sabato, 23 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Pisapia e la sinistra che vola via
Pubblicato il 03-07-2017


Un amico su Facebook ha contato oltre trenta partiti, movimenti, sigle collocati alla sinistra del Pd. Un crogiolo variopinto e anche simpatico di identità, ambizioni, emozioni, suggestioni. Che razza di Vinavil servirebbe per metterle insieme… Non penso peraltro che sia intenzione di Pisapia tentare l’impossibile e alla fine il controproducente. Anche perché nella sinistra (dovremmo anche riformulare oggi i caratteri stessi della sua definizione) le ambizioni spesso sono state scambiate per difese identitarie e per volontà di produrre emozioni e suggestioni. Pensiamo al primo conflitto di proprietà dell’area. Un conflitto inevitabile, dopo il convegno del Brancaccio che pareva aver incoronato il duo Falcone-Montanari.

Il tandem F-C ha guardato subito a Pisapia come a un intruso. Ma come, sostengono costoro, noi siamo nuovi e lui vecchio, noi abbiamo pilotato la campagna per il no al referendum e lui ha votato sì, noi siamo antirenziani e lui vuole, o voleva, fare coalizione col Pd, e adesso dobbiamo pure cedergli il testimone? Così il tandem F-C non é andato a Santi Apostoli in attesa di chiarimenti (sul suo ruolo). Poi c’é Fratoianni e la sua Sinistra italiana, ex Sel. Diciamo la verità, costoro, meno Fassina, sono stati per anni all’opposizione dei governi Pd. Adesso arriva Pisapia e chiede a tutti di fare gruppo unico. Ma se i fuoriusciti dal Pd hanno sempre votato la fiducia e anche adesso sostengono Gentiloni? Ovvio che Fratoiannni faccia orecchie da mercante. Non parlo ovviamente né di Ferrero, né di una vera selva oscura di sigle comuniste che portano i nomi di Rizzo, di Ferrando, di altri, ma perfino Bertinotti che aveva guardato al Brancaccio con interesse adesso si allontana dal progetto, così poco bertinottiano.

Poi c’é appunto Articolo 1 Mdp. Anche qui le differenze, le sensibilità, soprattutto le ambizioni, non si contano. D’Alema guarda con malcelata sufficienza al ruolo di Pisapia, mentre Bersani, più ulivista di Baffino, lo incorona. Vedo che tra tutti i movimenti e sigle citati non ce n’é neanche uno col nome di socialista, e perfino il socialista “berlingueriano” Enrico Rossi si è rassegnato. Eppure anche qualcuno dei nostri pare intenzionato ad essere della partita. Tra gli obiettivi lanciati da Pisapia e Bersani la cancellazione del jobs act, una legge che porta il nome del moderno riformismo alla Ichino, un giuslavorista che venne invitato da noi alla costituente socialista, aperta anche in nome di Marco Biagi. Possibile, caro Civati? Sì, possibile. E più che altro incomprensibile, sempre restando alle identità. Se parliamo di ambizioni invece…

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