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Opinioni e commenti
 

Istat: gli italiani spendono di più
Pubblicato il 06-07-2017


carrelloSecondo quanto ha diffuso l’Istat, nel 2016, la spesa media mensile delle famiglie italiane è continuata a crescere. Nonostante ciò, la spesa media mensile familiare rimane al di sotto dei 2.639,89 euro del 2011. Infatti, nel 2016, il dato in valori correnti è stimato ad euro 2.524,38 che risulta in aumento dell’uno per cento rispetto al 2015 e del 2,2% in confronto al 2013, anno in cui si è raggiunto il minimo per la spesa delle famiglie ma che è stato anche l’ultimo anno di decrescita.

Per l’Istituto Nazionale di statistica “si è consolidato ad un ritmo moderato la fase di ripresa dei consumi delle famiglie avviatasi nel 2014, in un quadro macroeconomico caratterizzato dal quarto anno consecutivo di aumento del loro reddito disponibile, da un lieve incremento della propensione al risparmio e dal consolidamento della ripresa del PIL”.

Un quadro analogo si registra anche per la spesa in termini reali: la variazione dei prezzi al consumo è infatti risultata prossima allo zero sia nel 2016 (-0,1%), sia nel 2015 (+0,1%) e nel 2014 (+0,2%).

Valori che dimostrano come negli ultimi anni non c’è stata inflazione ma nemmeno deflazione.

Al netto del costo (stimato mediante i cosiddetti affitti figurativi) che le famiglie dovrebbero sostenere per prendere in affitto un’unità abitativa con caratteristiche identiche a quella in cui vivono e di cui sono proprietarie, usufruttuarie o che hanno in uso gratuito, la spesa media familiare è pari a 1.935,09 euro, in aumento dell’1,3% rispetto al 2015.

Sembrerebbero cambiate anche le abitudini alimentari degli italiani che consumerebbero in meno per la carne e in più per i prodotti ittici, la frutta ed i vegetali.

Il livello medio della spesa alimentare è pari a 447,96 euro mensili (era 441,50 euro nel 2015). Quella per carni, pur restando la componente alimentare più importante, torna a diminuire, attestandosi a 93,53 euro mensili (da 98,25 nel 2015). Le spese per frutta e vegetali aumentano entrambe del 3,1% rispetto al 2015, salendo rispettivamente a 41,71 euro e a 60,62 euro mensili. Pesci e prodotti ittici sono la voce con il maggiore aumento (+9,5%, fino a 39,83 euro mensili). I consumi alimentari sembrano quindi confermare una crescente attenzione a una più corretta alimentazione.

La spesa per beni e servizi non alimentari (2.076,41 euro al mese) cresce dello 0,9%. Tornano ai livelli pre-crisi le spese per servizi ricettivi e di ristorazione (+4,8%, da 122,39 a 128,25 euro) e salgono per il terzo anno consecutivo quelle per beni e servizi ricreativi, spettacoli e cultura (+2,9%, fino a 130,06 euro).

Pur permanendo ampie differenze strutturali sul territorio, legate ai livelli di reddito, ai prezzi e ai comportamenti di spesa , il gap tra i più elevati valori del Nord-ovest (2.839,10 euro) e quelli più bassi delle Isole (1.942,28 euro) si riduce, passando da quasi 945 a circa 897 euro nel 2016.

Si amplia nel 2016 il divario tra le città metropolitane e i comuni periferici delle aree metropolitane e quelli sopra i 50mila abitanti (circa 376 euro in media al mese da poco meno di 100 euro del 2015) e tra città metropolitane e altri comuni fino a 50mila abitanti (poco più di 491 euro da meno di 200 del 2015). La causa principale di questa dinamica è nella marcata crescita della spesa media mensile per beni e servizi non alimentari delle famiglie residenti nelle città metropolitane.

Anche nel 2016 si conferma che le famiglie di soli stranieri spendono in media ogni mese circa 1.000 euro in meno rispetto alle famiglie di soli italiani (1.582,94 contro 2.590,59). Il 49,8% della spesa delle famiglie di soli stranieri (era il 54,1% nel 2015) è destinata a prodotti alimentari e bevande analcoliche e ad abitazione, acqua, elettricità, gas e combustibili (al netto degli affitti figurativi); questa quota rimane stabile al 29,2% per le famiglie di soli italiani.

La spesa media mensile, si legge ancora nel rapporto, aumenta al variare del titolo di studio della persona di riferimento: ammonta a 3.550,31 euro quando questa è laureata o con titolo di studio superiore alla laurea, oltre il doppio di quella delle famiglie la cui persona di riferimento ha la licenza elementare o nessun titolo di studio (1.725,35 euro).

Tra le famiglie di occupati dipendenti, conclude l’Istat, la spesa media mensile è pari a 2.231,18 euro se la persona di riferimento è operaio e assimilato mentre sale a 3.164,45 euro se è dirigente, quadro o impiegato. Tra gli occupati indipendenti, la spesa media è di 3.586,18 per imprenditori e liberi professionisti e di 2.805,12 euro per gli altri lavoratori indipendenti.

Per potere “sbarcare il lunario”, dunque, il reddito medio per ogni famiglia italiana non dovrebbe essere inferiore a circa 2.600 euro mensili. Un livello di sussistenza che non consentirebbe di creare risparmio. Per una efficace valutazione del quadro economico delle famiglie sarebbe indispensabile il raffronto con la capacità reddituale delle famiglie degli italiani e della distribuzione per fasce sociali. L’indicatore dell’Istat del 2016 ha dimostrato la evidente lentezza nella risalita, ma anche che i disagi sociali delle famiglie non sono stati ancora superati, ma si sono soltanto attenuati.

Salvatore Rondello

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