sabato, 19 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

La palude nazionale  
e l'”altra Italia”
Pubblicato il 17-07-2017


La politica italiana sta assumendo sempre più i tratti della “palude” teorizzata dal politologo transalpino Maurice Duverger a proposito della crisi della IV Repubblica francese, humus ideale di forze politiche che hanno smarrito il senso della propria missione, quello di rappresentare i cittadini.

E così, nello stallo politico nazionale, dopo l’esito disastroso per Renzi del referendum/plebiscito sulla “deforma” costituzionale, il dibattito si è avvitato sulla legge elettorale. Come dire con Ennio Flaiano che “la situazione politica è grave ma non è seria”, in un paese in cui i giovani laureati del suo Mezzogiorno sono costretti ad andare all’estero, la disoccupazione cresce, l’economia è in piena stagnazione e in cui si consentono scandali come quelli dei compensi milionari della Rai ai protagonisti dei talk shows, nel mentre con la (contro)riforma Fornero-Monti è stato destrutturato il sistema previdenziale, condannando centinaia di migliaia di cittadini ad andare in pensione più tardi e con trattamenti più bassi nonché il dramma degli esodati: una vergogna senza fine!

Nel suo bel libro “Il diritto di avere diritti” Stefano Rodotà, prestigioso giurista e politico italiano purtroppo recentemente scomparso, scrisse una frase amara che ben si attaglia alla tristezza del nostro tempo: “Se i diritti fondamentali vengono cancellati dal denaro e la democrazia cede alla dittatura, presto nessuno sarà più libero”.

Già Rodotà, campione di quell’Italia laica e del rigore culturale, del radicalismo democratico e libertario, con cui ebbi la ventura di dialogare negli anni della collaborazione a “Mondoperaio”, la rivista teorica del socialismo italiano, punto di incontro di personalità e sensibilità politiche e accademiche diverse, come Francesco Forte, Ernesto Galli della Loggia, Gino Giugni, Giuliano Amato, Federico Mancini, Luciano Pellicani, Giorgio Ruffolo, Giuseppe Tamburrano solo per citare alcune personalità. Sì, “l’altra Italia” sostenuta con intransigenza mazziniana da Piero Gobetti, in un itinerario culturale che si dipana attraverso il pensiero e l’azione di Carlo Rosselli sino A Giustizia e Libertà e al Partito d’azione, alle battaglie laiche e di minoranza del secondo dopoguerra e al riformismo socialista, in cui etica e politica rappresentano un binomio inscindibile, quanto sconosciuto ai giorni nostri.

Maurizio Ballistreri

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Commenti all'articolo
  1. Se la missione delle forze politiche è quella di “rappresentare i cittadini”, la legge elettorale dovrebbe volgere decisamente al proporzionale, mentre il relativo dibattito si è invece avvitato, il che suonerebbe poco spiegabile se non sapessimo che le cose si presentano spesso più complicate di quanto possiamo avvertirle, vedi il nodo “governabilità” che secondo una certa linea di pensiero dovrebbe avere la precedenza.

    Altrettanto poco comprensibile, se non incoerente, sempre rispetto alla logica di rappresentare i cittadini, appare ad esempio la tendenza, che periodicamente riaffiora, a voler “arginare” in qualche modo, tramite giustappunto il sistema di voto, quei movimenti cosiddetti populisti, i quali danno peraltro voce e rappresentanza allo “stato d’animo” di una parte del Paese, la cui dimensione non sembra affatto essere di scarso rilievo.

    Ma al di là di queste mie astratte ed opinabili considerazioni, io penso che i più si aspettino dalla politica di saper affrontare e risolvere i problemi che investono una società, mentre oggi sembra prevalere la sfiducia, ossia la sensazione che manchi una tale capacità – a dar le confacenti risposte all’una e altra questione – il che sta di riflesso acuendo il distacco tra i cittadini e chi appunto dovrebbe politicamente rappresentarli.

    Nel conversare quotidiano c’è poi chi fa notare la differenza, e contraddizione, tra la risolutezza con cui si è voluti andare alla Riforma costituzionale e la incertezza, se non “titubanza”, che pare emergere in tanti momenti della vita politica, il che non giova certamente all’immagine della politica stessa (ed è altresì abbastanza sconsolante per chi nella politica aveva riposto molte speranze).

    Paolo B. 18.07.2017

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