martedì, 16 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Luca Fantò
Sul prossimo finanziamento alle scuole paritarie
Pubblicato il 25-07-2017


Come socialista, più che come referente PSI scuola, ogni volta che mi capita di constatare come questo o quel governo, regionale o nazionale, negli ultimi anni abbia trovato la maniera per finanziare le scuole paritarie, non statali, provo una stretta al cuore.
Questo disagio non è dovuto al fatto in sé, bensì alla consapevolezza che mentre centinaia di milioni affluiscono nelle casse di Istituti non statali, centinaia di migliaia di docenti restano in attesa di minimi aumenti salariali, che i Fondi d’Istituto vengono tagliati, che i finanziamenti per le iniziative portate avanti e già concluse dai docenti e dal personale scolastico tutto, tardano ad arrivare e quando arrivano a volte non sono neppure dell’entità pattuita. Alla consapevolezza che tutto ciò che avviene negli Istituti statali è conseguenza non dell’impegno dello Stato bensì del volontariato di docenti, personale scolastico e famiglie degli alunni.
Questo disagio è dovuto al fatto che la politica negli ultimi dieci anni, nella maggioranza delle sue componenti ma fortunatamente non nella sua totalità, ha assecondato una visione della società che vede nel PIL e nel mercato finanziario la panacea per ogni male e che nonostante ciò la nostra società continua a progredire con sempre maggior difficoltà, marginalizzando la conoscenza a vantaggio di competenze centrate sulla pedissequa, anche quando complessa, esecuzione dei compiti.
Chiaramente una scuola statale in grado di offrire a tutti i cittadini pari opportunità è una scuola in grado di garantire alla cittadinanza, oltre quella mobilità sociale che in Italia è ormai solo un ricordo, anche le capacità e le conoscenze necessarie a poter leggere la realtà con consapevolezza critica.
Chiaramente una cittadinanza in grado di leggere la realtà con consapevolezza critica non potrebbe farsi mera esecutrice di compiti e chiederebbe innanzitutto di partecipare alle scelte, di condividere l’importanza dei compiti da assegnare.
Per questo provo disagio ogni volta che vengono finanziate le scuole non statali, poiché questo in qualche modo nega, nella situazione economica (di sudditanza di tanta parte della politica all’economia) in cui ci troviamo, le ragioni di uguaglianza, libertà e giustizia sociale che rappresentano il fondamento e lo scopo del Socialismo.
E’ di questi giorni la notizia che altri 500 milioni circa saranno stanziati per le scuole paritarie. Auspico e chiedo ai nostri Parlamentari di attivarsi affinché in futuro vengano arginati e ridotti questi finanziamenti che (se non a norma di legge sicuramente nello spirito la norma) negano la nostra Costituzione laddove sostiene che “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.

Luca Fantò

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Commenti all'articolo
  1. Quando vedo citata la nostra Costituzione, nella fattispecie l’art. 33 che riguarda appunto l’insegnamento e l’istruzione, e che parrebbe non consentire il finanziamento pubblico alla Scuola privata, mi viene di fare un parallelo con l’art. 21, in tema di libera manifestazione del proprio pensiero, parola, scritto, ecc…., leggendo il quale sembrerebbero inattuabili eventuali restrizioni al nostro dire e scrivere, ma poi sappiamo di leggi ordinarie che prevedono invece determinati limiti.

    Tornando alla Scuola, mi è capitato di leggere o ascoltare tesi restrittive, nel senso che intendono il disposto costituzionale come un vero e proprio divieto, ossia l’impossibilità di destinare risorse pubbliche ad organismi scolastici privati, mentre c’è chi lo interpreta in altro modo, ossia il “non diritto” dei privati a ricevere un sostegno economico dal sistema pubblico, in capo al quale resterebbe tuttavia la facoltà, e discrezionalità, circa il procedere alla erogazione in discorso.

    Io non so quale delle suddette tesi sia più rispondente, ma se non ricordo male fu il PSI a parlare, negli anni Ottanta, di “buono scuola”, e forsanche di “buono sanità”, ossia di uno strumento messo a disposizione delle famiglie per dar loro un’autonomia di scelta, verso il servizio pubblico o quello privato, il che mi sembra essere un principio in linea con una concezione liberal-socialista della società, anche se occorre poi un’attenta e soppesata regolamentazione quando si passa a dar corpo e concretezza ad un principio.

    Paolo B. 26.07.2017

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