giovedì, 20 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

La storia siamo noi
Pubblicato il 01-07-2017


Ringraziamo i socialisti baresi e pugliesi per aver organizzato questa due giorni in ricordo dei 125 anni del Psi. La storia nasce nelle campagne con le prime leghe e cooperative, con le case del popolo e un movimento che da anarchico e insurrezionale diventa socialista e riformista, fonda giornali ed educa le masse analfabete, conquista comuni e apre scuole, farmacie, asili, municipalizza acqua ed energia, laicizza ospedali. Nasce dal basso il partito che si divide a Genova dopo l’accorato invito di Prampolini ad una scissione da bravi compagni.

L’Italia contadina si industrializza a fatica, nasce una classe operaia prima inesistente che aveva fatto pensare a Bakunin ad una rivoluzione italiana di stampo contadino. Il socialismo si affina grazie all’intelligenza creativa di Turati e della Kuliscioff, entra alla Camera, dove nel 1882 sedeva il solo Andrea Costa, passato tre anni prima dall’anarchismo al socialismo, appoggia governi liberali avanzati, strappa riforme sul lavoro e i trasporti. Rompe con il sindacalismo rivoluzionario che pensava alla rivoluzione come atto volontario di un giorno e di un attimo, mentre il socialismo é un divenire continuo “nelle cose e nelle teste”, inciampa con la guerra di Libia voluta da Giolitti, si divide l’anno dopo tra riformisti di Bissolati e riformisti di Turati, mentre i rivoluzionari capeggiati dal giovane Benito Mussolini conquistano la maggioranza del partito.

Il turbine della guerra divide ancora il Psi tra interventisti, pochi, neutralisti, molti. Dopo Caporetto in tanti, Turati in testa, appoggiano la difesa in armi. Nel dopoguerra il boscevismo invade il Psi. La maggioranza nel 1919 vuole aderire all’internazionale comunista. I riformisti sono isolati. Osteggiati dai massimalisti di Serrati, a loro volta abbandonati dai comunisti nel 1921, verranno espulsi dal Psi su ordine di Mosca a pochi giorni dalla marcia su Roma. Durante il fascismo i socialisti pagheranno il prezzo più alto con l’omicidio di Giacomo Matteotti, con l’esilio di Turati, Nenni e Saragat, con il delitto dei fratelli Rosselli in terra di Francia. Negli anni trenta il Psi riunificato prenderà le distanze dai processi di Mosca e dal patto nazi stalinista del 1939, partecipando attivamente alla guerra di Spagna. Dopo la caduta del fascismo rinasce il partito col nome di Psiup e partecipa attivamente, con la formazione della brigate Matteotti, alla resistenza al nazifascismo.

Nell’immediato dopoguerra la vittoria repubblicana é soprattutto merito della pervicacia di Nenni, ma i socialisti, contrariamente ai comunisti, votano contro l’articolo sette della Costituzione in nome della separazione tra stato e chiesa. Poi la nuova scissione del gennaio del 1947, l’errore del frontismo e del filocomunismo, fino alla svolta nenniana del 1956. I socialisti sono dalla parte degli insorti ungheresi, i comunisti coi carriarmati sovietici. Il Psi riprende il suo cammino autonomo, progetta la riunificazione socialista e il centro-sinistra. Due grandi novità osteggiate dalla destra e dai comunisti. La stagione del centro sinistra offre le più grandi riforme all’Italia, dopo che il partito era stato colpito dalla nuova scissione del Psiup nel gennaio del 1964.

Poi le delusioni del nuovo partito unificato dopo il voto del 1968 e la nuova scissione del 1969, ma anche le meravigliose conquiste di libertà degli anni settanta, la lotta al terrorismo e all’inflazione del nuovo Psi di Craxi, l’elezione di Pertini alla presidenza della Repubblica, il caso Moro e la posizione umanitaria del Psi, la proposta della grande riforma, il progetto socialista, la Rimini dei meriti e dei bisogni. Fino alla presidenza Craxi, a Sigonella e al referendum vinto sulla scala mobile del 1985. Poi la vittoria elettorale del 1987 con un Psi che conquista il suo miglior risultato dal 1946. Dopo l’89 un ripiegamento, l’errore di non capire che il sistema politico stava crollando anche coi colpi della rivoluzione giudiziaria. E l’eclissi. Una grande storia, la nostra. Una radice nel maestoso albero che ha dato frutti al popolo italiano. La storia siamo noi. Siamo noi la storia.

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Commenti all'articolo
  1. Bravi Compagni!
    Oggi tra le buone politiche di Renzi bisogna riconoscerli di aver portato la forza del PD nel PSE. Cos che qualcun’ altro non avrebbe mai avuto il coraggio di fare. Il rischio è di dare troppo appoggio non ai liberali, ma ai liberisti nel PSE e di sentirsi dire da qualcuno a destra le cose e le politiche che i socialisti Europei dovrebbero dirci! Escluso il Laburista Socialista Europeo Geremy Corbyn che è l’unico Europeo che lo sta facendo.
    Antonio Caputi

  2. Permettimi d’insistere Mauro. E’ vero quello che hai scritto però dovresti aggiungere che lungo questa gloriosa e travagliata storia ha serpeggiato un demone che cresceva generando la causa del declino. Declino non solo dei socialisti democratici e liberali ma anche dei radicali e degli ecologisti. Questo demone si chiama luddismo che si manifestò, con la protesta e il sabotaggio delle macchine durante la rivoluzione industriale, colpevoli di portar via il lavoro a tessitori, minatori, facchini e braccianti agricoli. Non si capì, e purtroppo ancora oggi non si comprende, che le macchine liberano l’uomo dalla schiavitù, dai lavori nocivi e usuranti, dalla fatica che fa soffrire, dalla ripetitività che aliena. Le macchine restituiscono al lavoratore la gioia dell’invenzione e della progettazione, soprattutto oggi che il prodotto s’identifica col suo progetto. Un progetto che evolve grazie all’arricchimento apportato dai commercianti, consulenti, manutentori e dai consumatori.
    Progetti che vengono eseguiti in automatico, da linee di montaggio robotizzate, che moltiplicano di vari ordini di grandezza la quantità di beni e di servizi a disposizione della società economica. Beni e servizi che sostengono un’umanità che si sta avvicinando al numero incredibile di otto miliardi di cuori, di pance (qualcuno direbbe di anime) e di cervelli. Parecchi dei quali sono Maker, (progettisti, costruttori, manutentori, commercianti di beni e servizi). Maker che progettano e usano l’Intelligenza Artificiale (AI) come somma e integrazione di miliardi d’intelligenze biologiche interconnesse in rete.
    Poi c’è un’altra categoria, quella che inventa i meccanismi più diabolici per trarre profitto dai sogni e dalle miserie umane: il mercato azionario coi titoli buoni e i titoli tossici. A fianco il gioco d’azzardo che diventa patologia, la paura della propria debolezza che genera dipendenze da alcool e droga, la paura del futuro che alimenta razzismo e xenofobia. Gli operatori di questa seconda categoria si chiamano Trader. Alcuni trader sono buoni perché incanalano verso imprese sane il risparmio dei cittadini. Dietro di loro vi sono le valutazioni oculate degli operatori tradizionali che valutano le prospettive delle società quotate e scelgono quelle, a loro giudizio, migliori.
    Molti altri Trader usano invece l’Intelligenza Artificiale per generare miliardi di operatori virtuali che giocano una partita simulata per selezionare gli algoritmi vincenti. Quelli che passano la selezione vengono sparati a mitraglia nel mercato reale, decine di migliaia ogni secondo, per trarre profitto dalle micro-fluttuazioni del mercato. Generano scompensi e provocano tracolli. Sono la componente più deteriore della speculazione finanziaria, inseriscono disordine e irrazionalità nell’economia globale.
    Un tempo c’erano lavoratori e capitalisti in contrapposizione fra di loro. Non mi è mai piaciuta la contrapposizione lavoratori e padroni perché molti lavoratori sono anche padroni della propria azienda e, se sono molto bravi, diventano padroni del proprio lavoro accogliendo altri lavoratori a far pare della squadra.
    Oggi la contrapposizione è fra Maker e Trader. I Maker sono gli eredi della classe operaia; i Trader sono gli eredi della speculazione parassitaria.
    Poi ci sono altre categorie che hanno ereditato i ruoli del clero e della nobiltà.
    Scompare il quarto stato, quello degli schiavi, perché è più conveniente usare le macchine.

    • Ai miei occhi vedo invece una moltitudine di schiavi, che non sono né trader, né maker e tanto meno nobiltà.
      Il problema è esclusivamente politico e si traduce nella domanda: “a chi vanno i surplus prodotti dalle nuove invenzioni?”
      Se, come accade ora, va ai pochi che comandano il mercato, causando una massa enorme di “disgraziati”, non è una situazione che può essere accettata, né tanto meno esaltata.
      La sfida della politica – per chi si rifà a giustizia e libertà – è questa: come spalmare sulla società i proventi dei beni e servizi prodotti. Mantenendo libertà, uguaglianza, e fraternità.

  3. I surplus sono utilizzati in mdo disordinato. La verità, che nessuno può ignorare, è che l’unico modo perché l’economia si sostenga, consiste nella redistribuzione equa del reddito fatto di beni e servizi. Le recenti ricerche hanno anche dimostrato che una quantità infinita di risorse è a nostra disposizione nello spazio vicino alla Terra, fuori dall’atmosfera. Acqua, metalli, minetali di ogni tipo e tanta energia proveniente dal sole senza interruzione. Un’industria orbitale pesante, fatta di robot teleguidati, entro qualche decennio può aiutate a decongestionare il pianeta. Fra un secolo stazioni spaziali grandi come metropili potranno ospitare le maestranze, le loro famiglie e tutti coloro che volgliano vivere nello spazio geo-lunare in cindizioni analoghe, per gravità e ambiente, a quelle del pianeta d’origine. Potremo lavorare per un destino diverso da quello di invecchiare in un mondo inquinato, violento e sovraffollato, Potremo trasformare la Terra in un giardino pronto ad accoglierci tutte le volte che vorremo ritornare.
    Mi piace pensre ad un mono così per i miei nipoti e le future generazioni.
    Sarà un mondo senza schiavi e senza catene.

    • L’equa redistribuzione del reddito si attua proprio negando i surplus ai “capitalisti” (termine antico, ma ancora molto significativo per il problema di cui si tratta e che include produttori e finanzieri) e distribuendolo alle persone.
      La bella visione del mondo nello spazio mi piace, Vale solo per il futuro ed anch’esso sarà sottoposto alle regole dell’economia. Se comanderanno i soliti sarà dura per il resto dell’umanità.
      E comunque sarebbe meglio – sin d’ora – mettere mano a quello che si potrebbe fare qui. Ad esempio far smettere a Monsanto di rovinare la terra coltivabile, difendere l’acqua per le popolazioni, sviluppare la ricerca per l’energia pulita – su questa terra, non solo nello spazio – per tutti e non per chi comanda, sviluppare la cultura dei popoli e la vita solidale.

  4. Le contrapposizioni sono un artificio culturale che andrebbe esaminato con attenzione. Tutto è collegato, anche trader e maker, e andare nello spazio, se personalemnte è un’idea che mi affascina, come la mettiamo con la Corea, le guerre che continuano, la povertà di milioni o di miliardi di esseri umani? e i 15-20 Euro al giorno per 20 ore di lavoro e condizioni disumane di alloggio per migliaia di migranti? La schiavità sembra formalmente sparita, ma in sostanza non lo è. Finchè non diminuirà sensibilmente questo divario, mentre c’è chi ragiona tranquillamente di fisica quantistica e mondi pluridimensionali, c’è e chi, come ad Amatrice, aspetta una casetta, una possibilità di lavoro, la rimozione (a 10 mesi dal sisma) delle maceria..
    Le magnifiche sorti e progressive non è mai stata una visione lucida..

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