giovedì, 20 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Sinistri a sinistra
Pubblicato il 06-07-2017


L’osservatore distratto o disinformato che prova a capire qualcosa di quanto succede nel variegato mondo della sinistra deve ritenere di essere piovuto dal cielo sul pianeta Marte. Perché più a destra stanno facendo prove di accordi e di ricostruzioni di soggetti e coalizioni, più a sinistra ci si divide. E non è un caso. È un aspetto che fa parte della storia della sinistra stessa, un frazionismo congenito che è capace, da una virgola, di cavarci fuori un partito o un micropartito, che è capace di usare un’antipatia personale per creare una frattura, una spaccatura, una scissione. Qui, pur evocando gli spettri di uno scivolamento del principale soggetto di centrosinistra, il Pd, a destra, pare chiaro che sia l’odio atavico del vecchio gruppo dirigente verso Renzi ad aver contribuito alla distruzione della solidità del Pd prima e del centrosinistra poi. Colpa del leader dem? Potrebbe anche essere, se non fosse che non si vede niente di nuovo sotto il sole.

Come dimenticare l’odio viscerale di larga parte del gruppo dirigente comunista verso il riformismo del leader socialista Bettino Craxi? Come dimenticare che si era giunti persino a mettere all’indice il leader migliorista Napolitano, che aveva proposto un dialogo con i socialisti, salvo poi recuperarne il credito e le competenze per i massimi incarichi istituzionali? Certo, ma con tre lustri di ritardo.

Il vero tema oggi è: si può affrontare una sfida governante rinunciando alle riforme? A sinistra dovrebbero chiederselo non come esercizio filosofico, ma come prima e assoluta chiarezza di programma e di progetto. Ma nei cespugli si parla poco di questo e non si tratta di un problema da sottovalutare. Dopo aver contribuito a far saltare il disegno di riforma costituzionale, è emersa con trasparenza l’assenza di un progetto riformista. Non basta richiamarsi al tema del lavoro, anche se pressante per la drammaticità delle condizioni occupazionali attuali. Non basta richiamarsi al tema dei diritti, di fronte a un governo e a una maggioranza che ha fatto, nelle riforme sui diritti stessi, passi avanti che il paese non era riuscito a fare in oltre settant’anni.

Che cosa potrà tenere assieme Bersani, Pisapia, D’Alema, Vendola, Sinistra Italiana, Marco Rizzo, i verdi e tutta la compagnia ex ulivista/unionista che ha miseramente fallito alle prove di governo? Insomma, pare che l’avventura della sinistra oltre il Pd sia nata tra diversi incidenti di percorso. Ma anche in un tamponamento a catena, alla fine, si contano i danni. E la somma quale potrebbe essere? Riconsegnare il paese alle destre.

Il signore abbia pietà di noi.

Leonardo Raito

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Commenti all'articolo
  1. Gran parte dei gruppetti ” a sinistra” del PD non sono altro che il risultato dell’arroganza di Renzi. Forse avrebbero fatto bene a venirsene via prima, non votandogli leggi che sono state un disastro. Che poi siano un po’ disorientati va messo in conto. Diamogli tempo.

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