lunedì, 17 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

La mia umana idea di riformismo
Pubblicato il 24-07-2017


Inizierò intorno alla idea di riformismo. Che strano termine a pensarci bene vuol dire: “formare di nuovo”, cambiare  forma in un’altra senza negare la prima. Il cambiare forma non può’ prescindere dalla forma che c’è né dalla forma che sarà.

Il riformista non cambia per cambiare ma muta per dare alle cose un’altra forma, la forma di una idea.  Il riformista non è veloce, perché la velocità è il pregio degli stolti che vanno rapidi contro un muro.  Il riformista non è un corridore, per citare Buffalo Bill di De Gregori, è come un bisonte può scartare di lato. Il riformista non conserva le forme ma le conosce e disegna forme ardite ma non comunque siano.

E’ riformista la Torre Eiffel che fa di ferro e bulloni il dito dell’uomo che indica Dio, non è riformista un palo della luce. Il riformista è tale se ha idea della forma nuova, noi siamo riformisti perché la forma nuova è quella dove tra gli ultimi e i primi ci sia giustizia del talento e non prevaricazione della posizione. Noi pensiamo che ogni mutamento che nega la giustizia e sacrifica la libertà non è riformista ma “conservatore”, conserva l’ingiustizia che c’è.

Noi non vogliamo nulla di quel che c’è, sappiamo quello che deve essere “un mondo dove le carti eguali siano per tutti poi ciascuno le gioca per il suo talento”, e nessuno, giudice o prete che sia, ha piu’ carte degli altri. Il riformismo è essere piu’ protagonisti e meno spettatori, la cosa pubblica non è teatro con pubblico pagante, ma vita con cittadini vigili e rappresentanti con la schiena dritta alla Repubblica, al Re o all’idiota che sente l’esclusiva che la Provvidenza manda generosa. Il riformista si alza davanti al baro ma non per barare, ma per giustizia. Noi, noi riformisti, abbiamo capo ciascuno per conto proprio e non capi altri da noi. Noi, non vi portiamo la dolcezza delle ragioni ma la consapevolezza che veniamo dal torto degli ultimi. Se una vecchia dice ad una bimba che è senza futuro, noi siamo con la bimba perché lei è domani e il riformismo è domani.

Il resto? E’ velocità? Ma la politica non è un treno. E’ cambiare? Ma anche il treno “scarta” il binario ma non esce da lui. La politica è umana, per questo il riformismo lo è, e l’umanità puzza. Ecco, noi siamo quella puzza.

Sonia Gradilone

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Commenti all'articolo
  1. Questo articolo di gradevole lettura sfiora la poesia, e profuma anche di utopia (il che fa rima, e resta sempre in tema di odori).

    Ma se un poco di utopia non guasta – anche perché il suo effluvio può attenuare la “puzza” che emana dalla umanità, per usare le parole che chiudono queste righe – occorre comunque restare sempre coi piedi per terra, posto che il riformismo ha quasi sempre fatto coppia col realismo e pragmatismo, per non vanificare i suoi effetti.

    Personalmente non opporrei i conservatori ai riformisti, dal momento che ritengo utile, se non indispensabile, mantenere e salvaguardare determinati valori e punti fermi, e lo dico pensando a quell’epoca che li ha messi sistematicamente in discussione, se non smantellati, producendo un vuoto che a distanza di cinquant’anni o quasi pare rimasto tale.

    Paolo B. 24.07.2017

  2. Bell’articolo, Sonia.
    Nel riformismo, però, essendo uno strumento per l’umanità, ci va messa anche un po’ di cattiveria, anche perché da troppo tempo quando si sente parlare di riforme, sono tutte a favore della controriforma sociale.
    Per i suoi tempi, anche Spartaco era “riformista”.

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