venerdì, 18 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Iran, 239 esecuzioni
nei primi sei mesi del 2017
Pubblicato il 13-07-2017


IRAN+HUMAN+RIGHTSBen 239 esecuzioni in Iran nei primi sei mesi del 2017, un numero che in prospettiva non sembra molto lontano dalle 530 esecuzioni complessivamente registrate lo scorso anno. Dati impressionanti anche se ben inferiori alle circa 1000 persone messe a morte appena due anni fa. E’ quanto emerge da un rapporto pubblicato qualche giorno fa dall’organizzazione Iran Human Rights.

Tre aspetti colpiscono dell’analisi presentata dall’ong locale. Innanzitutto, la presenza di minorenni all’epoca del reato tra i ‘giustiziati’: tre già quest’anno e per uno di loro l’esecuzione è avvenuta per un reato di omicidio commesso 30 anni fa, quando era appena sedicenne.

Poi, vi è la sensibile differenza tra i dati ufficiali e quelli non ufficiali. Delle 239 esecuzioni registrate da Iran Human Rights, appena 45 sono state rese note dalle autorità iraniane. La gran parte, invece, ben 149, provengono da fonti non governative.

Infine, l’enorme incidenza dei reati legati all’uso e al traffico di droga nelle sentenze capitali. Il 54% delle esecuzioni del primo semestre di quest’anno (quindi, 129 su 239 persone messe a morte) sono condanne per reati di droga. E almeno cinquemila prigionieri accusati di tali reati sarebbero in attesa di ulteriori indagini. Un dato che evidentemente non è passato inosservato neppure ai membri del parlamento iraniano che hanno chiesto alla magistratura di bloccare le esecuzioni legate alla droga. Ma, almeno per il momento, la richiesta non avrebbe sortito reali effetti.

Massimo Persotti

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Commenti all'articolo
  1. L’accordo per il cessate il fuoco in Siria non piace a Israele, come ha dichiarato esplicitamente il Primo ministro Netanyahu al collega francese Macron nella sua recente visita a Parigi. Non piace perché lascia troppo spazio all’Iran, che, come racconta il Corriere, ha da tempo aumentato il suo potere in Medio Oriente, riuscendo a influenzare e gestire il conflitto in Iraq e poi proprio in Siria. Un corridoio di potere, con la collaborazione di Hezbollah, che arriva fino ai confini d’Israele, nazione che Teheran minaccia continuamente di voler distruggere. Nei mesi che hanno preceduto l’accordo in Siria, spiega Giordano Stabile su La Stampa, Israele ha tenuto diversi meeting con gli alti funzionari americani coinvolti, compreso Brett McGurk, inviato speciale antiIsis della Casa Bianca. “Gli israeliani hanno chiesto che Iran, Hezbollah e altre milizie sciite venissero ‘tenute fuori dalle zone di de-escalation vicino ai confini di Israele e Giordania’”. Gerusalemme aveva inizialmente ricevuto garanzie dall’amministrazione Trump che però non ha visto rispettate mentre i russi, altra parte protagonista dell’intesa, insistono che saranno loro a gestire la situazione.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

  2. Chissà perché la pena di morte fa quasi sempre scalpore solo se “non democratica”. Quella molto democratica in vigore in alcuni stati degli Usa sembra muovere poche coscienze. Un po’ come con gli orrori di Guantanamo, la vergogna indelebile di Abu Ghraib, le torture della Cia…
    Come si dice dalle mie parti: addo’ ved’ e addo’ cec’ …

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