venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Pensioni. Consulenti
del lavoro: ecco i nodi critici dell’Ape sociale
Pubblicato il 06-07-2017


Pensioni

I NODI CRITICI DELL’APE SOCIAL

Analizzare le caratteristiche e i nodi critici di questo nuovo strumento a sostegno del reddito. Punta a questo obiettivo la circolare n. 6 della Fondazione studi dei consulenti del lavoro sull’Ape sociale.

“Dopo quasi sei mesi di attesa, l’Ape Sociale e la Quota 41 hanno finalmente ricevuto -scrivono i consulenti del lavoro- la necessaria disciplina attuativa introdotta dai due decreti del presidente del Consiglio dei ministri, firmati lo scorso 22 maggio e apparsi in Gazzetta ufficiale nella giornata del 16 giugno scorso. In contemporanea alla pubblicazione delle due circolari Inps (n. 99 e 100), finalizzate a dettare i dettagli operativi, la circolare n. 6 della Fondazione studi consulenti del lavoro che analizza le caratteristiche e i nodi critici di questo nuovo strumento a sostegno del reddito”.

“Il focus fornito -spiegano i consulenti- verte sui requisiti contributivi necessari per potere accedere all’Ape Sociale, considerando l’anzianità assicurativa accantonata presso le Gestioni Inps, senza tenere conto della contribuzione vantata nelle casse professionali per iscritti ad albo (a differenza di quanto chiarito per i cosiddetti lavoratori precoci) o la contribuzione estera. Investigata anche la natura fiscale della indennità, con conseguente impatto sul regime delle detrazioni applicato agli ‘Apisti sociali’. La circolare analizza e riassume, infine, il timing e i documenti necessari -concludono i consulenti del lavoro- da osservare per accedere all’Ape Sociale e alla nuova pensione anticipata per i lavoratori precoci”.

Inps

CALA CIG A MAGGIO

Nello scorso mese di maggio il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato pari a 39,1 milioni in diminuzione del 37% rispetto allo stesso mese del 2016 (62,1 milioni). E’ quanto emerge dal report mensile di maggio diffuso dall’Inps. Per gli interventi ordinari (cigo), le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate a maggio sono state 10,8 milioni. Un anno primo, nel maggio 2016, erano state 18,8 milioni: di conseguenza, la variazione tendenziale è pari al -42,5%. In particolare, la variazione tendenziale è stata pari a -47,2% nel settore industria e -27% nel settore edilizia. La variazione congiunturale registra nel mese di maggio rispetto al mese precedente un incremento pari al 45%.

Sul versante degli interventi straordinari, il numero di ore di cassa integrazione autorizzate a maggio è stato pari a 27 milioni di cui 9,2 milioni per solidarietà, registrando una diminuzione pari al 29,3% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, che registrava 38,2 milioni di ore autorizzate. Rispetto allo scorso aprile, a maggio si registra una variazione congiunturale pari al +99,2%. Gli interventi in deroga sono stati pari a 1,4 milioni di ore autorizzate con un decremento del 73,9% se raffrontati con maggio 20016, mese nel quale erano state autorizzate 5,2 milioni di ore. La variazione congiunturale registra nello scorso mese di maggio, rispetto al mese precedente, un decremento pari al 31,9%. Quanto poi al tasso di utilizzo delle ore di cig autorizzate, nel periodo gennaio-marzo il tiraggio si è attestato al 25,65% (26.098.967 ore rispetto a 101.751.782 ore autorizzate) in calo rispetto al 30,76% dello stesso periodo del 2016 e al 38,25% del trimestre 2015. Per la cig ordinario il tiraggio è stato pari al 32,51% e quello della cig straordinaria e in deroga del 22,96%.

Nello scorso aprile sono state inoltrate 445 domande di disoccupazione e 713 domande di mobilità, per un totale di 103.929 domande: il -9,2% rispetto al mese di aprile 2016 che aveva registrato 114.422 domande. Quanto alla Naspi sono state presentate 102.762 domande, 8 domande di Aspi, 1 domanda di mini Aspi. L’istituto ricorda comunque come le domande di prestazione che si riferiscono ad eventi di disoccupazione involontaria verificatisi entro il 30 aprile 2015 continuano ad essere classificate come Aspi o mini Aspi, mentre le domande che si riferiscono ad eventi di disoccupazione involontaria verificatisi a partire dal 1° maggio 2015, sono classificate come Naspi.

Consulenti Lavoro

IN ARRIVO NOVITA’ FISCALI PER I LAVORATORI AUTONOMI

Il ‘Jobs act del lavoro autonomo’ introduce importanti novità in materia fiscale per i lavoratori autonomi: dalla deducibilità delle spese relative a prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande all’aumento della percentuale di deducibilità relativa alle spese di formazione e aggiornamento professionale. E’ quanto si legge nell’approfondimento, reso recentemente noto, della Fondazione Studi consulenti del lavoro che ha presentato un’analisi dettagliata di tutti questi aspetti.

“Coerentemente – viene riportato nel testo – con una visione più moderna del lavoro autonomo, si interviene anche sulla disciplina fiscale di spese assicurative e costi sostenuti dai lavoratori autonomi per servizi di orientamento e certificazione delle competenze”.

“La legge – viene ulteriormente evidenziato dalla Fondazione Studi – specifica che sono integralmente deducibili gli oneri sostenuti per la garanzia contro il mancato pagamento delle prestazioni di lavoro autonomo fornita da forme assicurative o di solidarietà. Si tratta dei premi pagati alle compagnie assicurative per le polizze che proteggono i lavoratori autonomi dai rischi di mancato pagamento da parte dei clienti. Nella prassi tali tipologie di spese venivano già considerate totalmente deducibili in funzione del principio di inerenza della tipologia di spesa rispetto all’attività del lavoratore autonomo”.

Giovani

FUGA DALL’ITALIA PER TROVARE LAVORO

Dal 2008 al 2016 più di 500mila connazionali si sono cancellati dall’anagrafe per trasferirsi all’estero. Al primo posto tra le destinazioni dei nuovi emigrati italiani c’è la Germania, seguita da Regno Unito e Francia. A questo numero va aggiunto un altro dato: i quasi 300mila stranieri, soprattutto provenienti dai Paesi dell’Est, che in questi anni sono rimpatriati nel Paese di origine non trovando più opportunità in Italia.

E’ la fotografia scattata dall’Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro nel rapporto “Il lavoro dove c’è”. Un’analisi degli spostamenti per motivi di lavoro negli anni della crisi’, presentato di recente a Roma, nel quale vengono esaminati i cambi di residenza e i comportamenti degli italiani partendo dalla crisi occupazionale del 2008, che ha cambiato le esigenze della popolazione e incrementato il numero di soggetti decisi a spostarsi in un’altra città per lavorare. L’indagine presenta e chiarisce gli aspetti di un altro fenomeno, per certi versi altrettanto significativo del trasferimento all’estero, ma spesso meno considerato: l’emigrazione interna tra le regioni. L’Italia è un paese con opportunità molto diverse e una situazione di disomogeneità interna che non ha pari in Europa: per questo motivo i cambi di residenza da una regione a un’altra sono notevoli e frequenti. Dal rapporto si evince che, tra il 2008 e il 2015, più di 380mila italiani si sono trasferiti da una regione del Sud in un altro territorio del Centro o del Nord Italia: si tratta principalmente di lavoratori qualificati che vedono nella fuga dal Mezzogiorno la via migliore per guadagnare di più.

È facile notare anche come il lavoro nelle città di residenza sia diminuito in questi anni e come le opportunità siano distribuite in modo diverso da territorio a territorio. Lavorare nel comune di residenza sembra, infatti, un privilegio riservato agli occupati tra i 15 e i 64 anni residenti in 13 grandi comuni con oltre 250mila abitanti, in cui Genova, Roma e Palermo superano il 90% di occupati residenti nel 2016. Inoltre, oltre un occupato su dieci lavora in una provincia diversa da quella di residenza. Questo spaccato conferma quanto già rilevato dallo stesso osservatorio nel rapporto annuale sulle dinamiche del mercato del lavoro nelle province italiane, in cui le possibilità occupazionali nelle 110 aree provinciali italiane si differenziano enormemente da Nord a Sud. Si passa, infatti, da un tasso di occupazione del 37% nella provincia di Reggio Calabria ad un tasso del 72% nella provincia di Bolzano.

Se il dato della mobilità è ben presente nei cambi di residenza altrettanto si può dire per il pendolarismo, quotidiano ed interprovinciale, che può incidere fortemente sullo stipendio, la soddisfazione dei lavoratori e la qualità della vita. Dal rapporto emerge, ad esempio, che Milano – per le sue brevi distanze, l’intensità delle occasioni di lavoro e i servizi di trasporto efficienti – è l’epicentro degli spostamenti interprovinciali in Italia. Il capoluogo lombardo, infatti, è presente fra le province di destinazione o di partenza degli occupati ‘pendolari’ in ben 6 delle 10 principali tratte pendolari. Al primo posto ci sono i 118mila lavoratori che ogni giorno si muovono da Monza e Brianza per lavorare a Milano. Al secondo posto 59 mila lavoratori residenti a Varese che vanno abitualmente a lavorare in un comune della provincia di Milano mentre al terzo posto troviamo 48 mila residenti a Bergamo che raggiungono abitualmente il capoluogo lombardo per motivi di lavoro.

Carlo Pareto

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