domenica, 24 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

LEGGE AL RIBASSO
Pubblicato il 05-07-2017


stop-torture1Due righe che pesavano sull’Italia come un macigno, mettendola al pari di molti altri paesi che però non appartengono al novero delle democrazie avanzate. Se i prossimi giorni vedranno finalmente l’inserimento nel codice italiano del reato di tortura, potranno sparire due righe dal rapporto annuale di Amnesty International, dove erano inserite da molto tempo. Eccole: “Il parlamento italiano ancora non ha introdotto il reato di tortura nel codice penale, come invece richiesto dalla Convenzione contro la Tortura delle Nazioni Unite, ratificata dall’Italia nel 1989”. L’Italia, insomma, arriva all’appuntamento con quasi 30 anni di ritardo.

Oggi infatti la Camera ha approvato in via definitiva il ddl che introduce il reato di tortura. Un testo che però non soddisfa i socialisti che si sono astenuti nel voto finale. Una decisione annunciata in Aula da Pia Locatelli, capogruppo Psi alla Camera e presidente del Comitato Diritti umani nel corso della dichiarazione di voto. “Non si fa una legge per dimostrare che si è fatta. Non si fa una brutta legge che, tra l’altro, rischia di non essere applicabile. Le nostre critiche al testo – ha spiegato la deputata socialista – sono le stesse di quelle avanzate dalle principali associazioni che si occupano di Diritti umani e dallo stesso presidente della Commissione Diritti umani del Senato, Luigi Manconi. Non siamo certo contro le forze dell’ordine e voglio chiarire subito che non intendiamo affatto ostacolarne il lavoro, ma non possiamo accettare che sia considerabile tortura solo quella che viene reiterata e non una singola condotta. Così come non possiamo accettare i brevi tempi di prescrizione o la quasi impossibilità di riconoscimento per le torture psicologiche”.

Il testo negli ultimi quattro anni è stato un continuo stop and go. Nel maggio scorso ha avuto l’ok dal Senato tra mille polemiche, tanto che lo stesso Manconi non l’ha votata in quanto ha definito come “stravolto” il testo iniziale. L’approvazione del testo serve comunque a sanare un voto che non poteva rimanere in un paese che si definisce civile. Anche Valter Verini del Pd afferma che il testo poteva essere più incisivo se non fosse stato modificato quello già approvato alla Camera ben due anni fa. “Ma davvero – ha aggiunto – si pensa che un altro passaggio parlamentare sarebbe stato possibile? Ovviamente no. Se avessimo cambiato di nuovo il testo questa legge non sarebbe mai nata”. Poi aggiunge: “E’ una legge che colpisce i comportamenti violenti degli appartenenti alle forze dell’ordine, cioè coloro che commettono abusi e che disonorano i corpi di sicurezza ai quali noi tutti dobbiamo essere grati. Non dobbiamo mai dimenticare il compianto Capo della Polizia Antonio Manganelli il quale, dopo le violenze alla scuola Diaz di Genova, disse : ‘ora è il momento di chiedere scusa’. Lo disse per difendere l’onore della Polizia. Questa legge colpisce solo chi non onora la propria divisa e al contempo rende giustizia alle vittime degli abusi”.

La pratica della tortura è ancora viva in numerose parti del mondo. A sfogliare il rapporto annuale di Amnesty International si resta colpiti dal numero di paesi che non sono immuni dalla vergogna di questa pratica. In Turchia per esempio sono aumentate le segnalazioni di torture e altri maltrattamenti durante i periodi di custodia, nelle zone del sud-est a maggioranza curda, ma ancor di più a Istanbul e ad Ankara. Secondo il rapporto 2016-17 di Amnesty International, la situazione nelle grandi città è peggiorata dopo il tentato golpe del 15 luglio. In Iran la tortura e altri maltrattamenti allo scopo di ottenere ‘confessioni’ sono rimasti una prassi comune. I detenuti sotto l’autorità del ministero dell’Intelligence e dei Guardiani della rivoluzione sono stati regolarmente sottoposti a prolungati periodi di isolamento, pratica equiparabile alla tortura. Denunce di torture sortiscono effetti contrari, quali, in alcuni casi, subire ulteriori torture e pesanti sentenze. Secondo il rapporto di Amnesty International anche in Israele torture o maltrattamenti sono inflitti nell’impunità a detenuti palestinesi (minori compresi) da agenti dell’esercito, della polizia e dell’agenzia israeliana per la sicurezza (Isa), in particolare nelle fasi dell’arresto e dell’interrogatorio. In Palestina sia la polizia che le altre forze di sicurezza della Cisgiordania, la polizia di Hamas e altre forze di sicurezza di Gaza hanno abitualmente e impunemente torturato o maltrattato detenuti, compresi minori. La commissione indipendente palestinese ha fatto sapere di aver ricevuto, tra gennaio e novembre 2016, 398 denunce tra tortura e altri maltrattamenti, 163 da detenuti in Cisgiordania e 235 da detenuti a Gaza, ma non sono mai state condotte indagini indipendenti. In Russia torture e altri maltrattamenti sono diffusi e sistematici durante la detenzione iniziale e nelle colonie penali. Di recente hanno fatto il giro del mondo le notizie, denunciate dal quotidiano Novaya Gazeta, di uccisioni, arresti e torture di gay rinchiusi in prigioni segrete in Cecenia. Musa Mutaev, kirghiso, autore del libro ‘Il sole verde (Neftasia editore) ha subito svariate torture e vessazioni fisiche e psicologiche prima di riuscire a fuggire nel 2004 in Norvegia e diventare scrittore. In Egitto agenti della sicurezza hanno torturato e maltrattato detenuti durante la fasi dell’arresto. Funzionari incaricati degli interrogatori hanno torturato e maltrattato molte vittime di sparizione forzata, allo scopo di ottenere ‘confessioni’ da utilizzare contro di loro in tribunale. I metodi utilizzati comprendevano duri pestaggi, scosse elettriche o costrizione a rimanere in posizioni di stress.

Associazioni per i diritti umani hanno documentato decine di casi di decessi in custodia dovuti a tortura, maltrattamenti e mancanza di accesso a cure adeguate. Vittima di tali violenze, il giovane ricercatore italiano Giulio Regeni, il cadavere del quale, mutilato e mezzo nudo e con segni di tortura, e’ stato trovato in strada il 3 febbraio dell’anno scorso dopo essere stato rapito il 25 gennaio, giorno del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir.

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