domenica, 19 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

39 anni fa Pertini eletto Presidente della Repubblica
Pubblicato il 10-07-2017


Sandro-Pertini-“Noi abbiamo sempre considerato la libertà un bene prezioso, inalienabile. Tutta la nostra giovinezza abbiamo gettato nella lotta, senza badare a rinunce per riconquistare la libertà perduta. Ma se a me, socialista da sempre, offrissero la più radicale delle riforme sociali a prezzo della libertà, io la rifiuterei, perché la libertà non può mai essere barattata”.

Con queste parole il neo Presidente della Repubblica Sandro Pertini riscosse gli scroscianti applausi del Parlamento nel suo discorso di insediamento del 9 luglio 1978, 39 anni fa. Il giorno prima, l’8 luglio 1978, il Parlamento lo aveva eletto Capo dello Stato. Moro era stato appena ucciso dalle Br e Pertini disse: “La Repubblica sia giusta e incorrotta, forte e umana: forte con tutti i colpevoli, umana con i deboli e i diseredati. Così l’hanno voluta coloro che la conquistarono dopo 20 anni di lotta contro il fascismo e due anni di guerra di liberazione, e se così sarà oggi, ogni cittadino sarà pronto a difenderla contro chiunque tentasse di minacciarla con la violenza. Contro questa violenza nessun cedimento. Dobbiamo difendere la Repubblica con fermezza, costi quel che costi alla nostra persona. Siamo decisi avversari della violenza, perché siamo strenui difensori della democrazia e della vita di ogni cittadino. Ed alla nostra mente si presenta la dolorosa immagine di un amico a noi tanto caro, di un uomo onesto, di un politico dal forte ingegno e dalla vasta cultura: Aldo Moro. Quale vuoto ha lasciato nel suo partito e in questa Assemblea! Se non fosse stato crudelmente assassinato, lui, non io, parlerebbe oggi da questo seggio a voi”.

Qui Pertini fece un’interessante critica agli “stranieri”: “Ci conforta la constatazione – disse Pertini solenne – che il popolo italiano abbia saputo reagire con compostezza democratica, ma anche con ferma decisione a questi criminali atti di violenza. Ne prendano atto gli stranieri, spesso non giusti nel giudicare il popolo italiano. Quale altro popolo saprebbe rispondere e resistere a una bufera di violenza quale quella scatenatasi sul nostro Paese come ha saputo e sa rispondere il popolo italiano?”.

Pertini conclude: “Non posso, in ultimo, non ricordare i patrioti con i quali ho condiviso le galere del tribunale speciale, i rischi della lotta antifascista e della Resistenza. Non posso non ricordare che la mia coscienza di uomo libero si è formata alla scuola del movimento operaio di Savona e che si è rinvigorita guardando sempre ai luminosi esempi di Giacomo Matteotti, Giovanni Amendola, Piero Gobetti, Carlo Rosselli, don Minzoni e Antonio Gramsci, mio indimenticabile compagno di carcere. Ricordo questo con orgoglio, non per ridestare antichi risentimenti, perché sui risentimenti nulla di positivo si costruisce né in morale né in politica. Ma da oggi io cesserò di essere uomo di parte. Intendo solo essere il Presidente della Repubblica di tutti gli italiani, fratello a tutti nell’amore di Patria e nell’aspirazione costante alla libertà e alla giustizia”.

Durante il suo settennato (1978-1985) Pertini è stato ed è largamente il Presidente più amato dagli italiani. Pertini nominò il primo Presidente del Consiglio laico (Giovanni Spadolini), il primo Presidente del Consiglio socialista (Bettino Craxi), la prima senatrice a vita donna (Camilla Ravera).

Il regime di Mussolini decretò la sua prima condanna ad otto mesi di carcere nel 1925. Vent’anni dopo, nel 1945, partecipò agli eventi che portarono alla liberazione dal nazifascismo, organizzando l’insurrezione di Milano, e votando il decreto che condannò a morte Mussolini e altri gerarchi fascisti. Nel 1985, lasciò il Quirinale a Francesco Cossiga.

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