles deve restare immacolata, grande, ma grande di una monarchia assoluta che non ci può più essere, Macron non era un opzione “riformista”. In Austria si chiudono in una “felicità” danubiana che fa il paio con i muri ungheresi. Cerchiamo di fermare il tempo, siamo al regresso. Noi socialisti siamo internazionalisti, ci stanno strette anche le regioni, ma ci stanno strette le strettoie della paura, e l’ipocrisia di far finta. Sugli immigrati si giocano due partite: una apparente, buoni cattivi ad uso di una opinione pubblica che “si fa cattiva”; l’altra è l’idea di una “salvezza” egoistica nella riproposizione del passato, il giglio di Francia e la dolcezza del Danubio, due anacronismi.

La soluzione? Nell’immediato la condivisione dei flussi in una Europa ” gia piccola” se unità (la sola Francia, seppur gigliata, e la sola Austria seppur blindata, sono niente nel mondo), nel medio lungo periodo con la “redistribuzione delle ricchezze tra nord e sud del mondo”. Quest’ultima idea strategica dei socialisti dagli anni ’80 del secolo scorso. L’alternativa? La paura che ripresenta antichi mostri.

Sonia Gradilone
Responsabile nazionale immigrazione Psi

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Commenti all'articolo
  1. E’ l’operazione di sgombero di migranti numero 34 in appena due anni a Parigi. La Police Nationale ha evacuato ieri quasi 3.000 persone da un accampamento di Porte de la Chapelle, nel nord della Ville Lumière. Gli esiliati senza fissa dimora, 2.771, sono stati trasferiti in centri temporanei d’accoglienza. Per l’operazione, durata tre ore, sono stati mobilitati 350 agenti. Negli ultimi mesi gli abitanti della zona avevano visto gli accampamenti ingrossarsi a dismisura, con conseguenti rischi igienici e sanitari. Giunta sul posto, la sindaca Anne Hidalgo ha lanciato una nuova richiesta di aiuto al governo. Bisogna “ripensare l’accoglienza e l’integrazione dei rifugiati in modo duraturo”, ha affermato appellandosi allo Stato per una “ripartizione organizzata dei migranti sul territorio” nazionale e chiedendo la creazione di un “fondo d’accoglienza d’urgenza” finanziato dallo Stato per 10 milioni di euro annuali e la riduzione a sei mesi (oggi sono nove) affinché un richiedente asilo possa lavorare.
    (Fonte Gazzetta di Modena)

  2. “Mi farò esplodere” e “taglierò la testa ai bambini”. Erano le minacce ricorrenti di un algerino di 48 anni, Larbi Rouabhia, accusato di discriminazioni razziali e apologia del terrorismo dopo indagini della Digos di Catania, che è stato espulso dall’Italia. Era da poco ospite del Cie di Caltanissetta ed è stato rimpatriato ad Algeri con un volo da Roma. Aveva più volte manifestato la sua avversione alle culture e ai sistemi occidentali, vantandosi di “aver sgozzato numerosi uomini in Algeria”. Avrebbe inneggiato ad Allah e allo Stato islamico, minacciato di compiere “stragi” nel nostro Paese. L’algerino era un richiedente asilo politico finito sotto l’osservazione della questura di Catania per i comportamenti violenti e per discriminazione razziale durante la sua permanenza in una struttura del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) di Licodia Eubea e indagato anche per apologia di delitti di terrorismo. Era entrato per due volte in Italia da Cagliari, nel 2007 e nel 2006, dove era stato rinviato in Italia in applicazione della convenzione di Dublino. Dall’ottobre 2016, nello Sprar del Catanese, ha cominciato ad avere atteggiamenti verbalmente aggressivi. I suoi obiettivi principali erano le donne, straniere od operatrici italiane, insultate più volte come “prostitute” perché non avevano comportamenti conformi ai dettami dell’Islam.
    (Fonte Gazzetta di Modena)

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