martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La missione della sinistra
Pubblicato il 14-07-2017


Dopo la pubblicazione dei dati ISTAT sulla povertà in Italia e sulla maggiore incidenza della stessa tra la popolazione giovane, e avendo presenti i tanti elaborati di organizzazioni e studiosi che da anni denunciano l’enormità del fenomeno di concentrazione della ricchezza sviluppatosi dalla caduta del muro di Berlino in tutto il mondo, ma anche in Europa e in Italia, è difficile per la sinistra ignorare il tema della redistribuzione della ricchezza.

Oggi, in Italia, poche centinaia di migliaia di italiani, pari al 1% della popolazione, controlla un quarto della ricchezza nazionale, della quale ricchezza il 70% è in mano a un quinto della popolazione.
Il risultato è che la stragrande maggioranza degli italiani, l’80% della popolazione, gode complessivamente di meno di un terzo della ricchezza nazionale.
Sono proporzioni che sgomentano, prima di tutto per l’insopportabile mancanza di equità sociale che descrivono, e poi perché condannano il Paese a una crescita stentata per depressione del consumo, condizione che viviamo stabilmente da vent’anni.

Quale dovrebbe essere il grande compito della sinistra italiana ed europea oggi, se non affrontare risolutamente questa tematica, ingaggiando una battaglia politica e sociale contro tutti i meccanismi di drenaggio e concentrazione della ricchezza?

Una battaglia da affrontare laicamente e senza pregiudizi ideologici, soprattutto senza commettere l’errore storico di ritenere che l’unico strumento a disposizione sia quello fiscale.

Oggi il drenaggio di ricchezza dalle tasche dei cittadini ha dimensioni e dinamiche tali da non poter essere riequilibrato con la fiscalità, nei confronti della quale i grandi patrimoni hanno efficacissimi strumenti di elusione.
Questo non significa rinunciare a sottoporre a giusta tassazione quei patrimoni, ma occorre rendersi conto che, su quel terreno, il risultato è assai difficile da raggiungere in tempi accettabili per l’urgenza del problema dell’impoverimento, e, comunque, lo è solo a condizione di saper attivare strategie globali.
Intanto, però, quel 80% della popolazione che vive col 30% della ricchezza e che contribuisce in larghissima parte al gettito tributario, è quotidianamente gabellata da “tasse private” che la soffocano, togliendole capacità di spesa anche per gli stessi bisogni primari.

Occorre, allora, un cambio di mentalità che riporti la sinistra a svolgere il compito di motore del riequilibrio sociale, elaborando strategie che, partendo dall’analisi delle dinamiche di spesa delle famiglie, individui i segmenti della stessa in cui maggiormente si concentra l’azione di drenaggio della ricchezza (e la casa, sia detto fin d’ora, si presenta come la principale occasione di “tassazione privata” a carico dei ceti popolari).
Occorre portare la mano pubblica ad agire nel mercato come player del mercato, per riequilibrare le dinamiche di impoverimento in atto.

E riallocare le risorse patrimoniali degli enti territoriali, smobilizzando investimenti storici che hanno completamente perso la loro originaria ragion d’essere (le multiutility, le centrali del latte, le farmacie) e investando in strutture capaci di soddisfare bisogni primari dei cittadini a costi largamente inferiori a quelli oggi praticati dal mercato, condizionandolo.
È qualcosa che si può fare in poco tempo, partendo dai comuni, e realizzando un’opera di giustizia sociale per due vie: direttamente, col miglioramento della condizione di vita che deriva dall’aumento del potere d’acquisto delle famiglie, e indirettamente grazie ai riflessi che un’aumentata capacità di spesa dispiega sul consumo e agli effetti che produce sull’occupazione.

Quanto alle tasse, la missione della sinistra deve essere quella di ridurle, non di aumentarle.
Su questa battaglia i socialisti devono ingaggiarsi, portando tutte le forze di sinistra a confrontarvisi. A partire dalla Lombardia.

Lorenzo Cinquepalmi
Segretario regionale del PSI Lombardia
Responsabile nazionale Diritti Civili del PSI

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Commenti all'articolo
  1. L’obiettivo di ridurre le tasse – anzi la “missione” come leggiamo alla fine di questo articolo – è di certo encomiabile e ampiamente condivisibile, ma occorre poi vedere l’interpretazione che ne diamo, perché mi sembra essere un po’ questo il nocciolo del problema.

    Quando infatti si vuole portare “tutte le forze di sinistra a confrontarvisi”, sappiamo già che all’interno di detto versante politico vi è da sempre una corrente di pensiero favorevole ad un inasprimento della tassazione sui redditi più elevati, o anche medio-alti, così da ottenere le risorse per ridurre la fiscalità alle classi meno abbienti, secondo il principio della “redistribuzione della ricchezza” che vediamo citato anche in queste righe.

    Per converso, vi è una linea di pensiero, che potremmo definire di stampo più liberistico, che punterebbe invece ad una defiscalizzazione generalizzata, attraverso la cosiddetta aliquota unica, ritenendo che sia questo il meccanismo giusto per immettere nel sistema fiducia e dinamismo, e dunque risollevare l’economia e rilanciare l’occupazione.

    Io credo che in questo come in altri campi ci si trovi ormai, e sempre di più, a dover optare fra posizioni diverse, e semmai abbastanza lontane tra loro, una scelta che può affidarsi maggiormente alla ideologia o lasciarsi invece guidare dal pragmatismo, e mi sembra che questa “regola” valga oggi anche per i liberal-socialisti (o quantomeno per chi si definisce tale).

    Paolo B. 16.07.2017

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