domenica, 20 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Vitalizi? Attenti al pacco
Pubblicato il 25-07-2017


Oggi la Camera discuterà la nuova proposta sui ‘vitalizi’, un combinato disposto spinto dai grillini e redatto dall’On. Richetti. Bene. Attenti al pacco.

Che la materia debba essere trattata non c’è dubbio. Quando si chiedono sacrifici agli italiani, i primi a dare l’esempio devono essere i rappresentanti delle istituzioni. In apertura della legislatura furono proprio i socialisti a presentare disegni di legge per innalzare le pensioni minime, tagliare le pensioni eccessivamente alte cui non corrispondeva il versamento di uguali contributi, rivedere il sistema dei vitalizi in alcune regioni. Il problema è come. La proposta che approda all’aula ha tutta l’aria di essere incostituzionale. Il vice ministro Morando l’ha fatto intendere chiaramente e con lui un pugno di qualificati giuristi.

Lo dico in chiaro: una cosa è una proposta che fa scalpore, applausi a scena aperta ma inapplicabile, altra cosa un proposta meno roboante ma concreta, immediatamente realizzabile con risparmio per l’erario pubblico e un forte segnale in tema di giustizia sociale. Nella rincorsa a chi la spara più grossa, noi stiamo dalla parte di una riforma seria e realistica. Non vogliamo che i cittadini gioiscano per poi essere traditi.
I punti sono essenzialmente due. Primo: chi gode di un vitalizio alto – vitalizio non giustificato dai versamenti effettuati – venga soggetto a un crescente ‘contributo di solidarietà’. Secondo: mettere ordine nei vitalizi regionali. Le regioni governano la materia in piena autonomia. C’è chi ha abrogato i vitalizi quando si sommano a quelli parlamentari – la Toscana – c’è chi li percepisce a 55 anni, chi a 60 e chi a 65, c’è chi gode di trattamenti davvero troppo privilegiati. Insomma, alla stessa attività istituzionale corrispondono situazioni incredibilmente differenti. Urge un tavolo Governo-Conferenza delle Regioni per riformare la materia. Mi aspetto che il presidente Bonaccini assuma l’iniziativa.

Queste le nostre indicazioni. Ce ne sono altre in grado di sortire effetti certi? Vediamole.
Qualche anno fa, fui il primo (e unico) deputato a rinunciare al doppio stipendio. Si trattò di una scelta individuale cui seguì una legge. Non è più tempo di scelte singole. Sono importanti ma serve dell’altro. Ciò che serve è una norma giusta sulla scia delle riforme già eseguite. Ripeto: norme che non incorrano nella tagliola della Corte. Norme che entrino in vigore, non per farsi belli sotto il solleone. Perché non c’è proprio bisogno di trasformarsi in tanti Bertoldo. Ricordi? Doveva essere impiccato ma non trovava l’albero.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. Da quel che ne capisco, in questa materia si intrecciano questioni etiche e aspetti attinenti al diritto, e da questo Editoriale emergono altresì differenze non insignificanti tra ambiti regionali, diversità che si sommano ad altre facendo dire a qualcuno che sembriamo tornati, o quasi, all’epoca preunitaria, tanto da alimentare in quegli stessi la voglia di centralizzazione.

    Quanto si è letto nel tempo in tema di “vitalizi” ha ispirato sentimenti di comprensibile insofferenza verso condizioni di “privilegio” ritenute inspiegabili, se non inconcepibili nel sentire comune, ma va nondimeno considerato che non si tratta di “abusi” dal momento che quei “benefici” rispondevano, da quanto ne so, a precisi disposti normativi, con riferimento a quelli acquisiti nel passato dal momento che non conosco le disposizioni più recenti.

    Capisco nel contempo le “pulsioni” a non voler deludere “l’umore popolare”, ma annullare oggi i cosiddetti diritti acquisiti comporterebbe verosimilmente l’adozione di provvedimenti con effetto retroattivo, immettendo in tal modo un principio che potrebbe poi venir applicato ad altre categorie, e altri settori, e che a sua volta può dunque sollevare una qualche perplessità, se non contrarietà, anche al di fuori della sfera politica.

    Tuttavia, se la retroattività fosse già stata inaugurata, negli anni scorsi, come qualcuno ritiene, si configurerebbe di fatto un precedente tale da rendere probabilmente più difficile per la classe politica sottrarsi ad un intervento sui “vitalizi”, compresi dunque quelli relativi al passato, a meno di poter addurre particolari e specifiche argomentazioni, che distinguano la retroattività dell’oggi rispetto a quella di ieri.

    Paolo B. 25.07.2017

  2. Quando anni fa si cominciò ad attaccare i vitalizi, fu preso ad esempio Giuliano Amato. Gliene dissero di tutti i colori. Da lui si puntò contro le pensioni alte. La cosa andò avanti per un po’, poi fu ricalibrata sui vitalizi.
    A me la vicenda, sin dall’attacco ad Amato, dette l’impressione che l’obiettivo finale vero fosse quello di ricalcolare tutte le pensioni con il contributivo, destinando il risparmio a fini più “elettorali”.
    Questa società – come si sa – crea poveri e “schiavi” , dunque livelliamo pure al basso i pensionati, tanti si ritroveranno in compagnia dei nuovi poveri.

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