venerdì, 22 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Utoya sei anni dopo. Locatelli: la strage nascosta
Pubblicato il 24-07-2017


isola-utoya-strage-breivikSabato 22 luglio è stato il sesto anniversario della strage di Utoya. “Una strage – ha detto Pia Locatelli ricordando l’eccidio – totalmente nascosta all’opinione pubblica nel suo preciso significato politico. Vennero uccisi 69 giovani socialisti e laburisti di tutta Europa, perché favorevoli ai valori del multiculturalismo, dell’immigrazione, dell’Unione Europea”.

“Oggi lo stragista Anders Behring Breivik è in carcere ma il suo manifesto politico, scritto tra il 2009 e il 2011, inviato via mail in tutta Europa, minaccia di realizzarsi. Il suo obiettivo è cacciare tutti gli immigrati, soprattutto quelli islamici, dal nostro continente. Per raggiungere questa meta Brevik elencò nel suo Compendium i partiti che avrebbero potuto agevolare l’impresa: Russia Unita di Putin, Le Pen in Francia, English Defence League in UK, Jobbik in Ungheria. Lega e Forza Nuova in Italia. Ebbene nel 2014 questi partiti hanno creato un gruppo unico all’Europarlamento e hanno rafforzato i loro rapporti con Mosca. Tutti ricordano il Bataclan, Nizza, Berlino e Manchester. Nessuno ricorda Utoya. Eppure per numero di morti ed efferatezza Utoya è stata una delle più sanguinose stragi del nuovo millennio. La strage fu la punta violenta di quegli slogan che oggi sono ripetuti a gran voce da Le Pen e Salvini”.

“Che risposta vuole dare l’Europa? Un eventuale Governo con la Lega che risposta darebbe a questo fenomeno epocale? Intendo ricordare Utoya – ha concluso Locatelli – solennemente perché fu la prima evidenza violenta di questo pensiero anti immigrazione e xenofobo che allontana le soluzioni per alimentare paure e irrazionalità all’unico scopo di guadagnare consensi elettorali. E intendo ringraziare ancora una volta Luca Mariani che con il suo prezioso libro su questa strage “Il silenzio sugli innocenti” ha impedito la cancellazione della sua memoria”.

Anche il regrerio del Pd Matteo Renzi ha ricordato la carneficina di sei anni fa. “È nostro dovere- ha detto – tenere vivo il ricordo di quei ragazzi che sognavano un mondo migliore. Fare politica significa anche tenere viva la loro speranza”.

“Breivik, un simpatizzante di estrema destra, nel processo disse che aveva fatto tutto perché ‘voleva fermare i danni del partito laburista e la decostruzione culturale della Norvegia a causa dell’immigrazione dei musulmani’. Nel processo fu riconosciuto sano di mente e condannato al massimo della pena prevista in Norvegia. In questi sei anni – ricorda Renzi- non ha mai mostrato segni di pentimento. La Norvegia reagì con grande forza di fronte a tutto quell’orrore. Quattro giorni dopo norvegesi scesero in piazza in tante città. L’allora primo ministro norvegese Stoltenberg pronunciò delle parole bellissime: ‘Migliaia e migliaia di norvegesi, a Oslo e in tutto il paese, fanno la stessa cosa stasera. Occupano le strade, le piazze, gli spazi pubblici con lo stesso messaggio di sfida: abbiamo il cuore a pezzi, ma non ci arrendiamo. Con queste fiaccole e queste rose mandiamo al mondo un messaggio: non permetteremo alla paura di piegarci, e non permetteremo alla paura della paura di farci tacere. Il mare di gente che vedo oggi davanti a me e il calore che sento da tutto il paese mi convince che ho ragione. La Norvegia ce la farà. Il male può uccidere gli individui, ma non potrà mai sconfiggere un popolo intero. Questa sera il popolo norvegese sta scrivendo la storia. Con le armi più potenti del mondo – la libertà di parola e la democrazia – stiamo disegnando la Norvegia per il dopo 22 luglio 2011’”.

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