venerdì, 18 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Wimbledon. Ancora
una impresa di Federer. Continua la storia infinita
Pubblicato il 17-07-2017


federer-wimbledon-2017

Il torneo di Wimbledon è unico, è un’esperienza indimenticabile. Qui tutto sembra immutabile, fermo ed eterno nel tempo, eppure così fortemente vivo. Difficile riuscire a descrivere ciò che rappresenta per i tennisti e quello che si prova durante questo Grand Slam. Eppure in questo 2017 è successa l’impresa che tutti speravano accadesse, ma che forse pochi erano convinti potesse avvenire ancora: è stato possibile associare a questo major una parola per descriverlo; il suo nome si lega indissolubilmente a quello del pluricampione qui (per ben otto volte) di Roger Federer.

A quasi 36 anni compiuti (il prossimo 8 agosto), lo svizzero ha non solo conquistato il titolo imponendosi in finale sul croato Marin Cilic facilmente (per 6/3 6/1 6/4) e senza mai perdere un set per tutto il torneo, ma ha soprattutto vinto la sfida con se stesso di tornare “il re dell’erba”. A piena ragione si può ben dire che Wimbledon è (di) Roger Federer. L’elvetico si era preso una lunga pausa e si era ripromesso di tornare in forma qui a Wimbledon appunto per dare il massimo; lo stop per riposarsi, recuperare energie mentali e fisiche gli ha giovato. Ha stupito tutti con la perfezione del suo gioco; a tratti, vincendo agevolmente sugli avversari, è sembrato quasi allenarsi e tentare colpi da maestro ricercando il top dell’esecuzione fino ad ottenere la precisione perfetta nei tiri; un esempio sono state le palle corte con il rovescio da fondo: ne ha sbagliate (sia in semifinale che in finale) diverse, ma ha persistito a provarci e dopo due tentativi sbagliati, il terzo è stato quello giusto e perfetto per ottenere una smorzata imprendibile.

Ci teneva troppo a fare bene qui, questo era evidente a tutti; ma forse nessuno aveva capito sino in fondo quanto fosse forte l’emozione per il tennista. Aveva provato a descriverla nello spot della Rolex, dicendo quanto Wimbledon sia unico e che è un’emozione indescrivibile quando si scende in campo e si sente tutta la pressione di una tradizione e di un passato così importanti, fatta delle imprese di grandi campioni intramontabili, che come lui hanno contribuito a scrivere la storia del tennis e del torneo. Non facile gestire tutta la pressione che aveva su di sé e di cui era consapevole. Non ultimo in finale, quando sugli spalti c’erano molte autorità ed esponenti di prestigio: da Kate Middleton e il principe Harry (che ha incontrato personalmente), a Rod Laver, a Bradley Cooper, a Hugh Grant, all’italiano Antonio Conte. Riuscire ad alzare un’altra volta quella coppa d’oro non è significato solamente un’immensa gioia, ma un vero e proprio moto di commozione.

E lacrime non ne sono mancate. A partire da quelle di Roger (sempre così compìto) per la vittoria appunto, lodato e festeggiato in primis dalla moglie (rigorosamente anche lei in abito bianco molto elegante tutto lavorato) e dalle due gemelle e da entrambi i gemellini (gli ultimi arrivati). Poi quelle di Cilic, che in finale parte bene e lotta nel primo set, poi crolla nel secondo a causa di un problema al piede (una vescica sotto un callo, per cui ha chiamato il time out medico e preso un antinfiammatorio). Ma anche quelle di Novak Djokovic costretto al ritiro (contro Berdych dopo aver perso il primo set per 7/6 e con il ceco avanti 2-0 nel secondo) per un infortunio al gomito. Signorile Federer nello spendere una parola per tutti questi colleghi “sfortunati”, augurando pronta guarigione a ognuno di loro e soprattutto rivolgendo un pensiero gentile di conforto proprio a Cilic: “devi essere orgoglioso di come hai giocato, mi dispiace per il tuo impedimento fisico”.

Lo stesso Andy Murray ha rivelato di aver accusato un po’ di stanchezza che lo ha pregiudicato: ha chiesto troppo lo scorso anno al suo fisico e ora sta pagando lo scotto di quello sforzo compiuto intravedendo la possibilità di diventare n. 1 e spingendo sull’acceleratore a più non posso; ma ora la benzina è quasi finita e sa perfettamente che non potrà restare al vertice della classifica mondiale per molto: entro l’anno probabilmente –pronostica- perderà il primo posto e questo riapre gli scontri tra i cosiddetti ‘fab four’, i favolosi quattro (lui, Djkokovic, Federer e Nadal) quali leader della classifica Atp. Ma la consolazione è che presto diventerà papà per la seconda volta (dopo la piccola Sofia) e lo stesso vale per Nole, che sarà padre di nuovo tra solamente un mese. Intanto Roger sale alla posizione n. 3 e ha mostrato di avere una marcia in più di tutti gli altri sicuramente in questo Wimbledon 2017.

Emozioni sono venute anche dal torneo femminile. Innanzitutto da segnalare il ritorno di un’ex campionessa: Flavia Pennetta, al commento in telecronaca per Sky, che aveva l’esclusiva sul torneo. Poi per la finale particolare che si è giocata tra Venus Williams e Garbine Muguruza. La prima cercava di rappresentare dignitosamente la famiglia e tenerne alto il nome. Con la sorella hanno segnato –ha spiegato la Pennetta- una nuova epoca nel tennis, rappresentando una generazione di giocatrici fatta di potenza fisica esplosiva e di tennis aggressivo. Ora lo scenario è completamente cambiato e con l’uscita di Serena (per gravidanza) e di Maria Sharapova, molte le possibilità che si sono aperte per le atlete. Un’occasione mancata è stata quella della rumena Simona Halep, che sarebbe potuta diventare la nuova numero uno e invece ha perso nei quarti dalla padrona di casa Johanna Konta in tre set per 6/7(2) 7/6(5) 6/4 a favore di quest’ultima, sciupando e facendo sfumare tale possibilità.

Quasi verrebbe voglia persino a lei di tornare a giocare –ha confessato Flavia con un pizzico di malinconia e un dolce rimpianto dettato da una passione vera mai spenta per questo sport che tanto ha amato e ama ancora-. La spagnola si è presentata in forma strabiliante e ha imposto un duro doppio 6/1 in semifinale alla giocatrice “sorpresa” dell’esito del main draw: la 28enne Rybarikova. Nella finale il primo parziale è stato di perfetto equilibrio e Venus ha giocato bene, poi la Muguruza è riuscita a strapparle il game decisivo per chiudere 7/5, con qualcosina in più nei colpi a livello di precisione e profondità: più incisivi, hanno costretto maggiormente l’americana all’errore e a prenderis dei forti rischi, soprattutto a venire avanti a rete e attaccare, spesso preda dei passanti di un’aggressiva e decisiva Muguruza (spietata e determinata nel ricercare di tenere a bada un’avversaria insidiosa). Poi nel secondo il crollo della maggiore delle sorelle Williams che, break dopo break dell’altra, si è arresa con un drastico 6/0; ma non ha negato un sorriso al pubblico, che non le ha negato un sincero, lungo e meritato applauso di apprezzamento. Ḕ stata quasi una sfida tra passato (rappresentato dalel Williams) e presente (la Muguruza, forse la più fresca di tutte le tenniste). Ora resta da capire chi avrà il futuro e si dimostra pronta per la guida del tennis prossimo venturo.

Questa è la magia di Wimbledon, tutto esaurito per tutta la settimana, regno dell’eleganza e della sofisticatezza più chic e glamour, un fascino imponente che deriva da un turbinio di ricordi e memorie che lo circondano, come in un impero fatto di un’ecatombe di missioni straordinarie e impossibili compiute non finite nell’oblio, ma da cui il tennis nella forma più alta del talento puro risorge dalle propri ceneri completamente e nuovamente sempre rinnovato. Una galleria di fotografie e di fotogrammi per immagini, di quadri, di coppe, per ripercorrere la carriera di chi ha visto scritto il proprio nome sul trofeo, ma anche di chi è stato protagonista dei momenti più salienti e importanti del torneo senza comparire necessariamente, lo ricordano ogni volta agli atleti (ramemtando loro il significato di tale Grand Slam) quando entrano nel Centrale, passando per il tunnel e le scalinate che conducono all’accesso al campo principale, il cui ingresso significa entrare in una sorta di arena dei gladiatori come può essere il Colosseo a Roma. Un po’ come un “eroe civile” e simbolico è stato Federer alla stregua di Francesco Totti. Le telecamere che hanno seguito i tennisti lungo tutto il percorso per entrare a giocare le finali hanno fatto ben rendere conto di questo: una sorta di stile regale e farsesco, austero, principesco, nobile, elegante e dorato ovunque, quasi a richiamare quello delle fastose gallerie Harrods, in cui tutto deve essere in ordine, lindo, lucido, pulito, trasparente, luccicante quasi a brillare di luce propria del vero estro tennistico doc qui rappresentato.

E sicuramente, se nell’albo della storia di Wimbledon si deve scrivere un nome che non sia quello del vincitore o dei finalisti, nell’edizione 2017 dovrebbe comparire quello di Gilles Muller. Il lussemburghese è stato protagonista di due match durissimi, tiratissimi e lottatissimi nei quarti e nel turno precedente, contro due dei tennisti migliori. Prima è riuscito a sconfiggere Rafael Nadal per 6/3 6/4 3/6 4/6 15/13. La testa di serie n. 16 ha dominato la n. 4 meritatamente con quel colpo in più che ha fatto la differenza contro un Rafa in difficoltà e non in giornata, anche se si è ripreso e ha rimontato, riuscendo a recuperare i due set di svantaggio con la grinta e la tenacia che da sempre lo contraddistinguono; il punteggio stesso dimostra l’equilibrio di un match alla pari, nonostante lo spagnolo abbia quasi sempre dovuto recuperare, tanto che Gilles ha tenuto molto più agevolmente i propri turni di battuta puntando sul rovescio dell’avversario e non sul dritto potente di Rafa e chiudendo spessissimo il punto con un’accelerata (per il più delle volte lungolinea) con il suo dritto sempre mancino anche lui come lo spagnolo (cosa molto curiosa veder giocare contro due mancini). Questo forse è stato il più bel match di tutto il torneo. Poi Muller è andato al quinto set anche contro il futuro finalista Cilic: 6/3 6/7(8) 5/7 7/5 1/6 il punteggio con cui si è arreso, forse a causa di un po’ di stanchezza derivante dal precedente incontro. Si sono fatti notare, poi (sono sempre in agguato anche se non sono ‘esplosi’): Alexander Zverev, Milos Raonic, Dominic Thiem e Sam Querrey. Quest’ultimo è arrivato sino in semifinale dove ha perso da Cilic (il croato ha vinto sull’americano per 6/7 6/4 7/6 7/5). Se Marin può ritenersi soddisfatto del traguardo raggiunto della finale, Sam lo può altrettanto essere per il fatto di aver eliminato Andy Murray ai quarti con il punteggio di 3/6 6/4 6/7 6/1 6/1, indice del crollo fisico della testa di serie n. 1. I giovanissimi Zverev e Thiem giocano bene e perdono entrambi al quarto turno al quinto set: il tedesco da Milos Raonic (che poi deve arrendersi in tre set al ‘maestro’ Roger Federer) per 4/6 7/5 4/6 7/5 6/1 quando sembrava stare per farcela a vincere e l’austriaco da Berdych per 3/6 7/6 3/6 6/3 3/6; anche in questi casi due partite molto equilibrate e due sconfitte che ci possono stare contro due avversari non da poco, ma di tutto rispetto. Con questa scelta di papabili candidati a dominatori della scena nel circuito Atp si solleva solo una domanda e resta solamente una questione su cui interrogarsi: Federer di nuovo il nuovo n. 1? Lo svizzero è ancora nuovamente da leader della classifica e pronto per riprendere il comando del seeding? Il tempo darà le risposte, ma non è un’opzione da escludere.

Barbara Conti

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