giovedì, 21 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

L’Istat fotografa la “povera Italia”
Pubblicato il 13-07-2017


Povertà-Italia-ISTATCon la consueta cadenza annuale, l’Istat ha comunicato oggi i dati sulla povertà in Italia. Dal rapporto Istat la  povertà assoluta in Italia nel 2016 è aumentata rispetto al 2015. Nel 2016 la povertà ha coinvolto 4 milioni e 742mila persone, pari a 1,619 milioni di famiglie residenti. Nel 2015 l’Istat ha contato 4.598.000 persone in povertà assoluta cioè con una capacità reddituale inferiore alla sussistenza. La differenza assoluta nel 2016 è formata da +144.000 persone rispetto all’anno precedente.

L’incidenza di povertà assoluta per le famiglie è pari al 6,3%, in linea con i valori stimati negli ultimi quattro anni. Per gli individui, l’incidenza di povertà assoluta si porta al 7,9% con una variazione statisticamente non significativa rispetto al 2015 (quando era 7,6%).

Entrando nel dettaglio, l’incidenza della povertà assoluta aumenta al Centro in termini sia di famiglie (5,9% da 4,2% del 2015) sia di individui (7,3% da 5,6%), a causa soprattutto del peggioramento registrato nei comuni fino a 50mila abitanti al di fuori delle aree metropolitane (6,4% da 3,3% dell’anno precedente). Il primato della povertà resta al mezzogiorno con l’8,5% per le famiglie ed il 9,6% per gli individui.

Prosegue sin dal 2012 la relazione inversa tra incidenza di povertà assoluta ed età della persona di riferimento (aumenta la prima al diminuire della seconda). Il valore minimo, pari a 3,9%, si registra infatti tra le famiglie con persona di riferimento ultra sessantaquattrenne, quello massimo tra le famiglie con persona di riferimento sotto i 35 anni (10,4%). Come negli anni precedenti l’incidenza di povertà assoluta è inversamente proporzionale al titolo di studio  della persona di riferimento: 8,2% se ha al massimo la licenza elementare; 4,0% se è almeno diplomata.

La posizione professionale della persona di riferimento incide molto sulla diffusione della povertà assoluta. Per le famiglie la cui persona di riferimento è un operaio, l’incidenza della povertà assoluta è doppia (12,6%) rispetto alla media complessiva delle famiglie (6,3%), confermando quanto registrato negli anni precedenti. Rimane, invece, piuttosto contenuta tra le famiglie con persona di riferimento dirigente, quadro e impiegato (1,5%) e ritirata dal lavoro (3,7%).

Anche la povertà relativa cresce di poco rispetto al 2015. Nel 2016 riguarda il 10,6% delle famiglie residenti (10,4% nel 2015), per un totale di 2 milioni 734mila, e 8 milioni 465mila individui, il 14,0% dei residenti (13,7% l’anno precedente). Analogamente a quanto registrato per la povertà assoluta, nel 2016 la povertà relativa è più diffusa tra le famiglie con 4 componenti (17,1%) o 5 componenti e più (30,9%).

La povertà relativa colpisce di più le famiglie giovani raggiungendo il 14,6% se la persona di riferimento è un under 35. Scende al 7,9% nel caso di un ultra sessantaquattrenne. L’incidenza di povertà relativa si mantiene elevata per gli operai e assimilati (18,7%) e per le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione (31,0%).

Netto balzo in avanti nel 2016 dell’incidenza della povertà assoluta nelle famiglie con tre o più figli minori. Il dato è infatti salito al 26,8% dal 18,3% dell’anno precedente, il valore coinvolge 137mila 771 famiglie e 814mila 402 individui e che aumenta anche fra i minori, da 10,9% a 12,5% (1 milione e 292mila nel 2016).

Con riferimento al sesso, l’incidenza percentuale resta piuttosto stabile per gli uomini con il 7,8% nel 2016 rispetto al 7,9% del 2015, mentre per le donne è in aumento passando al 7,9% nel 2016 dal 7,3% del 2015.

Per la serie storica, la povertà delle famiglie ha nuovamente raggiunto i valori del 2013, mentre la povertà individuale ha toccato la punta più alta dal 2005.

I dati pubblicati recentemente dall’Istat sugli italiani ricchi e poveri raffigurano la crescente disuguaglianza economica e sociale presente nel Paese. Con essa cresce il disagio sociale della popolazione più povera sempre più numerosa.

La robotizzazione dei processi produttivi, colpirà sempre più le fasce di operai con un più basso grado di istruzione. Pur in presenza di aumento della produttività, la richiesta di manodopera tenderà a diminuire.

L’inversione di tendenza sarà possibile varando un programma di politica socialista per il Paese.

Salvatore Rondello

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