venerdì, 17 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Un racconto tratto dalla tragica realtà della violenza quotidiana
Pubblicato il 06-07-2017


Una volta tanto non ci occupiamo di politica, ma ospitiamo in questo spazio un breve racconto. A volte la narrativa ci dice molto di più della cronaca, di quella politica, sociale e persino di quella nera. Del resto, quello che leggerete è un testo ispirato a fatti di orrori quotidiani, alla violenza sugli esseri umani, donne e bambini compresi, di cui i media si occupano (purtroppo inutilmente, ogni giorno). Mi farebbe piacere ricevere un vostro commento, un pensiero, anche una critica, se la ritenete utile.

L’appuntamento è per un sabato mattina al Vittoriano. Nella sala Zanardelli era stata allestita la mostra “Schedati, perseguitati,sterminati”, sul massacro dei malati psichici e dei disabili nella Germania del Terzo Reich. I visitatori erano pochi,per lo più persone anziane .Sergio si guardava intorno mentre fissava le fotografie,i disegni,i documenti che raccontano flash di vita di 400 mila donne,uomini,ragazzi,bambini,

che vennero sterilizzati ,contro la loro volontà, perché affetti da patologie mentali nel periodo 1934 – 1945 .Fra questi almeno 200 mila furono prelevati nei “manicomi” per essere uccisi ,in base al programma di eugenetica “T4” voluto da Hitler .

Sergio, un giornalista,appassionato di diritti umani ,cerca di leggere le didascalie delle foto e dei disegni ,quando si sente chiamare alle spalle.

Si gira e vede subito una donna non giovanissima ,dimostrava una quarantina d’anni, con un viso senza trucco e capelli castani cortissimi .

“Scusi lei è Sergio Fiorani ,il giornalista ?

“ Sono io e lei ?

“ Mi chiamo Milena,anche se questo non è il mio vero nome. Meno si sa di me e meglio è .Lei mi può capire ”.

“Certo. Mi racconti quello che può dirmi,senza fare riferimenti a fatti che possono farla riconoscere.”

“Purtroppo non posso darle prove certe sul traffico degli organi,di cui lei ha parlato nel suo programma radiofonico,che mi è capitato di ascoltare. I medici, da lei intervistati ,hanno tutti negato l’esistenza della compravendita di organi. Io sono un’infermiera da oltre quindici anni ,lavoro nelle cliniche private. E le assicuro che questo scandalo esiste . Se lei ha bisogno di un rene lo può trovare facilmente con diecimila euro,anche per meno ; un cuore ,con 50 mila; un fegato con 100 mila ,oltre ai costi degli interventi chirurgici ,della clinica e persino delle mance ai paramedici e portantini…”

“Ma esiste una vera organizzazione che fa tutto questo “.

“ Sono diverse le combriccole di medici e non solo,anche con collegamenti esteri. Certi organi arrivano,per canali misteriosi, anche criminali, dall’Asia (Thailandia,Cambogia,Indonesia,Cina) e dall’America Latina (dal Brasile soprattutto) “Può darmi qualche nome,qualche indicazioni di cliniche o di medici ?

“Lei deve essere matto. Sono venuta perché lei ha insistito molto al telefono e perché mi rimorde la coscienza su questo traffico vergognoso, che coinvolge anche i bambini,e di cui i giornali non si occupano e, purtroppo, neppure la polizia.”

“Non se la sente di dirmi altro ?

“Ho capito che lei mi vuole morta. Ma io vorrei ancora vivere,se non altro per i miei due figli . Arrivederci ,confido in lei .So che approfondirà e denuncerà questo scandalo,come ha fatto in passato per altri orrori .”

“Aspetti…”, ma Milena si era già velocemente avviata verso l’uscita.

Sergio la rincorre,ma la signora senza trucco era scomparsa in pochi secondi.

D’improvviso però , appare sulla scala Benedetta ,la compagna del giornalista. Avevano deciso di incontrarsi al Vittoriano, ma Sergio se ne era dimenticato.

“Ciao,come è andata con la donna misteriosa ? “

“Per la verità ,non mi ha detto molto. Solo cose che conoscevo già . Speravo mi desse qualche dritta su cui indagare,ma è stata molto vaga. Ha troppa paura e la capisco.

“Non ti rendi conto che si tratta di una materia scottante: sono in molti a rischiare la vita e dovresti ogni tanto preoccuparti, non solo per te,ma anche per me”.

“Tu,che c’entri ? “

“Se qualcuno vuole fare del male a te,può farlo anche tramite me. Sono in molti a sapere che sono da anni la tua compagna .Potrebbe rapirmi qualche criminale o magari violentarmi . Queste si chiamano vendette o avvertimenti trasversali .Non sarebbe la prima volta. Ne hai parlato anche alla radio.”

“Hai ragione. Tutto può accadere oggi,Abbiamo visto anche in Messico,dove ogni giorno spariscono decine di giovani donne : violentate , assassinate e abbandonate nelle discariche. Stai tranquilla ,siamo in Italia ,qui non accadrà nulla”.

“Sei sempre il solito ingenuo ,ma forse dici queste cose nell’illusione di tranquillizzarmi. Io ho paura .E comunque non dirò più a nessuno all’università che sono la tua compagna.”

Alla radio Sergio stava preparando una nuova campagna umanitaria ,questa volta sui diritti umani nella Repubblica islamica dell’Iran,dove nell’ultimo anno si erano registrate oltre 450 impiccagioni ,anche di ragazzi, minorenni, quasi tutti dissidenti del regime dei mullah .

Una telefonata interrompe una riunione di redazione.

“C’è una certa signora Milena che chiede di parlare urgentemente con Sergio”,dice la segretaria.

“Passamela”

”Milena,come va ?

“Ci ho pensato molto dopo il nostro incontro e vorrei darle una indicazione. Sulla Tuscolana esiste una clinica poco appariscente ,se le va potrebbe cominciare a indagare da lì ,magari segnalandola ai carabinieri “.

“Ma come si chiama ? Mi dica qualcosa di più …”

“Guardi che i telefoni sono controllati e comunque non me la sento di aggiungere altro. Arrivederci,anzi addio e auguri “.

Sergio rimane interdetto, con la cornetta del telefono in mano fissando i silenziosi redattori. Doveva riflettere su che cosa fare .Intanto il lavoro di redazione appariva urgente perché la situazione politica “precipitava”,prospettandosi una crisi di governo a breve scadenza.

La sera, dopo cena, prova a parlarne con Benedetta,ma trova una donna distratta,quasi un muro di indifferenza. Replica solo con un senso di fastidio: “ Ma tu hai fatto campagne contro la pena di morte e la tortura,contro la violenza sulle donne e i bambini,per fermare le stragi in Algeria, sui diritti umani in Cina,in Iran,in Africa,hai salvato diverse donne dai boia… e adesso sei preoccupato per il traffico degli organi che coinvolge anche il nostro paese ? E poi come fai a muoverti se non hai prove ? Stai attento rischi per la tua vita e anche per le persone che ti stanno intorno”. Scandisce le parole con rabbia,quasi gridando. Non aspetta la risposta del suo compagno ed esce di casa sbattendo la porta .

Dieci giorni dopo ,Angela ,un’assistente di redazione ,porta a Sergio un flash dell’ansa . E’ scura in volto,molto preoccupata. Grida: “Leggi”.

Nella nota si dice che in una clinica a sud di Roma era stato rinvenuto il cadavere di un’infermiera dall’apparente età di 40 anni .Dai segni sul collo e dalla cintura bianca del grembiule attaccata al corpo ,collegata a una finestra, sembrava si trattasse di un suicidio. Ma non era stato rinvenuto alcun messaggio. La donna aveva due figli ,una bambina di otto anni e un bambino di sei .

Sergio rimane impietrito. Cerca il cellulare e chiama Benedetta,ma il telefono squilla a vuoto. Insiste. Preoccupato decide di tornare rapidamente a casa .

Nell’appartamento dove abita ,a Monte Mario, apre nervosamente la porta e chiama ad alta voce la compagna,ma non riceve risposta. Gira nelle camere e nei bagni,trova un disordine inconsueto,ma apparentemente non riesce a scorgere nulla di strano. Ritorna all’ingresso e sopra una catasta di libri,scopre una busta gialla,con la scritta “Per Sergio” .

Si tratta di una lettera di addio o quasi,almeno così l’ha interpreta il giornalista:

“Caro Sergio ,parto per l’Angola,con una ong che si occupa di assistenza ai bambini .E’ un vecchio progetto , tornato a galla perché anche un collega dell’università,il prof. Manlio Rossi , ha accettato di condividerlo . Non so quando tornerò. Forse è meglio così anche per te. Auguri per il tuo lavoro. Ciao. Benedetta “.

Sergio cerca qualcosa di forte da bere. Apre una bottiglia di grappa di qualità ,che teneva da parte per le occasioni importanti, e ne beve una lunga sorsata,fissando un dipinto di Ennio Calabria che rappresenta figure evanescenti di donne che si perdono nel vuoto.

Aldo Forbice

 

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Commenti all'articolo
  1. Ottimo discorso pedagogico caro Aldo,Dall’archivio del mio compagno milanese on.le Giulio Polotti,purtroppo deceduto,rileggo una edizione della UIL;Dalla fondazione agli anni ottanta.Mi venne donata ad Osnago , in data 08/9/1996 ,con dedica di Giulio.Alla pagina 12 fosti presentato per il tuo libro”La forza tranquilla” con alcune affermazioni del grande sindacalista riformista Bruno Buozzi su cui per molti anni calò il silenzio di una parte consistente del sindacato italiano.Questo mio commento è un incoraggiamento a proseguire nella diffusione dei tuoi pregiati scritti sul nostro Avanti!-Manfredi Villani ti saluta con stima imperitura.

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