domenica, 27 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

L’acqua vale più dell’oro
e va salvaguardata
Pubblicato il 26-07-2017


Siamo davvero sicuri che chiudere i rubinetti della Capitale o altrove sia la soluzione a un problema forse più antico dell’acqua stessa? È quanto si chiedono in molti da Nord e a Sud –, visto che siccità, penuria idrica e depauperamento della stessa non sono eventi “straordinari” ma si ripetono da lustri senza trovare una soluzione definitiva…

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Chi ha buona memoria ed evoca i tempi che furono, sa che nel nostro Paese l’acqua – patrimonio dell’umanità – è sempre stata un gran rompicapo. Persino nei periodi non emergenziali, quando cioè non si prospettavano limitazioni nell’erogazione, era sotto gli occhi dell’opinione pubblica l’atavica tragedia dello scialo idrico. Tubazioni troppo obsolete perciò da sostituire, dispersione ovunque ma anche e soprattutto enorme spreco. Già, perché in questo nostro Paese zeppo di contraddizioni ma anche di numerose risorse e peculiarità – manca una insopprimibile cultura in relazione all’acqua – intesa come capitale atemporale da salvaguardare.
Basti pensare a quanto prodigioso liquido lasciamo scorrere dal rubinetto solo per lavarci i denti e ciò in media tre volte al giorno. Ma anche per la doccia quotidiana dove l’acqua sperperata non si quantifica, o al numero di volte in cui tiriamo lo sciacquone del water incuranti dello spreco. Questo, perché se da un lato è giusto segnalare le criticità e lamentarsi (meglio sarebbe con fine costruttivo, sempre), a casa nostra dovremmo attuare delle efficaci riflessioni e cambiare le abitudini in relazione al consumo del vitale liquido.
Nemmeno nell’abbondanza (ammesso che sussista quando si parla d’acqua) lo spreco va giustificato, figurarsi in un contesto come il nostro dove, per l’appunto, gli impianti presentano aspetti di evidente spinosità e il clima è mutato nell’arco di pochi decenni innescando periodi di piogge esigue e lo scioglimento dei ghiacciai, che sono una naturale scorta di acqua potabile. E purtroppo, alla fine, si giunge alla resa dei conti, che equivale al razionamento diffuso – per inciso – dai rubinetti non esce più nulla! In parecchie località d’Italia l’acqua manca del tutto oppure viene data a ore alterne – come se le persone dovessero pianificare la loro vita ed esigenze in base alla disponibilità idrica. Un’assurdità, ma tant’è! E così avviene che più di qualcuno non riesca nemmeno a farsi una doccia mordi e fuggi dopo una giornata di lavoro, in piena estate – quando la necessità di lavarsi aumenta a dismisura causa caldo e sudore.
Purtroppo a soffrire non sono solo persone che pur senz’acqua devono ugualmente pagar le bollette, ma anche l’agricoltura e le relative piantagioni, i cui prodotti rischiano di andare a ramengo, oppure quando il raccolto viene “graziato” con l’impiego di irrigazioni supplementari subisce un rincaro non indifferente, che sarà poi una nuova batosta per il consumatore. Naturalmente la lacunosità si riflette altresì su tantissimi beni al consumo come, ad esempio, l’acqua venduta in bottiglia diventata super gettonata, e per tutti quei prodotti alimentari preparati impiegando, tra l’altro, l’inestimabile fluido. Insomma, la pochezza idrica condiziona l’intero comparto produttivo perché sin da sempre l’acqua è vita e fonte della stessa.
A ogni modo fare della spiccia demagogia in questo momento oltre che insensato è prettamente fuori luogo, anzi sarebbero gradite delle proposte concrete da parte di tutti. Infatti, un settore produttivo estremamente di rilievo come l’agricoltura è in indicibile sofferenza ed è perciò condivisibile la presa di posizione del Ministro Martina “attiviamo fondo solidarietà nazionale e aumentiamo anticipo aiuti europei per dare più liquidità alle imprese” (fonte www.politicheagricole.it).
E mentre il governo corre ai ripari, da Nord arrivano notizie poco rassicuranti che alimenteranno ancora preoccupazioni e polemiche, e vale a dire la riduzione dei prelievi di acqua dal Po per tutte le regioni attraversate dall’importante fiume, a eccezione dell’Emilia Romagna dove il provvedimento avverrà a partire da lunedì 31 luglio sino al 3 di agosto. Certamente, limitare e razionare sono due verbi che in questo frangente suonano come terapia d’urto atta a far fronte al dramma della ristrettezza, tuttavia oltre alle misure di “frenata idrica” è prioritario un rapporto “alternativo” con l’acqua – intesa con bene da preservare! E ciò equivale a una rivalutazione della rete idrica nazionale e a un suo uso risparmioso, poiché non è affatto scontato che le risorse acquifere in quanto tali siano destinate a restare immutate.
Senza una nuova mentalità nei confronti di ciò che sin dall’antichità era ritenuto dello stesso valore dell’oro, nonostante le misure contenitive messe in campo, dovremmo, controvoglia, duellare con una siccità senza fine, che tosto o tardi metterà in ginocchio tutti condizionando le nostre abitudini e il nostro sempre più leggero portamonete. Pensiamoci, iniziando a considerare l’acqua non più come una presenza scontata da fruire senza indugi – bensì come un dono da custodire gelosamente.

Stefano Buso

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