domenica, 27 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Tennis: i nomi della settimana sono Bertens, Ferrer, Rublev e Isner
Pubblicato il 27-07-2017


umagoopena17.Thumb_HighlightLow169186Aspettando le Next Gen Atp Finals di novembre a Milano, Rublev si conferma degno candidato vincendo per 6/4 6/2 l’Atp di Umago in Croazia su Paolo Lorenzi (il torneo ha visto gli italiani molto protagonisti). Kiki Bertens, dopo la buona prestazione a Roma al Foro Italico agli Internazionali Bnl d’Italia, trionfa (in lacrime copiose di gioia e commozione) su Anett Kontaveit in tre set (con il punteggio di 6/4 3/6 6/1) in Svizzera a Gstaad. All’Atp di Bastad poi c’è stata la vittoria di un campione ‘ritornato’, che ha ritrovato quasi una seconda gioventù agonistica e professionale: David Ferrer. Del resto eravamo rimasti a Roger Federer e Wimbledon, anche per lui una “rinascita tennistica”. E se, poi, i giovani sono il futuro (del tennis e non solo), non è un caso, dunque, che il Grand Slam si fosse legato, nelle finale, a una solidarietà di un impegno profuso a favore proprio dei giovani. Durante il sorteggio -“il toss”- nelle finali (di singolare sia maschile che femminile), i campioni erano stati affiancati, oltre che dall’arbitro, da un ragazzo e una ragazza esponenti di due associazioni umanitarie che agiscono e si adoperano nel settore in tale ambito (un po’ come “Save the children”) a livello internazionale: una di queste era, ad esempio, proprio “Children in need”, “bambini nel bisogno”, nome che ben descrive la necessità di aiutare i più piccoli, indifesi e le fasce sociali più svantaggiate e deboli; così come la scritta sulle maglie “help to be”, “aiutiamo ad essere”, ad esistere, a realizzarsi, a dare un futuro, a far crescere questi bambini dando loro opportunità e offrendo chance di sviluppare le loro potenzialità. Richiamando un po’ la “Roger Federer Foundation” del campione svizzero; ma l’elvetico non è stato il solo a mobilitarsi. Ad essere coinvolto e procrastinarsi per tali “emergenze” anche il serbo Nole con la sua iniziativa “Djokovic and friends”. Lo stesso ha voluto fare ugualmente lo scozzese Andy Murray con l’evento “Andy Murray live”, il cui ricavato sarà dato tutto in beneficenza a favore dell’associazione “Young People’s Futures” e dell’Unicef. Un mini torneo organizzato per la circostanza nella sua terra, a Glasgow; gli incontri previsti sono un singolare del n. 1 contro il francese Gael Monfils e il doppio dei fratelli Murray (Andy e Jamie) contro Monfils e l’ex tennista britannico Tim Henman.

A proposito di tennis giocato, dicevamo, spicca soprattutto il primo titolo conquistato da Rublev all’Atp di Umago su Paolo Lorenzi (che si è speso molto). Buona l’impresa dell’azzurro che giunge in finale battendo prima Vesely per 1/6 6/3 7/5; poi vincendo il derby italiano con Giannessi per 6/2 4/6 6/3. Un buon tennis espresso da quest’ultimo, mentre ancora fatica ad emergere il pur valido Marco Cecchinato: uscito al primo turno ad Umago, eliminato da Dodig (poi giunto sino alla semifinale e uscito per mano del russo che ha conquistato il titolo) in tre set (con il punteggio di 3/6 7/6 6/2), non gli è andata meglio all’Atp di Amburgo, dove ha incontrato il talentuoso Mayer che lo ha sconfitto per 7/5 6/2 in un’ora e un quarto di gioco circa; l’azzurro non è riuscito a tenere lo scambio ed è stato schiacciato dalla solidità e dall’incisività del gioco aggressivo del tedesco, dalle sue accelerate e dai suoi passanti (soprattutto di rovescio) ed è risultato troppo falloso. Così come è stato altissimo il livello di tennis espresso da Rublev: molto incisivo e di pressione, aggressivo, potente e con una profondità di colpi ottima; tuttavia forse qualcosina poteva fare un po’ meglio a rete. L’unico che avrebbe potuto contrastarlo davvero era Fabio Fognini, vincitore lo scorso anno qui in Croazia (per 6/4 6/1 su Andrej Martin); ha lottato e giocato alla pari in un match equilibrato nei quarti proprio contro Rublev, terminato per 6/7 6/2 7/6: una partita il cui esito è stato dettato dal netto passaggio a vuoto nel secondo set del ligure e dal russo che ha giocato molto meglio il tie break iniziale del primo set; per il resto nessuna differenza nella qualità tennistica espressa; forse Fabio ha pagato un po’ troppo nervosismo, che gli è costato qualche richiamo, ammonimento seguito al penalty point anche per il continuo lancio della racchetta. Sentiva evidentemente molto la tensione per un torneo importante da cui usciva vincitore. Anche se poi il russo all’Atp di Amburgo ha perso dal tedesco Kohlschreiber per 6/3 6/1.

Per quanto concerne, inoltre, talenti in forma, con un tennis vario e d’attacco, non ancorati a fondo, ma esprimendo ogni tipo di colpo (ben riuscito per altro) non si possono non citare i protagonisti dell’Atp di Bastad e di Newport. Il conquistatore della coppa nel primo, ovvero David Ferrer e il finalista Dolgopolov (che ha dovuto incassare un doppio 6/4 dallo spagnolo), che (proprio come Rublev) sono sembrati sempre avere una marcia in più per fare la differenza e distinguersi dagli avversari per un livello superiore; in seguito, all’Atp di Amburgo successivo, Ferrer ha battuto anche Basilashvili al primo turno per 6/2 3/6 6/3 (per poi perdere per 7/5 6/3 dall’argentino Federico Delbonis, forse accusando un po’ di stanchezza). Fa piacere dopo il momento difficile che entrambi hanno passato. Le semifinali dell’Atp di Bastad, inoltre, hanno mostrato anche l’ascesa del giovane Kuznetsov (che ha incassato un netto 6/3 6/2 da Dolgopolov, che è stato tra l’altro giustiziere anche dell’altro giovane Khachanov per 7/6 3/6 7/6) e di Verdasco (che si è arreso a Ferrer al terzo set, per 6/1 6/7 6/4). All’Atp di Amburgo Kuznetsov ha perso da Mayer per 6/3 4/6 6/4, dopo aver eliminato Cuevas; Verdasco, invece, è stato sconfitto da Vesely per 7/6 6/7 6/3; queste sconfitte, però, non pregiudicano un buono stato fisico e mentale.

Poi anche John Isner (semifinale a Roma) che, all’Atp di Newport (da testa di serie n. 1) conquista l’undicesimo titolo in carriera, dopo un digiuno di quasi due anni, imponendosi senza troppe difficoltà anche sull’avversario della finale: il qualificato Ebden, dominato facilmente per 6/3 7/6(4). Con il suo servizio fa faville, ma non è solo quello a contraddistinguerlo; l’americano ha sempre più affinato il suo gioco, che varia e movimenta (anche nei ritmi, alternando le fasi di maggiore aggressività a quelle in cui frena il gioco e lo scambio), difendendosi anche al bisogno e mostrando una buona tattica difensiva, cosa non da poco.

La stessa solidità ha avuto nel Wta di Gstaad Kiki Bertens, anche lei protagonista agli Internazionali Bnl d’Italia, dove è giunta lo stesso sino alla semifinale sconfitta da Simon Halep. Di fronte la Bertens aveva una lottatrice quale è la Kontaveit: talentuosa, ma più fallosa, è sembrata sprecare più chances rispetto alla futura vincitrice del torneo che, invece, è stata molto brava a rientrare in partita dopo il secondo set perso, che sembrava avesse rigirato il match; invece, al contrario, ha dominato al terzo con un netto e drastico 6/1; 6/4 3/6 6/1 il risultato finale con cui la testa di serie n. 2 (la Bertens) ha sconfitto la n. 3 (Kontaveit); dunque l’assegnazione della posizione nel seeding già palesava una superiore precisione e solidità in più da parte di Kiki. Buona la partita comunque da parte di Anett, che a tratti era apparsa persino favorita e più in forma fisica, rispetto a una più stanca Bertens; prima del crollo finale nel terzo, con un 6/1 inaspettato assolutamente. L’estone è come se non avesse più energie, rispetto all’olandese che invece aveva ritrovato fiducia e recuperato forma fisica e mentale.

Barbara Conti

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