venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Vincenzo Iacovissi
Province e città metropolitane. Perché non eleggerle direttamente?
Pubblicato il 12-07-2017


Negli ultimi giorni è tornato d’attualità il tema delle province, grazie all’iniziativa dei parlamentari socialisti volta a chiedere al governo una parola di chiarezza circa le funzioni e le risorse di questi enti locali che, a seguito della mancata approvazione della riforma costituzionale, sono rimasti in vita e, quindi, devono vivere al meglio delle loro possibilità e nell’interesse delle comunità che continuano a rappresentare.

Infatti, al momento si assiste ad una situazione alquanto contraddittoria: per un verso le province, mantenendo copertura costituzionale, sono enti imprescindibili all’articolazione territoriale dello Stato ai sensi dell’art. 114 cost.; per un altro verso, però, la loro disciplina è ancora rimessa alla Legge n. 56/2014 (c.d. Legge Delrio) che, come noto, detta delle norme di carattere transitorio in attesa della revisione (poi non concretizzatasi) del titolo V della costituzione.

Peraltro, a ben guardare le norme, questi enti pubblici territoriali sono chiamati a svolgere una serie di funzioni rilevanti, come pianificazione territoriale, tutela ambientale, trasporti, edilizia scolastica, nonché specifiche competenze per quelli che hanno una dimensione montana. Ad esse si aggiunga la manutenzione stradale, transitata nelle competenze regionali spesso con risultati poco gratificanti.

L’aspetto singolare della vicenda è, soprattutto, la permanenza di un metodo di elezione indiretto che estromette i cittadini dal circuito della rappresentanza, essendo gli organi di governo delle province – Presidente, Consiglio e Assemblea dei sindaci – eletti tra gli amministratori locali mediante un sistema di ponderazione dei voti che, nei fatti, si traduce nella mera allocazione dei ruoli senza un mandato popolare.

Se questo meccanismo, seppur discutibile, poteva avere una ragione in uno scenario transitorio finalizzato al superamento dell’ente provincia, nel nuovo contesto istituzionale delineatosi dopo la mancata riforma costituzionale non si capisce bene perché non dovrebbe essere riformato, riconsegnando ai cittadini il potere di eleggere il Presidente ed il Consiglio provinciale, e ripristinando così piena dignità istituzionale e legittimazione democratica. C’è un’altra ragione: l’esperienza dell’ultimo triennio dimostra come le province, benché non più elette dai cittadini, non abbiano perso il carattere di politicità, essendo comunque dirette da esponenti politici e quindi soggetti alle dinamiche politiche. Quindi perché non dare modo ai cittadini di tornare a giudicare i risultati di governo degli amministratori provinciali? Sarebbe un contributo di chiarezza in un tornante molto nebuloso della storia politico-istituzionale italiana.

Infine, la riforma delle province dovrebbe essere accompagnata da quella delle città metropolitane, prevedendo anche per esse l’elezione diretta dei vertici e definendo con maggiore chiarezza ruoli, funzioni e risorse di questi enti dall’alta valenza rappresentativa poiché corrispondenti alle dieci maggiori aree urbane del Paese; meritevoli, quindi, di discipline ad hoc in linea con i parametri europei e internazionali che regolano i grandi centri del mondo.

Su questi aspetti sarà bene concentrare l’attenzione sin da subito, sperando che l’estate, oltre al caldo torrido, posso condurre a più miti consigli.

Vincenzo Iacovissi

Responsabile nazionale PSI per le riforme istituzionali

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Commenti all'articolo
  1. Problema reale e da irresponsabili ignorare o tacitare. Ottimo il richiamo del PSI che sta a significare la presenza dei Socialisti sui problemi reali delle Istituzioni territoriali. Una scelta politica che qualifica la considerazione dei Socialisti sul contenuto democratico e popolare ( non populista) della presenza dei Cittadini/Elettori sui territori. Le delegazioni socialiste, nella Camera, nel Senato e nel Governo ( seppur nella dimensione assai grande nei valori politico-amministrativi, ancorché di dimensioni limitate, avviino le necessarie azioni , con iniziative concrete nei loro ambiti, per sollecitare la maggioranza e le forze politiche, eventualmente convergenti, al fine di risolvere le problematiche e le pendenze lasciate aperte dalla Legge Delrio e dal risultato del Referendum del 4 Dicembre 2017.

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