mercoledì, 26 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Turchia. Locatelli partecipa alla marcia per i diritti
Pubblicato il 07-07-2017


pia-locatelli-schermata“La mia partecipazione alla marcia è un segnale di solidarietà. È importante che l’Italia e l’Europa facciano sentire la loro vicinanza ai cittadini e alle cittadine turche e sostengano la loro richiesta di giustizia”, così Pia Locatelli, Capogruppo Psi alla Camera, annuncia la sua partecipazione sabato e domenica alle tappe finali della marcia per la giustizia e lo Stato di diritto che sta portando centinaia di migliaia di persone da Ankara a Istanbul fino alla prigione di Malpete dove è detenuto uno dei deputati del Chp, Enis Berberoglu, condannato a metà giugno a 25 anni di prigione per spionaggio.
La “Marcia per la giustizia” iniziata il 15 giugno scorso dal partito di opposizione laica CHP, prima forza d’opposizione al presidente turco Recep Tayyip Erdogan, all’indomani dell’arresto del suo deputato Enis Berberoglu. Guidati dal leader Kemal Kilicdaroglu, al 23° giorno di cammino, i manifestanti sono entrati nella provincia di Istanbul dopo aver percorso circa 400 dei 430 km previsti dal percorso. Il corteo, formato da migliaia di persone, arriverà domenica nel quartiere di Maltepe, alla periferia della metropoli sul Bosforo dove si trova la prigione in cui è detenuto Berberoglu.
“Noi socialisti seguiamo con attenzione e apprensione quanto sta succedendo in Turchia. Facciamo parte della famiglia dell’Internazionale Socialista e del PSE. Della stessa famiglia fanno parte il Partito Repubblicano del Popolo HDP, i cui due co-leaders Selahattin Demirtas e Figen Yuksekdag, sono in prigione da mesi essendo stata sospesa l’immunità per i parlamentari sottoposti a indagine”. Aveva spiegato pochi giorni fa la deputata socialista Locatelli e Presidente del Comitato Diritti umani della Camera, accogliendo la deputata turca (CHP) Safak Pavey.
Nel frattempo continua il pugno duro di Erdogan, proprio ieri la polizia turca ha arrestato 12 attivisti di primo piano, tra cui la direttrice di Amnesty International nel Paese, Idil Eser, e 2 stranieri. Il tutto è avvenuto durante un workshop che riuniva i rappresentanti di alcune delle principali organizzazioni per la tutela dei diritti umani. Le accuse nei confronti degli arrestati restano ignote e non hanno ancora potuto incontrare i loro legali.

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Commenti all'articolo
  1. E intanto i curdi siriani cancellano dalla loro costituzione la pena di morte. A raccontarcelo è l’ex farmacista fidentina Nelly Bocchi, volontaria internazionale e membro di Retekurdistan Parma: “Il Rojava – ci dice Nelly – è il Kurdistan siriano e sempre, da Assad padre all’attuale Assad figlio, i curdi in Siria sono stati discriminati, molti di loro non erano neanche iscritti all’anagrafe, durante la cosiddetta primavera siriana non hanno preso posizione, ma si sono concentrati nella costruzione di quella che chiamano ‘autonomia democratica’ ideata, in verità, da Ocalan.Un contratto sociale, una sorta di costituzione in cui, come si diceva, viene cancellata la pena capitale. A ,me – prosegue Nelly – considerando che i regimi nordorientali in generale sono maschilisti, piuttosto retrogradi e ignorano il rispetto della terra, suolo e sottosuolo, e il rispetto dei diritti umani, vedere mettere in pratica, pur con la guerra e con tanti problemi, queste idee assolutamente rivoluzionarie esalta! Purtroppo e come sempre i curdi saranno usati e poi ignorati, e immagino che avranno le loro difficoltà a mettere in pratica il contratto sociale, ma almeno ci stanno provando!” Retekurdistan è una rete informale, presente in diverse città italiane, dove tutti fanno riferimento all’ufficio di informazione curda in Italia per eventi, traduzioni, inviti di testimonial, progetti e altro.

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