sabato, 25 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Leonardo Raito:
Paolo Villaggio, emozioni, ricordi
e riflessioni
Pubblicato il 06-07-2017


La morte di Paolo Villaggio ha suscitato grandi emozioni e aperto il libro dei ricordi e delle riflessioni sul ruolo che questo protagonista del mondo letterario e dello spettacolo ha avuto nella nostra società. Già, pare quasi un controsenso parlare di influenza sulla società di un attore conosciuto più per i suoi ruoli comici, legati alla figura del ragionier Fantozzi che per altre opere o interpretazioni, ma non è così. Fantozzi, che prima di essere protagonista di una serie di film comico-grotteschi è stato, giova ricordarlo, un grande successo letterario (Rizzoli ne vendette milioni di copie) ha offerto una riflessione profonda sui vizi e le deformazioni della società italiana costruita e consolidatasi dopo il miracolo economico. Il sogno del posto fisso a tutti i costi, le mega industrie capitalistiche con la loro schematizzazione stampata in serie delle vite e dei dipendenti, il servilismo nei confronti dei potenti o dei presunti tali, i desideri che spesso cozzavano con i condizionamenti delle culture imperanti. Paolo Villaggio seppe ritagliarsi i propri spazi nel mondo letterario, in una tv che si consolidava sempre più come impositrice di usi e costumi, e poi in un cinema che aveva dinamiche molti diverse dall’odierna produzione da usa e getta per multisala. Villaggio ha saputo inventare un linguaggio di uso comune, fatto di iperboli, aggettivi esagerati, battute che sono entrate ormai nell’eloquio popolare di ogni giorno; ha saputo, in tal modo, incidere su una cultura italiana dai tratti giullareschi, scanzonati. Ci ha lasciati in silenzio, quasi ritirato nella sua spiritualità, nel suo isolamento, nel suo occuparsi dei propri spazi che, nonostante non si sapesse, amava. Per lui parleranno una vita di impegno, opere indimenticabili, e quell’essere, a modo suo, protagonista dei nostri tempi.

Leonardo Raito

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