lunedì, 15 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Perché tra Pisapia e Pd dobbiamo esserci noi
Pubblicato il 21-07-2017


Cerchiamo di fotografare la situazione del centro-sinistra e le possibili, ma non certe, evoluzioni dei meccanismi elettorali. Sul fronte “sinistro” é in atto il tentativo di reductio ad unum dei partiti, movimenti e sigle che oggi pullulano come non mai. Se espungiamo quelle esplicitamente comuniste troviamo Sinistra italiana, con gli ex Sel più Fassina, D’Attorre e i primi fuorusciti dal Pd, il movimento Possibile (aggettivazione italiana del verbo Podemos d’impronta spagnola) di Pippo Civati, Articolo 1-Movimento dei democratici e progressisti degli ultimi scissionisti ex pidini D’Alema-Bersani-Speranza-Rossi, il tandem Falcone-Montanari, quelli per intenderci del Brancaccio, che però non accettano altra supremazia della loro e contestano quella eventuale di Pisapia. Infine l’ex sindaco di Milano col suo Campo progressista, nel quale pare convivano esponenti della sinistra, ma anche del centro, come Tabacci e Sanza.

Quello di Pisapia é un caso a parte. Sarebbe sua intenzione, in realtà, non tanto fare da new Vinavil dell’area che si colloca a sinistra del Pd, in funzione di una magnifica quanto pericolosa battaglia a perdere, ma piuttosto di proporsi come federatore del centro-sinistra tutto, Pd compreso. Ma il Pd di Renzi finora non ci sente, mentre più forti paiono le voci, non solo quelle della minoranza orlandian-cuperliana, ma anche dello stesso Franceschini, che ipotizzano una nuova coalizione di centro-sinistra. Dalle proposte di modifica della legge elettorale si misureranno la volontà di aprire a una coalizione (col premio di coalizione appunto) o quella di mantenere la situazione attuale (col premio alla lista). In quest’ultimo caso Pisapia potrà o confluire nel nuovo soggetto di sinistra o ritirarsi nel suo studio a Milano.

Sembrerà paradossale ma mentre a sinistra, soprattutto da parte di Bersani e Speranza, e con propositi diversi di Pisapia, si ipotizza un nuovo rapporto col centro, con rinnovato spirito ulivista, si dice anche su sollecitazione di Prodi, il Pd resta immobile e con Orfini demonizza la riflessione sulle alleanze aperta da Franceschini, mentre oggi Renzi parla di messaggio veltroniano (il partito a vocazione maggioritaria?). Eppure una parte di centro, l’attuale Alternativa popolare, ha governato col Pd per l’intera legislatura. Le cose non sono destinate a rimanere ferme. I sondaggi parlano di un Pd in caduta libera, prossimo ormai a scendere ai livelli del 2013, che costarono la testa di Bersani. Una coalizione di diversi soggetti può rendere il centro-sinistra ancora competitivo, l’isolamento renziano rischia di portarlo alla sicura sconfitta. E credo che ben difficilmente il Pd potrà governare con Berlusconi, col centro-destra che va a gonfie vele, ma soprattutto su spinta leghista.

C’é un problema che riguarda prima del centro-sinistra e del centro-destra la prospettiva di governo dell’Italia. Il rischio che possa finire nelle mani del populismo-sovranista di Salvini-Grillo non é certo scongiurato. Il centro-sinistra e il centro-destra trovino un’intesa su una legge elettorale che reintroduca le coalizioni. E il Pd stringa un patto con Pisapia mettendo a disposizione lo strumento delle primarie per la scelta del candidato leader. Si vedrà chi potrà ottenere il maggior consenso tra Renzi e Pisapia, senza dimenticare Gentiloni, che in questo momento ottiene il maggior gradimento degli italiani. Penso che questa proposta debba avanzare il nostro partito, magari coinvolgendo in una grande manifestazione nazionale il Pd, Pisapia e la Bonino. Senza escludere la stessa Alternativa popolare, per cinque anni al governo col centro-sinistra. Quattro interlocutori fondamentali di una opportuna e giusta prospettiva politica.

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Commenti all'articolo
  1. Caro Direttore,
    affidiamo, al solito, le nostre riflessioni all’Avanti ed al blog, perché nelle sedi dove si discute il collegio estero non é rappresentato.
    Interveniamo per dire che tra Renzi Pisapia Bersani e perfino Montanari (Chi?) sembra che la sinistra sia già bella affollata, il che non vuol dire che sia di qualità o ancormeno vincente.

    Che il ruolo del PSI sia quello di invitare Renzi a dialogare con Pisapia e Bonino appare quanto meno limitativo. Il PSI ridotto a mero suggeritore da bordo campo?

    Noi del collegio estero auspichiamo una campagna elettorale che miri a raccogliere consensi al PSI, con qualsiasi legge elettorale si vada a votare, perché – in ogni caso – non saremo noi a decidere la legge elettorale.

    Allora se l’obiettivo finale é inserire qualche bravo compagno o compagna in Parlamento, sappiamo già che fine faremo, un film già visto.

    L’obiettivo oggi deve necessariamente essere crescere di consenso e di visibilità.

    Dopo 4 anni di governo e 5 di Parlamento, 3 Congressi ed un Referendum speso in prima linea, il PSI deve avere il coraggio di uscire allo scoperto e stabilire una strategia di attacco all’elettorato di sinistra e liberale.

    Occorre puntare al protagonismo e non a giocare fuori dal campo.

    Spiace vedere che i socialisti siano destinati ad inchinarsi ed accodarsi ai leader di altre formazioni, siano essi di MDP o del PD.

    La strategia deve essere di visibilità e fondata sulla ricerca di voti nuovi e preferenze.

    All’estero abbiamo le preferenze, quindi i giochi sono a zero.

    Dobbiamo puntare ad un elettorato giovane intelligente e non ideologizzato.

    Puntare su campagne mediatiche e social utili e visibili con temi quali
    – Erasmus
    – Cogestione
    – Green Economy

    E soprattutto dobbiamo recuperare i socialisti tutti con la chiave dell’identità.

    Abbiamo la visibilità necessaria, al governo, dobbiamo agire ora.

    Leonardo

  2. Se il centro destra “va a gonfie vele”, come scrive il Direttore, ne andrebbero ricercate le ragioni, verosimilmente riconducibili, da un lato, al fatto che la sinistra non viene ritenuta o percepita come il soggetto politico in grado di governare i problemi di questo tempo, oppure rapportabili, per altro verso, alla fiducia che vene accreditata al fronte opposto, ritenuto invece portatore di valori e di idee appropriate per poter fronteggiare le criticità dell’oggi.

    Ma forse i programmi, le proposte, i propositi, hanno perso d’importanza – e forse non a caso anche in questo FONDO non se ne fa cenno – ma contano soprattutto le “suggestioni”, ossia la sensazione di affidabilità e credibilità che riesce a suscitare un Leader o un movimento politico, in una con la relativa forza mediatica, cioè un insieme di fattori che ne determina consenso e seguito tra il corpo elettorale (e se fosse effettivamente così dovremmo giocoforza parlare di populismo generalizzato, o quasi).

    E d’altronde di nomi si parla anche in un altro articolo, egualmente interessante, dal titolo “La sinistra e il futuro di Pisapia”, plausibilmente perché intorno a questo tema, ossia i Leader, ruota ormai la vita e la discussione politica, il che potrebbe spiegarci il motivo per cui chi si sente vocato o chiamato a quel ruolo, di capofila, può non vedere con grande favore le coalizioni, dal momento che il tutto dovrebbe invece concentrarsi sulla propria figura e il suo potenziale attrattivo.

    E in effetti la “personalizzazione” induce a vedere sotto altra luce i meccanismi elettorali, coalizioni incluse visto che i partiti che vi entrano perdono di fatto la loro autonomia in funzione del Leader, vale a dire di chi “occupa la scena” e si espone verso l’elettore, a meno che non si ragioni di premierato forte, con sistema di contrappesi, ecc…., in modo da coniugare rappresentanza e governabilità, ma qui il discorso si allarga e complica, dal momento che comporterebbe il ricorso ad una Riforma costituzionale.

    Ancora, e senza voler fare salti in avanti, la “personalizzazione” può mettere in secondo piano pure i programmi, a meno che una formazione, anche “minore”, non voglia emergere proprio attraverso questa strada, vale a dire dimostrando la propria capacità ad avanzare proposte concrete per la soluzione dei diversi problemi, quantomeno quelli più caldi ed attuali, o che sono avvertiti come tali nel sentire comune, ma allora questa capacità andrebbe esercitata (in caso contrario anche le ragioni dell’autonomia vanno sostanzialmente ad esaurirsi).

    Per fare un esempio a quest’ultimo riguardo, la controversa materia del lavoro occasionale poteva essere l’occasione per formulare una propria proposta quanto alla regolamentazione del settore – anziché limitarsi al dire che i voucher andavano mantenuti per lo svolgimento di determinate attività, come mi è parso di aver letto – proposta che mi sembra di non aver visto, scusandomi fin da ora se mi fosse sfuggita, e che in non pochi avrebbero gradito ed apprezzato (a mio modesto avviso).

    Paolo B. 22.07.2017.

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