venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Venezuela, militanti chavisti assaltano il Parlamento
Pubblicato il 06-07-2017


venezuela

Saranno puniti i responsabili delle “barbarie” commesse al Parlamento, teatro ieri di un violento assalto e sequestro da parte di un gruppo di sostenitori del presidente contestato, Nicolas Maduro. Il monito arriva dal presidente del Tribunale Supremo di Giustizia venezuelano, Maikel Moreno, che denuncia “atti di violenza utilizzati come arma politica, che favoriscono solo chi ha interessi antidemocratici”. In un comunicato ufficiale Moreno assicura ai venezuelani che “i tribunali della repubblica puniranno severamente atti del genere”, sottolineando che “il futuro del paese non sarà tra le mani dei violenti: abbiamo la responsabilità di opporci all’idea sistematica di quanti utilizzano l’aggressione e l’indebolimento dei diritti fondamentali come arma di protesta”. Il massimo responsabile del potere giudiziario ha insistito sulla “necessita’ di un dialogo e di allacciare canali di contatto in grado di contenere la violenza”.

Ieri il Parlamento, controllato dall’opposizione, è stato invaso da un centinaio di manifestanti favorevoli a Maduro, che per nove ore hanno sequestrato deputati, lavoratori e giornalisti, 350 persone in tutto secondo fonti locali. Violenze fisiche e verbali da parte dei manifestanti che hanno ferito una ventina di persone, di cui sette parlamentari.

A Caracas la tensione rimane alta dopo l’assalto di ieri, verificatosi nel giorno in cui il Parlamento riunito in sessione ha varato la convocazione di un referendum popolare per il prossimo 16 luglio. I venezuelani dovrebbero essere chiamati a pronunciarsi sulla sorte dell’Assemblea Nazionale Costituente, voluta dal governo Maduro per stilare una nuova legge fondamentale, che dovrebbe essere eletta il 30 luglio. Un referendum che si presenta come un vero e proprio plebiscito sulla persona di Maduro. Inoltre il 5 luglio, come ogni anno, il Parlamento commemorava l’indipendenza del Venezuela dalla Spagna, risalente al 1811. I manifestanti hanno invece giustificato la loro azione come reazione ai “blocchi delle strade” firmati dall’opposizione dal mese di aprile.

“Non sono e non sarò in alcun modo complice di fatti violenti (?) Condanno questo attacco e decreto formalmente l’apertura di un’inchiesta per fare giustizia” ha dichiarato il presidente Maduro, eletto nel 2013, durante la commemorazione ufficiale, civile e militare, dell’indipendenza nazionale. L’opposizione antichavista ritiene invece le forze governative responsabili per l’assalto e puntano il dito sulla Guardia Nazionale Bolivariana (Gnb) per non aver bloccato l’accesso dei manifestanti all’interno della sede del Parlamento. Pur condannando “atti barbari inaccettabili”, il ministro della Difesa, Vladimir Padrino è tornato ad accusare l’opposizione di aver commesso atti “terroristici, tra cui linciaggi, blocco di vie pubbliche, istigazione alla ribellione” nella repressione delle proteste. Da tre mesi il Venezuela, in piena crisi economica, è il teatro di una grave crisi politica scaturita dal braccio di ferro istituzionale tra il potere esecutivo e legislativo. Vincitrice delle elezioni legislative del dicembre 2015, l’opposizione maggioritaria in Parlamento accusa il governo Maduro di convertire il paese in una ditattura. L’esecutivo del presidente chavista bolla gli ‘avversari’ di “golpisti”. Finora nelle proteste di piazza hanno perso la vita almeno 91 persone.

Il presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, ha condannato l’attacco. In un breve messaggio su Twitter, Tajani ha definito l’Assemblea Nazionale venezuelana “un simbolo della democrazia”, e ha aggiunto che “il Parlamento Europeo chiede elezioni subito” per risolvere la grave crisi politica nel paese sudamericano.

“Quello che sta avvenendo in Venezuela – ha aggiunto Fabrizio Cicchitto – è di una gravità straordinaria. E’ evidente che da parte di Maduro c’è un attacco al Parlamento nel quadro di una operazione golpista che intende annullare con la violenza l’orientamento della larga maggioranza dei venezuelani”.

Anche i governi di Colombia, Messico, Argentina, Brasile, Uruguay, Paraguay, Perù e Cile hanno condannato quello che l’ambasciatore britannico a Caracas, John Saville, ha definito “il grottesco attacco” lanciato oggi da militanti chavisti contro il Parlamento venezuelano. I quattro membri fondatori del Mercosur – Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay – hanno diffuso da Montevideo un comunicato congiunto nel quale sottolineano che “questi fatti, preceduti da un intervento di alte autorità del Potere Esecutivo, senza l’accordo delle autorità legislative, costituiscono una prevaricazione dell’Esecutivo su un altro potere dello Stato, inammissibile nel quadro delle istituzioni democratiche”. Juan Manuel Santos, presidente colombiano e Nobel per la pace, ha respinto l’assalto al Parlamento di Caracas, sottolineando che è necessaria “una soluzione negoziata e pacifica”. “La crisi umanitaria e politica in Venezuela deve essere superata rispettando i diritti umani e le istituzioni democratiche”, ha commentato il suo collega peruviano, Pedro Pablo Kuczynski. Il ministero degli Esteri messicano ha diffuso una dichiarazione nella quale ha affermato che “la polarizzazione in Venezuela non può continuare, e la violenza non può diventare un ricorso quotidiano”.

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