domenica, 18 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Riprendersi il futuro
Pubblicato il 25-07-2017


Tutti i giorni vengono trattati argomenti di gossip sociale, vengono trattati perché spesso i lettori non sono interessati a sapere del loro futuro, ma soprattutto sembra non vogliano sapere dei responsabili che hanno cambiato in peggio lo scorrere delle rispettive vite. Divorano l’informazione che riguarda il vicino di casa, ma di ascoltare gli argomenti che li riguardano… non se ne parla.

Anche il dibattito politico si svolge di conseguenza – dare all’elettore ciò che desidera. Le responsabilità non sono di chi pensiamo abbia approfittato della salute dei nostri risparmi, perché siamo noi che lo abbiamo permesso. Di solito quando si commette un’ingiustizia ci si aspetta una reazione, ma nessuno ha mai reagito, o almeno nei modi dovuti.

L’esempio quasi viene spontaneo dallo scandalo delle banche, ma cosa parlarne a fare. I presunti truffati, e ribadiamo presunti, non ne vogliono sapere, leggere e informarsi sull’argomento non ci pensano neanche, non ci sono scusanti per questi signori, perché o ritieni che sono stati violati i tuoi diritti e reagisci, oppure le cose non sono andate esattamente come vengono descritte da chi si ritiene vittima del suo istituto di credito.

In questo caso, non intendo soffermarmi sui problemi delle singole persone, ma sull’impatto sociale della crescita dei territori, e quindi del lavoro che è stato bloccato come un’indigestione. In pochi anni sono stati depotenziati i crediti che davano ossigeno all’impresa per la crescita, e crescita significava nuovi posti di lavoro e nuove aziende.

Ora, invece, bisogna avere credenziali diverse, credenziali che non abbiamo, quindi destinati alla disoccupazione a vita. No, non abbiamo reagito, siamo rimasti inermi difronte alla più sonora bastonatura subita dalla piccola e media impresa italiana. Come pensiamo di uscire dal processo di delocalizzazione delle banche e conseguente credito? Siamo come cani rabbiosi che si mordono la coda senza la freddezza necessaria per cambiare le cose, e assecondiamo chi sostiene che non possiamo fare più nulla!

Possiamo fare tantissimo invece, ma l’ostacolo più grande è mettersi d’accordo, cercare quella coesione d’insieme che per cultura noi italici non avremo mai. Avete idea di cosa significherebbe associare tutti gli azionisti delle banche italiane in una federazione? Penso proprio che in un baleno tornerebbe quel perfetto equilibrio tra risparmio e credito che ha permesso all’Italia di diventare un grande Paese. L’unico ostacolo è la guida di un’uomo onesto, e ad oggi Diogene non lo ha ancora trovato.

Angelo Santoro

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