martedì, 25 luglio 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Pausa di riflessione sì, menopausa no!
Pubblicato il 05-07-2017


Ancora una pausa di riflessione, dopo la tornata elettorale ed i suoi esiti e la disposizione delle forze in campo che ne è derivata ma non conclusa nei suoi approcci contradditori, è consentita al PD ed a Renzi (l’ordine non è casuale) purchè le direttrici di marcia risultino ben chiare onde evitare che la loro assenza prefiguri il sintomo di una prematura menopausa. Non è il ritorno alla prima Repubblica da debellare come male estremo ma le condizioni che la portarono alla sua fine ingloriosa e tra queste la sua frammentarietà oltre che lo tsunami di tangentopoli. Ed a questo andremmo incontro con un ritorno al proporzionale ispirato da ciascuno contro tutti tra e dentro i partiti. Come può fare un figlio della maturità della prima Repubblica non evocare il testimone che ci ha consegnato Aldo Moro pagando con la vita di traguardare ad una democrazia matura fondata sull’alternanza, indicazione profetica 10 anni prima della caduta di Berlino? Nel 1976 all’Assemblea dei gruppi DC congiunti Aldo Moro prese atto della fine dell’egemonia DC con un’espressione lapidaria che c’erano stati due vincitori e che bisognava adeguare gli assetti istituzionali e quelli politici perché la nuova sfida non presentasse rischi per il Paese e per la vita democratica. Di qui la proposta dei governi di solidarietà nazionale nel quadro ancora più necessario delle solidarietà internazionali che aveva fatto dire a Berlinguer che si sentiva più protetto sotto l’ombrello della Nato rispetto al patto di Varsavia. Orbene abbiamo sentito nulla di simile per fronteggiare al meglio l’odierna composizione tripolare dei possibili vincitori? La competizione è bene chiarirlo a chi le idee confuse è tra chi ha una coerenza ed un’0mogeneità al suo interno e chi per aspirazione al potere camuffa le sue intime divisioni che finiranno per esplodere durante il cammino con esiti incontrollabili. Per semplificare al lettore è un errore madornale mettere in sequenza orizzontale sinistra centro destra mentre le composizioni dei tre poli sono sempre più a spicchio con l’aspirazione a sfondare al centro perché percepito come disomogeneo e senza tenuta l’incontro tra estreme peraltro tra di loro competitive, come sarebbe un’alleanza tra grillini e leghisti. Se quest’incontro dovesse verificarsi sarà escluso nella fase preelettorale e proposto solo dopo in regime di necessità. Mentre sulla destra si tratterà alla fine di ripetere lo schema iniziale di un’alleanza col solo cemento del potere, quando esordirono con FI Lega e Movimento sociale che nemmeno si parlavano. Peraltro fermo restando il limite impostosi dai grillini di non allearsi con nessuno, risulta con assoluta evidenza che solo il PD può consentirsi alleanze alla luce del sole in grado di dare garanzie di governabilità in questa fase con governi di coalizione omogenei per convergenza su di un programma condiviso. L’espressione di Renzi” le alleanze non interessano a nessuno” possono essere giustificate solo nel contesto della priorità sulle cose da fare insieme per poi scegliere le forze affini. Se prese a se stanti più che ad alleanze improbabili, tra l’altro perché insufficienti stando ai sondaggi, dietro al tenersi le mani libere per un dopo improbabile sarebbe la rinuncia a due valori irrinunciabili: rafforzare e far crescere dovunque siano le forze che fanno la scelta di fondo “Con l’Europa per cambiarla”. Ne consegue che per perseguire l’obbiettivo primario è necessario garantire la governabilità anche abbassando la soglia per il premio di maggioranza al 35% ralla portata dei 3 competitori con l’appello al voto utile. Non essendoci le condizioni istituzionali che partoriscano da noi un Macron, la linea più indicata, anche per recuperare l’astensione di chi teme il salto nel buio e l’ambiguità dei concorrenti, è quella che affida la scelta al Paese avendogli offerto la via d’uscita dal caos dell’ingovernabilità.

Roca

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato siria UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. “Ne consegue che per perseguire l’obbiettivo primario è necessario garantire la governabilità anche abbassando la soglia per il premio di maggioranza al 35% alla portata dei 3 competitori con l’appello al voto utile”.
    Capisco bene? Cioè in un Paese dove se andrà bene voteranno 6 elettori su dieci, ne basteranno 2, o anche meno, per governare il Paese? E tutti gli elettori non dovrebbero avere altra scelta in nome della governabilità che votare per uno dei tre ‘grandi’, ovvero Renzi, Berlusconi e Grillo?
    Ma davvero ho capito bene? Questa è la posizione dei socialisti?

  2. A me pare che le riflessioni e le domande avanzate da Filippo siano ragionevoli e sensate, e comincio a pensare che vi sia più d’uno che sta nutrendo crescenti dubbi circa il voler inseguire la “governabilità” ad ogni costo, quale obiettivo primario e irrinunciabile, a prescindere come si usa dire, intravedendovi il rischio che una forza semmai minoritaria nel Paese – e semmai anche con numeri piuttosto risicati – possa prendere decisioni che non corrispondono affatto al “sentire” delle nostre comunità.

    Quando poi si richiama “l’appello al voto utile”, significa, quantomeno a mio avviso, che si chiude definitivamente il discorso delle coalizioni e dei partiti “minori”, i quali dovrebbero di fatto confluire ed annullarsi nei “maggiori”, mettendo insieme culture politiche piuttosto diverse tra loro – non a caso nell’articolo di ieri, dal titolo “Confronto aperto”, si ricorda opportunamente “che le tradizioni socialista ed ex comunista sono profondamente differenti” – culture che difficilmente potranno amalgamarsi.

    O potrebbero anche fondersi, ma al prezzo di innaturali forzature e di contraddizioni, che prima o poi sono destinate verosimilmente a riemergere, insidiando la “agognata” governabilità, il che mi fa propendere per un sistema ad impianto proporzionale, il quale non sacrifichi la rappresentanza e persegua la governabilità attraverso meccanismi come il premierato forte o la sfiducia costruttiva, ecc…, ossia, se ben ricordo, uno schema del tipo di quello previsto dalla Riforma costituzionale che non superò il referendum del 2006.

    Paolo B. 20.07.2017

  3. A me pare che le riflessioni e le domande avanzate da Filippo siano ragionevoli e sensate, e comincio a pensare che vi sia più d’uno che sta nutrendo crescenti dubbi circa il voler inseguire la “governabilità” ad ogni costo, quale obiettivo primario e irrinunciabile, a prescindere come si usa dire, intravedendovi il rischio che una forza semmai minoritaria nel Paese – e semmai anche con numeri piuttosto risicati – possa prendere decisioni che non corrispondono affatto al “sentire” delle nostre comunità.

    Quando poi si richiama “l’appello al voto utile”, significa, quantomeno a mio avviso, che si chiude definitivamente il discorso delle coalizioni e dei partiti “minori”, i quali dovrebbero di fatto confluire ed annullarsi nei “maggiori”, mettendo insieme culture politiche piuttosto diverse tra loro – non a caso nell’articolo di ieri, dal titolo “Confronto aperto”, si ricorda opportunamente “che le tradizioni socialista ed ex comunista sono profondamente differenti” – culture che difficilmente potranno amalgamarsi.

    O potrebbero anche fondersi, ma al prezzo di innaturali forzature e di contraddizioni, che prima o poi sono destinate verosimilmente a riemergere, insidiando la “agognata” governabilità, il che mi fa propendere per un sistema ad impianto proporzionale, il quale non sacrifichi la rappresentanza e persegua la governabilità attraverso meccanismi come il premierato forte o la sfiducia costruttiva, ecc…, ossia, se ben ricordo, uno schema del tipo di quello previsto dalla Riforma costituzionale che non superò il referendum del 2006.

    Paolo B. 20.07.2017

Lascia un commento