venerdì, 22 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Luca Rizzatello
e la complementarietà
del fare poesia
Pubblicato il 03-07-2017


Luca Rizzatello (1983) è poeta, operatore culturale, editore. È l’anima della Prufrock spa edizioni. In poesia ha edito: Ossidi se piove (Valentina Editrice, 2007), Grilli per l’attesa – Una riscrittura di Pinocchio (Valentina Editrice, 2008), mano morta con dita (Valentina Editrice, 2012, incisioni di Nicola Cavallaro), faria (dot.com Press, 2016 in collaborazione con Giusi Montali). Con Roberta Durante, nel 2014, inizia il progetto Wow!els – a new fairy tales experience.

A seguito dell’intervista, tre inediti dell’autore che ringrazio di tutto cuore.

Luca Rizzatello

Luca Rizzatello

Innanzitutto partirei dal tuo spirito eclettico, una delle prime cose che colpisce del tuo lavoro è la dimensione della collaborazione con altri autori e la pluralità dei progetti messi in atto. Penso ai lavori con Giusi Montali e Roberta Durante, ad esempio. Da dove nasce questa esigenza?
Credo che ogni collaborazione debba partire da una esigenza specifica, che giustifichi il fatto di non intraprendere un viaggio in solitaria; quando una collaborazione riesce, siamo in presenza di un’opera che è stata realizzata da più di un autore, ma da meno di due. Andando nello specifico, quando Giusi Montali ed io abbiamo deciso di scrivere Faria, l’idea era quella di scambiarci dei testi, riscrivendo – o, per meglio, dire glossando – quelli dell’altra/o, per fare un libro in cui l’individualità venisse sostituita dalla complementarietà. Invece Wow!els (facebook.com/wowelsfrommars), il progetto che sto portando avanti da qualche anno con Roberta Durante, è di fatto un audiolibro a episodi, scritto da entrambi, letto da Roberta e suonato da me, in cui riprendiamo degli standard – da Il torello di Giovanni Pascoli a Waldszenen di Robert Schumann, passando per A medusa de fogo di Cassiano Ricardo –, per farne delle favole in musica in salsa tropicalista.

Sei poeta ed editore, cosa vuole dire oggi azzardarsi a pubblicare poesia? E quali sono, se ci sono, gli scogli da superare?
Premettendo che non sto cercando di aggirare la domanda: io fatico a parlare di poesia, mi riesce più facile parlare di libri di poesia. Se noi prendiamo un manoscritto, e lo facciamo pubblicare da tre editori differenti, verosimilmente usciranno tre libri differenti. Questo perché il catalogo, il progetto grafico, l’impaginazione, i materiali (solo per fare alcuni esempi), determinano radicalmente il risultato finale, e quindi la percezione del libro. Fare in modo che questi aspetti non vengano dati per scontati (o, in altri termini, che le autrici e gli autori non si accontentino di pubblicare purché sia, ovvero che i lettori non si sentano respinti dallo scaffale dei libri di poesia) è certamente uno degli scogli da superare; ma è anche una opportunità, perché consente di trovare delle soluzioni nuove a partire da criticità cronicizzate. Si tratta di essere costruttivi, di ricostruire una filiera produttiva, nella quale ogni professionalità possa esprimersi al meglio, e possa venire gratificata. Per superare questi scogli, l’editoria di poesia da sola non ce la può fare, occorrono piattaforme che consentano la divulgazione e che facciano da filtro (auspicabilmente ripristinando le stroncature, dove necessario), e spazi attrezzati per le presentazioni, per ristabilire un contatto diretto con chi i libri li legge, o vorrebbe leggerli.

Esiste oggi davvero un pubblico della poesia? E ha senso in questa nostra realtà storico-culturale?
Esistono più tipi di pubblico della poesia, nell’intervallo che va da di chi la intende soltanto come oggetto tipografico a chi la intende soltanto come oggetto orale; questo a mio parere è un elemento di salute, perché significa che il pubblico sa e può scegliere. Ciascuna casa editrice/ festival/associazione culturale cerca di comunicare la propria idea di poesia attraverso un palinsesto che renda il proprio progetto riconoscibile e condivisibile; inoltre, siamo nell’era dei mercati di nicchia, e lavorare sulla specificità è un elemento di forza, perché non va dimenticato che la sostenibilità economica è ciò che consente di proseguire nell’impresa. Al contrario, mi dispiaccio quando questa risorsa si trasforma in appiattimento dell’offerta, conformismo grafico, like come panacea; un ecosistema editoriale sano è fatto di proposte differenziate, e di confronto anche duro, se finalizzato a produrre libri sempre migliori.

La cosa che colpisce in te è il grado di sperimentazione innestato su un tessuto radicato e legato stilisticamente alla tradizione letteraria. Il ricorso al sonetto, alle ottave, solo per fare qualche esempio, ne sono testimonianza. Ce ne vuoi parlare?Parlando di codice poetico, credo che ogni testo debba esprimere una sua propria intelligenza metrica, pertanto la scelta di una forma specifica è già di per sé una dichiarazione di intenti, e arriverei addirittura a dire che determina le azioni e la psicologia dei personaggi in scena (io lirico incluso). Per esempio: del sonetto, inteso nella variante della tenzone, mi interessa la dimensione argomentativa, il fatto che una matrice condivisa possa essere utilizzata per un confronto volto alla ricerca di senso (o di non-senso), per alzare l’asticella. Invece, in relazione all’ottava, Francesco De Sanctis ha espresso molto bene il concetto, nel saggio sull’Orlando Furioso: “ciò che nel Decamerone ti dà il periodo, qui te lo dà l’ottava, di una ossatura perfetta, e congegnata a modo di un quadro, col suo protagonista, i suoi accessorii e il suo sfondo. […] E non è che cerchi effetti di luce o di armonia straordinari, o lusso di colori e di accessorii: non ci è ombra di affettazione o di pretensione: ci è l’oggetto per se stesso, che si spiega naturalmente. Il poeta fissa l’esteriorità nel punto che è viva, quando cioè è atteggiata così o così per movimenti interni o esteriori; e non osserva, non riflette, non la scruta, non l’interroga, non cerca al di dentro, non la palpa, non la maneggia per volerla abbellire.”

Quali sono secondo te gli autori più interessanti della scena contemporanea?
Escludendo le autrici e gli autori pubblicati da Prufrock spa, ed escludendo le autrici e gli autori in parte storicizzati, tra i testi che ho letto negli ultimi tempi che hanno colpito maggiormente il mio interesse ci sono quelli di Renata Morresi e di Andrea Leonessa, e motivo così: Renata Morresi ti spiega come vanno le cose stando né sopra né sotto la realtà, ma di lato, nei suoi testi ci sono moltissimi livelli di lettura, quello che scrive è letteratura ma la possono leggere tutti, e non ti prende in giro. Andrea Leonessa ha una scrittura decisamente plurilinguista, che consente una immersione, o un attraversamento, ha un immaginario rigoroso, ma non punitivo, e questo aspetto risulta molto evidente anche quando produce come videomaker.

Quali sono i tuoi progetti attuali?
Direi tre cose, che in fondo sono tre punti di vista differenti rivolti allo studio dello stesso oggetto. Il primo è Numbers (facebook.com/anothernumbers), nel quale produco della musica elettronica e ci faccio rappare sopra dei morti, con una operazione di cut up dei loro discorsi celebri. Il secondo è Vivere senza poesia (viveresenzapoesia.wordpress.com), una galleria di copertine di libri inventati – al momento sono 102 –, nel quale testo i vari modi di comunicare un libro attraverso il progetto grafico, e, non secondariamente, attraverso le fascette promozionali. Il terzo è Ophelia Borghesan (facebook.com/opheliaborghesan), una poetessa-tamagotchi della quale coltivo il percorso di scrittura, facendole sperimentare i generi, con tanto di maturazione stilistica. Importante: in nessuno di questi casi c’è un intento parodistico, perché il pop è una cosa molto seria.

Tre inediti da Canile

3. In riga per cinque sulle strisce,
gli shorts, la coda alta, qualcosa
di simpatico che non diremo
mai, lo scrolling come provvidenza,
il golden goal si evita come
la peste, lo scriveremo ovunque.

8. Accorderemo i nostri ukulele
a quattrocentotrentadue hertz,
faremo piste per monopattini, 
cerchi nel grano, baffi a manubrio,
avremo caviglie di ricambio,
adolescenze in venti episodi.

17. Il porno sarà come un mandala,
diremo odi et amo, oppure ponteme,
le schermaglie al binario, il gesto
del telefonino più un bacio
dal treno in partenza, le notifiche,
il sei percento di autonomia.
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