mercoledì, 12 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Alessio Caperna:
Tratti di populismo sui vitalizi
Pubblicato il 27-07-2017


Funzionalmente al volere del Capitale, le masse vogliono il Parlamentare debole, non più autonomo ed indipendente. Autonomia e indipendenza che si ha solo con una retribuzione importante e confacente al ruolo di rappresentante degli elettori e di Legislatore, oggi commisurata alle indennità dei magistrati.

Lo vogliono debole, con una pensione piccola, quindi ricattabile, acquistabile dal miglior offerente, facilmente carcerabile (sottoposto ai capricci del pm di turno in cerca di visibilità), ahi ahi il famoso quarto d’ora di celebrità, sempre preferibili le veline.
Il Capitale ordina e le masse fanatiche, acefale plaudono, grugniscono uh uh uh come bestie: Barabba Barabba. Le Forche, le Ghigliottine.
Le masse senza guida partitica stringono le loro catene, si stringono le manette ai polsi, masochisticamente provano piacere nel privarsi delle libertà e della democrazia.

Ecco qualche tratto di populismo.
Un tempo le rosse bandiere socialiste venivano sventolate dal popolo, che infatti tendeva a migliorare la propria posizione.
Oggi le masse inferrate nel capitale che si è digitalizzato, avviluppate nell’algido abbraccio mortifero del danaro quale valore di per sé, sventolano le banconote debit cards per ghigliottinare i parlamentari, fustigandoli e brandendo i loro smartphone ululano tornando hobbesianamente ad essere lupi grigi grigi, per il Leviatano, per il Capitale che li schiavizzerà nel non-lavoro delle start-up, immaterialmente debitori, obbligati, tenuti sotto-mutuo dal Capitale.

I ricchi in barca invece potranno fare politica.
Le masse inneggianti debolezze, povertà, ignoranza.
Il socialismo italiano può contribuire a far sì che il populismo non prevalga.
Altre volte abbiamo avuto delle difficoltà nella nostra storia secolare, ma come la Fenice siamo sempre risorti.

Viva il Partito Socialista italiano.
Viva le prerogative parlamentari.
Non lasciamo estinguere la nostra democrazia.

Alessio Andrej Caperna

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