giovedì, 20 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Immigrazione, serve
una legge europea
Pubblicato il 11-07-2017


Lampedusa-sbarchi-immigrati“Non ci possiamo rassegnare all’idea dell’accoglienza dei migranti in un Paese solo. Dopo di che, che la cosa si potesse superare a Tallinn mi sembrava improbabile”. Così ha commentato il Premier Paolo Gentiloni a margine del G20 di Amburgo, rispondendo alle domande dei cronisti sul ‘no’ degli altri Paesi UE (ribadito appunto all’ ultimo vertice di Tallinn) all’ uso di porti europei per gli sbarchi dei migranti.

“Accogliamo positivamente la retromarcia dell’ Austria sullo schieramento del suo esercito, “antiimmigrazione”, al confine con l’Italia”, commenta Foad Aodi, Fondatore del Movimento Internazionale Uniti per Unire, presidente di AMSI, Associazione Medici d’origine Straniera in Italia, nonché “Focal Point” per l’integrazione in Italia per l’ Alleanza delle Civiltà (UNAoC), organismo ONU. “Ma, concordando in questo col Premier Gentiloni, vogliamo ricordare che l’Italia, da anni, sul terreno immigrazione sta facendo uno sforzo eccezionale; e sappiamo che questo problema non può essere affrontato efficacemente senza una vera politica sovranazionale della UE. Ci vuole un’apposita legge europea sull’immigrazione: che fissi criteri precisi per passare dal caos attuale a una politica d’immigrazione programmata, e concordata coi Paesi “di partenza” mediante una serie d’accordi bilaterali internazionali ( si tratterebbe, aggiungiamo, anche di riprendere in sostanza, pur in un quadro generale molto mutato da allora, i lati migliori della “Legge Martelli” di fine anni ’80, N.d.R.) . Come proponiamo ormai dal 2000, coi nostri progetti “Buona Immigrazione” e “Buona Sanità”.

Al tempo stesso, diciamo no alle strumentalizzazioni politiche del problema immigrazione, fatte da partiti come da Governi. L’immigrazione, insomma, va affrontata sempre con due marce: quella dell’integrazione e quella della sicurezza collettiva. E tra partenze, arrivi e discussioni sullo “Ius Soli”, noi preferiamo che la diplomazia mondiale possa creare progetti per lo sviluppo, per l’occupazione e per risolvere tutti i conflitti in atto ( è di ieri la notizia che le forze irachene, sostenute dai raid aerei sotto comando americano, hanno finalmente liberato Mosul; mentre nel sudovest della Siria è scattata la tregua concordata, ai margini del G-20 di Amburgo, tra Putin e Trump, N.d.R.): così da impedire fughe di massa e fuga dei cervelli, che sono costretti a lasciare i loro Paesi”, conclude Aodi. Invitando tutti gli intellettuali, professionisti, lavoratori (italiani e d’origine straniera ), comunità, associazioni, sindacati ad impegnarsi di più in politica: “E a rafforzare la voce del nostro movimento internazionale, per il dialogo interculturale e interreligioso, “Uniti per Unire”; anche nell’ambito politico e sociale, ed è ora che noi #SCENDIAMOINCAMPO”.

Proprio nell’ottica di promuovere una buona e concreta cooperazione economica, a favore anche del dialogo interculturale e interreligioso, s’è svolta ultimamente, infatti, presso la sede dell’ Istituto Italiano di Cultura alla nostra Ambasciata di Tunisi, una tavola rotonda sulla crisi del dialogo intermediterraneo, in particolare tra i Paesi della sponda nord e quelli della sponda sud. Il convegno è stato organizzato dall’Associazione OMeGA di Roma nell’ambito del progetto (patrocinato da AMSI, Unione Medica Euromediterranea-UMEM, Comunità del mondo Arabo in italia- Co-mai, movimento Uniti per Unire, Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa #CRISTIANINMOSCHEA ) “Rotte Mediterranee”: partito da Cagliari il 2 luglio, e vòlto a rivitalizzare le antiche rotte del Mediterraneo (prima fra tutte, la Rotta del Corallo, percorsa da pescatori e mercanti di corallo tra Italia del sud e Tunisia), come direttrici di dialogo e cooperazione. In apertura, il presidente di OMeGA, ammiraglio Enrico La Rosa, ha sottolineato l’importanza di riattivare il dialogo intermediterraneo anche per restituire questo mare ai popoli che lo abitano, limitando l’influenza delle grandi potenze. Qualificati relatori italiani e tunisini- come Germano Dottori (LUISS), storico e analista geopolitico, e Mohammed Fantar (Università di Tunisi), scrittore e incaricato del Governo per il dialogo interculturale e interreligioso- si son soffermati, tra l’altro, sulla necessità d’una politica culturale che punti anzitutto a render di nuovo consapevoli le popolazioni mediterranee della propria storia, fatta (dall’Impero romano alla dominazione musulmana) di grandi momenti d’unità culturale, linguistica, amministrativa.

Fabrizio Federici

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