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Opinioni e commenti
 

PATTO CON L’AFRICA
Pubblicato il 24-07-2017


Marco Minniti and EU Migration Commissioner Dimitris Avramopoulos. EPA/ALESSANDRO DI MEO

Marco Minniti and EU Migration Commissioner Dimitris Avramopoulos. EPA/ALESSANDRO DI MEO

È la settimana cruciale per l’Italia in tema di immigrazioni e sbarchi, Roma stavolta punta tutto sulla cooperazione con i Paesi africani, cercando ovviamente la collaborazione europea. Dopo l’incontro del 13 luglio tra il Ministro Minniti e il premier libico Al Serraj, il Capo del Viminale arriva a Tunisi dove è in corso proprio in questo momento la seconda riunione del gruppo di contatto sulla rotta del Mediterraneo centrale a cui partecipano, oltre al commissario europeo per l’immigrazione ed il ministro dell’Interno dell’Estonia, paese che dal primo luglio detiene il semestre di presidenza dell’unione, i ministri dell’interno di sette paesi europei e di sei stati nord-africani. Attorno al tavolo sette paesi europei: Italia, Austria, Francia, Germania, Malta, Slovenia e Svizzera, assieme a Tunisia, Ciad, Niger, Algeria, e Libia.
Sul tema dell’immigrazione “Europa e Africa hanno il dovere di lavorare insieme”, ha detto Marco Minniti, nel suo intervento alla seconda riunione del gruppo di contatto Africa-Europa. “Abbiamo a che fare – ha sottolineato – con un fenomeno epocale che ci ha accompagnato in passato e molto probabilmente ci accompagnerà anche nel futuro. Esso può essere affrontato in maniera utile e definitiva soltanto attraverso una grande cooperazione tra Europa e Africa”. Su questi temi, ha aggiunto, “non c’è un’unica soluzione miracolosa, c’è invece l’idea di mettere in campo un progetto strategico sapendo che nessun Paese può farcela da solo e che nessun Paese può essere lasciato solo. Chi ha orecchie per intendere, intenda”. Il ministro ha invitato quindi l’Europa ad affrontare il tema della rotta sud e del Mediterraneo centrale facendo “lo stesso sforzo fatto per la Turchia”. L’Obiettivo italiano sembra chiaro: voler limitare l’arrivo dei migranti nella rotta mediterranea, così come fatto con la rotta balcanica, intervenendo stavolta sui Paesi d’origine.
Nel corso della stessa riunione del gruppo di contatto Africa-Europa in corso Tunisi il Commissario europeo Dimitris Avramopoulos ha affermato: “Non c’è tempo da perdere. L’Italia, ma più in generale tutta la regione ha bisogno di tutta la nostra solidarietà. Il flusso dei migranti dalla Libia verso l’Europa è continuato ad aumentare, ha aggiunto, precisando che il nostro obiettivo è quello di fare un passo avanti nella nostra cooperazione, al fine di salvare vite umane in mare e nel deserto, ridurre la migrazione irregolare, lottare contro i passeurs e i trafficanti, proteggere i diritti dei migranti e dei rifugiati”.
“Nel momento in cui noi ci poniamo il problema di governare i flussi, noi contemporaneamente ci poniamo il problema di farlo nel rispetto pieno dei diritti umani”, ha detto ancora Marco Minniti sottolienando l’importanza della presenza a Tunisi di Onu e Unhcr.
Minniti ha affrontato il tema del controllo sulle coste dove il flusso migratorio si trasferisce in mare e diventa problema di non facile gestione, domani, poi al Viminale, si terrà il vertice con le organizzazioni non governative in cui si discuterà il codice di condotta messo a punto dall’Italia, che ha ricevuto il via libera dell’Unione Europea e sul quale le ong sono divise. Ma il Ministro ha fatto sapere chiaramente a più riprese che chi non firma il documento non potrà accedere ai porti italiani.
Intanto suscita polemiche tutte italiane l’iniziativa del presidente della Francia, Emmanuel Macron, che domani incontrerà il capo del governo di unità nazionale della Libia, Fayez al Serraj, e il generale Khalifa Hafter, per cercare una soluzione al conflitto del Paese. L’incontro, di cui si era parlato nelle ultime ore, è stato confermato oggi l’Eliseo. “La Francia sulla questione libica deve evitare gli errori del passato recente. Deve evitare i drammatici errori di Sarkozy che in Libia è stato assolutamente disastroso. Noi chiediamo ampia condivisione ed equilibrio che devono essere assicurate insieme da Italia e Francia”, ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Politiche Europee, Sandro Gozi in un’intervista a Repubblica.
Nel frattempo gli occhi restano comunque puntati sull’Europa, l’ultimo appuntamento infatti si giocherà a Bruxelles. Sul tavolo c’è infatti il rinnovo della missione militare europea nel Mediterraneo centrale, Sophia, che scade il 27 luglio. L’idea è quella di prorogarla fino al 2018 ma il nodo è tutto nella richiesta avanzata dall’Italia di inserire alcune “modifiche tecniche”, ovvero che le navi militari che raccolgono i migranti li portino nei loro Paesi e non nei porti siciliani, calabresi e pugliesi così come invece avviene per le missioni civili europee guidate da Frontex.

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Commenti all'articolo
  1. In un’intervista pubblicata oggi da La Stampa, il ministro degli Esteri Angelino Alfano afferma che l’Italia ha attualmente due priorità in politica estera, “la crescita e la sicurezza. Per quanto riguarda la crescita stiamo lavorando molto sulla diplomazia economica, mentre per la sicurezza occorre stabilizzare le aree di crisi del Mediterraneo dove attecchiscono terroristi, trafficanti di esseri umani, criminali”. Secondo Alfano, intervistato a margine della conferenza degli ambasciatori organizzata, come ogni anno, alla Farnesina, la stabilizzazione del Mediterraneo passa dalla Libia, dove però sono in corso troppe iniziative diplomatiche in contemporanea: “Ci sono troppi formati aperti in Libia, troppi mediatori, troppe iniziative, dal Golfo all’Egitto, dall’Algeria alla Tunisia, dall’Unione europea agli interessi dei singoli Stati membri: è necessario unificare gli sforzi”, afferma Alfano, indicando l’Onu come guida alle trattative.

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