mercoledì, 23 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Una legge socialista per l’equità sociale (possibile)
Pubblicato il 30-07-2017


Nauseato da questa rincorsa su chi é arrivato primo a tagliare i vitalizi (caro Richetti rassegnati, la tua legge, semmai verrà approvata dal Senato, verrà dichiarata incostituzionale) ho proposto al segretario del Psi Nencini di presentare una legge costituzionale sul taglio delle pensioni superiori ai 3mila euro al fine di creare un fondo per il sostegno alle pensioni minime e alla disoccupazione giovanile. Ai Richetti importa un tubo che la legge presentata vada a buon fine. Hanno perfino calcolato i tempi. La Camera ha approvato in luglio, il Senato la discuterà entro novembre-dicembre. Se mai la dovesse bocciare ecco Renzi rilanciare sulle colpe di chi ha voluto mantenere in vita il Senato, se la dovesse approvare il taglio sarà uno degli argomenti da agitare in campagna elettorale. Tanto la sentenza (di annullamento) della Corte arriverà dopo.

La Corte costituzionale ha elaborato alcune condizioni che rendono legittime le norme con efficacia retroattiva. La prima deriva dal rispetto dell’articolo 53 della Carta che pone il principio dell’universalità del provvedimento. Cioè un sacrificio va rapportato a tutti i cittadini in base alla loro capacità contributiva. Il secondo é che l’eventuale taglio “non sia permanente”, ma debba avere durata breve e prefissata. Il terzo é che sia “ragionevole”. Più complicato risolvere la quarta condizione. E cioè che si agisca su un fatto non compiuto ma ancora in essere, come il diritto alla pensione maturato, ma non ancora percepito. Sui primi tre punti un prelievo di solidarietà di tutte le pensioni superiori ai 3mila euro, che sia universale, transitorio e ragionevole, mi pare corretto. Sul quarto la Corte valuterebbe.

Un contributo di solidarietà potrebbe consentire un trasferimento di risorse ben più cospicuo di un semplice taglio dei vitalizi, che verrebbero anch’essi tagliati, ma col criterio della progressività e non con la scure di Richetti che lascia intatti i vitalizi superiori ai 5mila euro. Soprattutto sarebbe un’operazione di riequilibrio, consentendo di finalizzare i risparmi a un’azione di equità sociale e non al nulla dove portano i piccoli risparmi della legge sui vitalizi. Certo una legge socialista con questo impianto andrebbe studiata e approfondita da tecnici e costituzionalisti. Le improvvisazioni non servono e sono anzi negative perché finiscono per creare aspettative che non si riesce a soddisfare. Tuttavia i socialisti non possono solo contestare l’obbrobrio e l’inganno della legge del deputato sassolese. Devono proporre una soluzione diversa ispirata a quei criteri di equità sociale che sono parte della loro storia.

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Commenti all'articolo
  1. Suggerisco una riflessione su questa proposta. Tremila lordi non mi paiono proprio una pensione “ricca”. Levateci le tasse. Ora il “soccorso rosso” dei nonni ai nipoti arriva. Se però cominciamo a togliere già a questi livelli, può finire che i nonni non abbiano più le disponibilità e i fondi non vadano a “quei nipoti”. Può anche accentuare la fuga dei pensionati all’estero.

  2. E’ vero che ci siamo ormai abituati a vedere “tutto e il contrario di tutto”, come si usa dire, ma un po’ di “memoria” può sempre tornare utile, e qui mi viene da pensare .all’epoca degli ottanta euro, quando c’erano voci insistenti, e anche autorevoli, che avrebbero preferito utilizzare quelle risorse per dar sostegno al nostro sistema produttivo, ritenendolo un investimento, ossia qualcosa che poteva moltiplicare i suoi effetti e prolungarli nel tempo, con positive ricadute sul livello occupazionale, e di riflesso sull’economia (e anche sulla finanza per il conseguente ritorno in termini fiscali).

    Col senno del poi quella tesi ha guadagnato ulteriori consensi – visti anche i risultati inferiori alle aspettative del “bonus” di ottanta euro, stando almeno a quanto abbiamo letto ed ascoltato – e potrebbe essere semmai ripescata, mentre quanto va prefigurando il Direttore, pur se presentato in maniera ineccepibile, mi pare andare in altra se non opposta direzione, ripercorrere cioè la strada precedente, quella a favore delle famiglie, nel senso di sostenere economicamente chi è ritenuto più bisognoso attraverso un prelievo sulle pensioni più alte (quale contributo di solidarietà, che sarebbe temporaneo).

    In primo luogo, col clima di sfiducia che c’è in giro, in pochi crederebbero che possa trattarsi di una misura transitoria, ovvero a termine, anche perché una volta che il prelievo andasse a finire, il problema si riproporrebbe tal quale, visto che i beneficiari dell’aiuto si ritroverebbero nella situazione di partenza, e dunque tutto lascia pensare che il prelievo sulle pensioni diverrebbe stabile, e potrebbe semmai essere accompagnato dalla “patrimoniale” e altre imposte, in modo da accrescere la disponibilità di risorse da distribuire ai “meno abbienti” (quindi un sostanziale aumento della tassazione nei confronti della classe media).

    Ricorrendo ad una similitudine, in carenza d’acqua si preferisce attingere al pozzo della classe media – più comodo ed accessibile, anche perché la classe media non è solita ribellarsi e non ha spesso chi se ne fa alfiere e paladino – piuttosto che cercare nuove fonti di approvvigionamento idrico, ossia, fuor di metafora, anziché prevedere interventi tesi a risollevare e rilanciare l’economia, per i quali potrebbe aver anche senso, almeno sulla carta, un temporaneo contributo da parte dei redditi medio-alti, ma occorrerebbe nondimeno un clima di fiducia verso lo Stato (che al momento non vedo, anzi nei miei abituali interlocutori mi par di cogliere una crescente simpatia per l’aliquota fiscale unica, come tutela verso eventuali inasprimenti tributari).

    Non andrebbe neppure dimenticato che quei regimi del Novecento che hanno osteggiato la classe media, fino ad annullarla, si sono lasciati alle spalle – laddove quel disegno è riuscito – una situazione economica parecchio pesante, e molto difficile da recuperare e, pertanto, il proposito della cultura liberal riformista non dovrebbe mai essere un “impoverimento” di chi sta meglio, attraverso l’una o altra “gabella”, bensì quello di creare maggiori opportunità per i meno fortunati, circoscrivendo il cosiddetto “assistenzialismo” ai casi cui non si può provvedere diversamente.

    Per fare un esempio a quest’ultimo riguardo, non so se del tutto calzante ma che può dare comunque un’idea, invece di assegnare contributi a chi fatica nel far fronte all’affitto che deve corrispondere per la propria abitazione, si possono prevedere maccanismi volti a calmierare i prezzi del canone, e che agevolano locatore e locatario, come avvenuto tramite gli affitti concordati e la cedolare secca, talché qualcosa di simile potrebbe forsanche considerarsi per gli immobili commerciali, quantomeno di una certa tipologia, al fine di aiutare la sopravvivenza degli “esercizi di vicinato” (dei quali in non pochi avvertono il bisogno, mentre sono diventate tante le serrande chiuse).

    Anche le riflessioni suggerite da Moreno mi sembrano appropriate.

    Paolo B. 31.07.2017

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