mercoledì, 26 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

L’1,2% degli italiani possiede il 21% della ricchezza
Pubblicato il 11-07-2017


divario-ricchi-poveriLa Boston Consulting ha realizzato una ricerca sulla ricchezza delle famiglie. Dai risultati di questa ricerca diffusa oggi emerge il seguente quadro: in Italia ci sono 307mila famiglie milionarie, pari all’1,2% del totale, che possiedono il 20,9% della ricchezza finanziaria italiana (azioni, obbligazioni, depositi e strumenti di liquidità). Nel 2021, si prevede che saranno 433mila, l’1,6% del totale con uno stock pari al 23,9 per cento della ricchezza. A livello globale il numero di famiglie milionarie è cresciuto in un anno del 7%, arrivando a quota di circa 18 milioni. Si tratta dell’1% delle famiglie, che detengono il 45% della ricchezza.

Nei prossimi anni si potrebbe assistere a una ulteriore concentrazione della ricchezza finanziaria. Tra le famiglie milionarie il 12% detiene patrimoni superiori al milione di dollari e nel 2021 la percentuale salirà al 16%. La maggiore crescita riguarderà le famiglie con una ricchezza tra 1 e 20 milioni di dollari (incremento del 6,1% medio l’anno) seguita dai super ricchi (patrimoni oltre i 100 milioni (con un tasso di aumento del 4,6% l’anno.

La ricchezza finanziaria privata continua a correre in tutto il mondo: a livello globale la corsa di Wall Street e degli altri principali mercati finanziari ha portato il valore totale di azioni, obbligazioni e depositi bancari alla cifra di 166.500 miliardi di dollari. Rispetto al 2015 si tratta di un incremento del 5,3%, superiore al +4,4% registrato l’anno precedente. Nel 2021 si dovrebbe toccare la quota di 223.100 miliardi di dollari, con una crescita media annua del 6%, derivante in parti uguali dalla creazione di nuova ricchezza e dalla valorizzazione degli asset esistenti. Questa è l’analisi messa in luce dal report “Global Wealth 2017: Transforming the Client Experience” fatto dal “The Boston Consulting Group (BCG)” nella 17esima edizione.

Le famiglie italiane milionarie in termini di azioni, obbligazioni, depositi sono quindi destinate a crescere ed è un fenomeno che si registra a tutte le latitudini.

L’aumento della ricchezza privata è generalizzato in termini geografici. Ancora una volta è stata l’area dell’Asia-Pacifico a segnare lo sviluppo più rapido: l’incremento è stato del 9,5%, inferiore a quello a due cifre degli anni passati (la media 2011-2015 era stata del 12%) ma tale da prospettare a breve uno storico sorpasso ai danni dell’Europa occidentale come secondo mercato più ricco.

L’area con Stati Uniti, Canada e Messico ha segnato un incremento robusto, +4,5%, superiore a quello dell’Europa occidentale, pari al +3,2 per cento. Per queste due regioni, così come per America Latina e Medio Oriente e Africa, l’andamento nel 2016 è stato migliore rispetto all’anno precedente.

Sarebbero questi gli effetti della globalizzazione in cui si è affermato il “neo-liberismo” di Friedman e della scuola di Chicago.

Rispetto alla media dei dati globalizzati, in Italia la ricchezza sembrerebbe ancora meglio distribuita. Ma subisce la tendenza generalizzata della sua concentrazione nelle mani di pochi, mentre per la maggior parte della popolazione cresce la povertà.

Dai Paesi in cui la povertà si trova a livelli inferiori alla sussistenza, hanno origine i flussi migratori che stanno assumendo dimensioni bibliche. Se i ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri diventano sempre più poveri. Il Prof. Paolo Sylos Labini, prima di morire soleva dire: “Così com’è non può andare”. Non si vede ancora una inversione di tendenza per una più equa distribuzione della ricchezza mondiale. Nel frattempo i disagi ed il malcontento dei poveri crescono sempre di più.

Salvatore Rondello

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