venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
La mancanza di una visione strategica
Pubblicato il 05-07-2017


Ogni tanto sentiamo dire che da quando è caduto il muro di Berlino, le discussioni politiche non hanno né capo né coda. Ascoltare alcuni partecipanti alla trasmissione Tagadà ha provocato una spinta a capire il perché. Sono scaturite le seguenti considerazioni. Per secoli, i popoli avevano lentamente cercato di adeguare le “istituzioni” ai problemi emergenti. Quando si verificarono sconvolgimenti epocali, come la rivoluzione industriale in Gran Bretagna, grandi uomini si sforzarono di ipotizzare sistemi nei quali depositare e risolvere le problematiche sociali. Penso a Proudhon, Owen, Weber, Pareto ed altri. Nella seconda metà dell’800, maturarono convinzioni filosofiche ed economiche che, oltre a cercare di ribaltare i possessori del potere, spinsero verso la creazione di organizzazioni (Partiti) utili alla concretizzazione dei modelli teorizzati. L’Europa fu il continente nel quale tali spinte nacquero, non senza conflitti e spargimento di sangue. Le diverse zone del mondo non avevano bisogno urgente degli stessi strumenti. Le diverse culture e il diverso peso delle Religioni o delle ideologie, nelle società provocavano esigenze diverse. Infatti, le differenze culturali e politiche che troviamo tra i vari paesi ci fanno capire perché l’Europa, unita geograficamente, è più sommatoria di diverse culture che una comunità. Ho letto che, dopo pochi decenni dal Manifesto di Lutero, nelle località, in cui convivevano protestanti e cattolici, i primi esercitavano attività liberali, mentre i cristiani erano rimasti agricoltori. Se seguiamo l’espandersi del riformismo, notiamo che l’ostacolo da superare o da attraversare era l’intensità del condizionamento religioso nei vari paesi: massimo in Italia, andava diminuendo allontanandosi da Roma. La presenza di un partito come la DC e di un altro, come il PCI, sono effetti dell’influenza della Religione e dell’apparente anti-Religione marxista e causa dell’attuale confusione politica. Chi non avverte che, con il cattocomunismo e in assenza di partiti con una identità laica, siamo tornati ad attendere i messaggi del Vaticano? I continui applausi alla Star Francesco fanno capire che il rapporto tra poveri e creatori dei poveri non deve essere più conflittuale, ma devono convivere, tanto c’è la Chiesa, che aiuta i poveri. La lotta, tra chi diceva di aiutare le persone a sollevarsi e chi diceva che non bisognava “farle cadere”, si è conclusa con la vittoria dei primi. Quando ho sentito dire dal Vescovo di Avellino “Voglio stare a fianco di tutti i poveri” ho pensato che ritenesse naturale la tendenza all’aumento dei poveri. Questa mentalità è totalizzante in mancanza di forze politiche con un modello di società. Le varie proposte caritatevoli ( reddito di cittadinanza, reddito di inclusione, gli 80 euro, il bonus di 500 euro e altre baggianate) ed elettoralistiche confermano la mancanza di una visione strategica e il procedere all’insegna del “dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Il proporre sistemi elettorali improvvisati e il lasciar intravedere coalizioni variabili quotidianamente ( PD con FI- PD con SI, MPD- ecc.) fanno capire , che vive e trionfa un’imbecillità offensiva, anche grazie al cloroformio sindacale e per gli intrallazzi delle associazioni di categoria o professionali, con i giornalisti in primo piano. Diventa ancora più insopportabile la situazione italiana se la si confronta con quella della Germania. Il programma della Merkel, di 70 pagine, ha il seguente titolo “Per una Germania in cui vivere bene e volentieri”. In Italia, si consiglia ai giovani “Preparatevi ad emigrare”. La CDU punta a raggiungere la piena occupazione entro il 2025, portando il tasso di disoccupazione dall’attuale 5,5% al 3%. Si lascia intravedere un Paese meraviglioso. In Italia, le associazioni dei trasformisti spingono il popolo ad accettare, con cristiana rassegnazione, un futuro di vacche magre e di perdita dei diritti, aspettando la carità. Il guaio è che la nera previsione non è conseguenza del caso o dell’ignoranza, ma della volontà scientifica di eliminare la classe media. I partiti tedeschi dimostrano di volere che la classe media sia la colonna di una democrazia armoniosa. Sono convinti che “ un Paese si giudica dal livello di vita della middle class”, come ha scritto Joan Didion.

Luigi Mainolfi

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