venerdì, 18 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Sonia Gradilone
ll fascismo, quel baule dimenticato in soffitta
Pubblicato il 12-07-2017


Ma noi, noi socialisti, come dobbiamo porci davanti ad espressioni di esaltazione, postuma e sgradevole, del fascismo? Un primo dato è che da liberi ci contraddiremmo a negare la libertà altrui, fosse anche la più estrema. Ma, c’è un ma. Nel profondo la società italiana ha omesso di fare i conti con la sua storia, ha come chiuso un baule in soffitta e ha agito come se quel baule non fosse lì, fosse inesistente. Questa “dimenticanza”, ha prodotto la cattiva coscienza di oggi, perché chi si richiama alla libertà di esaltare il fascismo in nome della libertà lo fa “pelosamente” negando la “tragedia”. Perché non si nega la libertà di pensare, ma la negazione della tragedia. Si omette che l’Italia fascista ha aggredito 40 stati diversi, ha aggredito, ha fatto violenza, ha ucciso le libertà e uomini liberi, ha creato, alimentato, gerarchie di razza. Noi non possiamo negare la libertà, ma possiamo e dobbiamo da socialisti negare la faziosità, la rilettura della storia, l’idea che quel baule ha dentro cose buone, ha dentro “felicità” perdute e non violenza. Pertini diceva che il fascismo non è una idea, ecco il fascismo non è una idea è sopraffazione e noi non possiamo accogliere la sopraffazione. Noi vogliamo aprire quel baule, senza remore, per dire della tragedia non del culto del capo, non dei treni in orario ma dei ritardi messi nell’orario. Oggi la “dimenticanza” del baule diventa “indifferenza” al fascismo, il “tanto che fa”, il “è una idea come un’altra”. No, non è una idea è una sopraffazione e noi, come i socialisti davanti ad ogni dittatura a questo non possiamo che dire no.

Sonia Gradilone
Direzione Nazionale Psi

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Commenti all'articolo
  1. Io l’antifascismo ce l’ho nel mio dna. I miei nonni paterni, comunisti (la nonna Tosca anche cattolica, una cattocomunista ante litteram) furono incarcerati a Reggio Emilia.Mio nonno Oreste guidava la corriera e mio padre Otello faceva il controllore. Un giorno salì una squadraccia fascista che picchiò a sangue mio nonno davanti agli occhi di suo figlio. Mio zio Enzo stava per salire sul treno per Auschwitz quando a Verona un poliziotto di Reggio che lo conosceva disse “no lui non c’entra, fatelo scendere”. Ma sono anche antistalinista e anticomunista: la fede socialista l’ho succhiata direttamente dalle mammelle della mamma.

  2. Il leggere “Ma, c’è un ma” mi fa pensare che ogni principio, che semmai diamo e proclamiamo come importantissimo e irrinunciabile, può essere alla fine derogato, quando ciò può far comodo ad una parte rispetto a quella “avversaria” o comunque non allineata, un po’ come il garantismo a senso unico, giustamente criticato dai liberal socialisti dal momento che non può esservi un garantismo a giorni alterni, ossia calibrato sulle rispettive convenienze politiche.

    Alcune decine di anni fa, era molto in voga nel nostro Paese il motto “vietato vietare”, il che avrebbe dovuto verosimilmente preludere ad una stagione molto “libertaria”, circa i costumi e, soprattutto, riguardo alle opinioni, ma guardando la cosa col senno di poi si ha l’impressione che forse anche quella “libertà” potesse venir intesa in modo restrittivo verso quanti si trovano a non pensarla “correttamente”, il che mi fa sempre essere piuttosto cauto e “guardingo” di fronte ad un “Ma, c’è un ma”.

    Paolo B. 14.07.2017

  3. Il leggere “Ma, c’è un ma” mi fa pensare che ogni principio, che semmai diamo e proclamiamo come importantissimo e irrinunciabile, può essere alla fine derogato, quando ciò può far comodo ad una parte rispetto a quella “avversaria” o comunque non allineata, un po’ come il garantismo a senso unico, giustamente criticato dai liberal socialisti dal momento che non può esservi un garantismo a giorni alterni, ossia calibrato sulle rispettive convenienze politiche.

    Alcune decine di anni fa, era molto in voga nel nostro Paese il motto “vietato vietare”, il che avrebbe dovuto verosimilmente preludere ad una stagione molto “libertaria”, circa i costumi e, soprattutto, riguardo alle opinioni, ma guardando la cosa col senno di poi si ha l’impressione che forse anche quella “libertà” potesse venir intesa in modo restrittivo verso quanti si trovano a non pensarla “correttamente”, il che mi fa sempre essere piuttosto cauto e “guardingo” di fronte ad un “Ma, c’è un ma”.

    Paolo B. 14.07.2017

  4. Compagna Gradiloni, non so su quali libri di Storia tu abbia studiato, e lo scrivo senza intenti polemici. Io sono nato nel 1976, i testi scolastici della scuola media e del liceo erano chiaramente antifascisti e improntati a una condanna senza equivoci sia del Fascismo, sia di molto di ciò che avvenne in quel ventennio. Non sono d’accordo sul fatto che l’Italia non avrebbe fatto ancora i conti con la propria Storia, li ha fatti eccome, e in campo “di destra” li ha fatti prima della Germania(ovest), dove fino alla metà degli anni cinquanta il Nazismo e i campi di sterminio erano quasi un tabù, e del Giappone, che i conti con il proprio orribile passato non ha neanche iniziato a farli.
    Poi, certo, si possono scrivere tutte le leggi che si vogliono e far passare tutti i messaggi che si vogliono, ciò non toglie che certe verità restano: Mussolini fu un socialista, per quanto molto sui generis, il Fascismo non ebbe mai un’ideologia precisa, fu sempre un confuso “ammeschiafrancesca” di socialismo agrario e massimalista, di populismo, reducismo, nazionalismo, corporativismo, un regime che nacque per precise ragioni che non possono essere decontestualizzate, che divenne dittatura quasi per caso, senza un piano preciso ( non esiste prova che prima del semestre giugno-dicembre 1924 Mussolini puntasse al potere assoluto, paradossalmente si fece dittatore soprattutto per istinto di sopravvivenza, visto che rischiava seriamente di finire accoppato dagli squadristi della “seconda ondata”, e non è un caso che perfino molti fascisti furono stupiti dal tono rubiconiano del famoso discorso del 3 gennaio 1925 e che tantissimi italiani, fascisti e non, non ne compresero subito il significato pratico ) dittatura, dicevo, che, dopo un decennio tutto sommato abbastanza moderato e in larghissima parte approvato dagli italiani, degenerò conducendo l’Italia alle tragedie delle guerre, delle leggi razziali, della disfatta. Ho sempre trovato molto interessanti, e forse azzeccate, le due definizioni che Mussolini e Montanelli diedero del Fascismo. Il Mussolini depresso e avvilito del marzo 1945 disse di non aver inventato il Fascismo ma di averlo semplicemente tratto dall’animo degli italiani, mentre Montanelli, molti anni dopo, definì il Fascismo l’occasione data a milioni di italiani, nel loro piccolo, di avere allo stesso tempo un’autorità e il diritto di abusarne… In entrambi i casi si avverte la correttezza del famoso ” Fascismo, autobiografia di una nazione”.
    Concludo aggiungendo che proprio l’esperienza nefasta di quell’epoca storica, morta e sepolta, dovrebbe insegnarci che non serve preseguire, né vietare: basta educare.
    Cordiali saluti, Mario.

  5. “Venduti, a Soros, De Benedetti e ad ogni nemico della patria. #Traditori”. Questo il messaggio affisso su quindici circoli del Pd da parte di militanti di Forza Nuova. Il riferimento è alle politiche sull’immigrazione sostenute dal Pd e “al supporto costante che il suo governo dà alle navi ‘negriere’ gestite dalle Ong”. La reazione, riporta tra gli altri il Corriere Milano, è affidata al segretario metropolitano dem Pietro Bussolati. “Ai fascisti di oggi – le sue parole – diciamo che continueremo a impegnarci perché la nostra città non sia un luogo dove si costruiscono muri”.
    Sulla stessa testata, Sergio Harari riflette sui nuovi e ripetuti segnali di odio che non di rado toccano anche la sfera dell’antisemitismo. Tra cui, molto recenti, le squallide offese al parlamentare Emanuele Fiano. “Dal pregiudizio alla discriminazione – scrive Harari – il passo è breve. Ce lo ricorda anche l’ultimo rapporto dell’Osservatorio antisemitismo sviluppato dal Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano che racconta come cospirativismo e postverità vadano diffondendosi dai salotti, alle conversazioni da bar e, naturalmente, al web, con il cosiddetto antisemitismo 2.0”.
    L’apologia di fascismo è un problema attuale, scrive Donatella Di Cesare. “L’Italia ha conservato i suoi fantasmi, che tornano ad aggirarsi con vecchi simboli e rinnovati contenuti. Si dirà che sono solo spettri. Ma lo spettro è uno spirito, e lo spirito del fascismo – sottolinea la studiosa – non è né morto né, tanto meno, sepolto”.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

  6. Ci sono alcuni punti fermi.
    Il fascismo è un prodotto italiano. Viene da lontano e – come qualcuno ha già detto – è carico di molte cose.
    L’Italia non ha fatto i conti con il fascismo. Se è per questo non li ha fatti neppure per come ha condotto la guerra coloniale.
    Non l’ha fatti con l’entrata in guerra, con le azioni in Grecia e Jugoslavia, Dell’invasione della Russia a fianco dei tedeschi si ricorda la ritirata – tragedia illuminata dal sacrificio e delle gesta degli Alpini.
    Il fascismo fece anche cose che riecheggiavamo le battaglie operaie. Ma sarebbe sciocco dare il giudizio storico sul fascismo partendo dalle bonifiche pontine, dall’INPS, dalla vittoria dei mondiali nel ’34 e nel ’38 o la Legge bancaria.
    Il fascismo va condannato anzitutto perché tolse la libertà al popolo italiano. Va condannato per il modo con cui sorse, conquistò il potere e lo tenne fino alla sua fine. Perché diseducò la gioventù e corruppe la società.
    Fa ridere chi se la prende con l’architettura fascista.
    A me piacevano le forme di quella architettura e, sapendo che era quella fascista, da ragazzo ero contrastato con i principi socialisti e antifascisti che avevo respirato in casa e che mi ispiravano. Il senso di colpa, però, scomparvero quando, a metà degli anni cinquanta scoprii la nascita del razionalismo,che niente aveva a che fare con mussolini.
    Ah, “last but not least”, Togliatti aiutò a “dimenticare” con la nota amnistia.
    Termino con il motto di un 25 aprile portoghese: “Fascismo nunca mais!”

  7. La mia adolescenza-giovinezza ho temporalmente coinciso con gli anni del dopoguerra, e ricordo che all’inizio faticai non poco ad orientarmi tra formazioni ed alleanze belliche, del prima e del dopo, vincitori e vinti, ecc…, anche perché mi capitava non infrequentemente di ascoltare racconti e versioni piuttosto differenti tra loro, riguardo agli accadimenti e ai fatti che avevano coinvolto e interessato anche i nostri luoghi, e le nostre comunità, talora con un epilogo luttuoso e tragico

    Poi il quadro mi si fece via via più chiaro, e mano a mano compresi, o ne ebbi l’impressione, che a fronte di chi si era schierato apertamente e fermamente per l’una o altra parte, altri ve n’erano che non avevano voluto, saputo, o potuto, assumere una posizione precisa, causa una pluralità di ragioni – e anche di circostanze che potevano aver indotto a compromessi e mediazioni – pur se tra loro non erano mancati atti di coraggio, abnegazione, rischioso altruismo…., per dire che la realtà può riservarci più di un volto, e sfaccettatura.

    Talvolta avvertivo nei miei interlocutori una sostanziale riluttanza, e financo “reticenza”, a parlare di quel recente passato, che aveva creato ferite, contrasti e divisioni anche all’interno delle stesse famiglie, quasi la voglia da parte loro di archiviare un periodo così tormentato, difficile e tribolato, di fronte alla quale anche la mia curiosità di ragazzo, o di giovane uomo, si fermava, in forma di naturale e spontaneo rispetto, perché intuivo la sofferenza e il dolore che vi stavano dietro, per dire che “il baule dimenticato in soffitta” non ha sempre lo stesso ed unico significato.

    Paolo B. 19.07.2017

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