mercoledì, 22 novembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Angioletta Massimino
Sul reato di Stalking Giudiziario
Pubblicato il 28-08-2017


Lettera aperta ai parlamentari socialisti di Camera e Senato

Considerato che in questi tempi di guerre giudiziarie spesso nate in famiglia, tra coniugi o tra fratelli, o in qualsiasi altro contesto, si sta evidenziando un modo del tutto particolare di mettere in atto delle persecuzioni, vendette, molestie e quant’altro, che si materializza nelle aule dei Tribunali, è nata una nuova figura di reato denominata ‘stalking giudiziario’.
Il Tribunale, pertanto, nel nostro bel Paese, è diventato il luogo più sicuro dove poter delinquere indisturbati, tanto non vi è alcun controllo sull’operato dei magistrati e se sbagliano… qualora saltasse fuori … errore giudiziario fu!
Chi ha denaro può intentare cause contro il soggetto/oggetto delle proprie persecuzioni con motivazioni inventate, promuovendo azioni legali inutili, con spese a carico dello Stato, che nascondono altri interessi personali, sia che si tratti di vendette, o di accaparrarsi eredità non spettantegli, di lotte tra fratelli o tra coniugi, o altro ancora, con un unico scopo: dare fastidio, arrecare danno.
Quando, però, vi prendono parte anche i giudici e i loro collaboratori, perché corrotti, e all’interno dei Tribunali sono capaci di creare delle vere e proprie associazioni a delinquere a scopo di lucro, alleandosi con la parte che mette denaro a disposizione sul piatto della bilancia della giustizia, allora si arriva a forme di gravità tali, messe in atto con condotte attive o passive, da potersi definire vile banditismo giudiziario, che ha come fine ultimo l’arricchimento personale alle spalle della vittima, creando un sistema di clientele ove la giustizia viene annullata e ridotta a mercimonio.
In questo tipo di reato accade che lo ‘stalker’ si descriva falsamente come vittima e presenti delle denunce contro la vera parte offesa, che è la sua vittima, accusandola dei più svariati reati nell’intento di arrecarle un danno psicologico, un danno di immagine e tramite la denuncia, civile o penale, anche un danno giudiziario, sicuro di farla franca, tra l’altro, avendo l’appoggio dei giudici e dei loro collaboratori corrotti e ben pagati.

Ritengo, che attualmente la legislazione italiana non abbia attenzionato sufficientemente bene lo ‘stalking giudiziario’, facendone un reato specifico e conseguentemente non sia gravemente punito come meriterebbe, né riguardo lo ‘stalker’, né, ancor di più, riguardo ai giudici corrotti e ai loro collaboratori, indispensabili anelli della catena diventata vera e propria associazione a delinquere.
Ciò è inaccettabile giuridicamente, eticamente e socialmente.

Lo ‘stalker giudiziario’ va punito più aspramente di quanto preveda l’art. 612 bis del Codice Penale, che disciplina il reato di ‘atti persecutori’ in generale, e per diversi motivi:

1) perché prendendo in giro la legge per fini personali, attraverso lo ‘stalking giudiziario’ si vuole solo soddisfare un interesse personale di persecuzione della vittima, con reiterate azioni riproposte nel tempo, civili o penali, dettate da odio, vendetta, rivalità, invidia, interessi economici, interessi ereditari, o per pura perversione mentale mirante, a dare fastidio, ad arrecare danno a tutti i livelli, a molestare, al fine di modificare le abitudini e il tenore di vita della vittima, farle perdere il lavoro, la salute, portarla all’esaurimento psicofisico, nella speranza che magari la vittima muoia per malattia da stress psicofisico, o per esaurimento arrivi al suicidio.
Tutto ciò viene realizzato attraverso la calunnia espressa nelle azioni giudiziarie esperite contro di essa, essendo spesso l’unico mezzo rimastogli non essendo più in condizioni di poter esercitare, per es., la violenza fisica, per allontanamento dalla vittima, o lo ‘stalking’ vero e proprio;

2) perché fa aumentare inutilmente il carico processuale, facendo perdere inutilmente tempo alla giustizia, che potrebbe impegnare lo stesso tempo, sprecato in tal modo, in maniera più proficua per i cittadini;

3) perché grava lo Stato di spese inutili per procedimenti privi di qualsiasi fondamento;

4) e non ultimo, perché la vittima molestata continuamente viene esposta inevitabilmente a spese legali e processuali, viene inoltre gravata da ingente danno, sia sul piano economico, sia sul piano psicologico, sia riguardo l’immagine personale e professionale.

Dev’essere, pertanto, risarcito il danno in termini economici per le spese processuali fatte gravare sia sullo Stato, sia sulla vittima, comprendendo per essa anche il risarcimento per danno biologico, danno all’immagine personale e professionale, per eventuale cessazione di attività dovuta a malattia, o tentato suicidio, a causa di tutte le attività messe in atto nel tempo dallo ‘stalker’, che abbiano di fatto impedito alla vittima di continuare normalmente la propria vita, secondo il proprio precedente tenore di vita e le proprie attività lavorative secondo le proprie abitudini.
Il risarcimento economico dovrebbe essere così oneroso da scoraggiare chiunque a tentare di prendere in giro la giustizia a fini personali, perseguitando le vittime finanche nelle aule giudiziarie, rovinando loro la vita, la salute e l’attività lavorativa, poiché non si possono lasciare gli autori di un’azione civile o, a maggior ragione, penale, priva di fondamento, e i falsi testimoni procuratisi per renderla credibile, liberi da gravi responsabilità.

Dallo scoraggiamento di azioni processuali di questo tipo ne deriverebbe, tra l’altro, un alleggerimento del carico processuale che grava nei vari Tribunali, a causa di motivi inesistenti e strumentali ad altri fini del tutto illegittimi e sarebbero anche evitati tanti presumibili errori giudiziari che poi a distanza di tempo, magari di dieci anni o più, si scoprono essere tali.

In quanto ai giudici corrotti e ai loro collaboratori, che approfittando della loro posizione si nascondono rispettivamente dietro la toga o dietro ai mandati dai giudici loro assegnati, per tradire la giustizia e il loro mandato e poi avviare attività private con quanto tramite la giustizia lucrato, credendosi intoccabili, il massimo della pena possibile, in galera e buttare la chiave!

E che dire dei miserabili avvocati, vergognosamente corrotti anch’essi, che si prestano a tali meschini giochetti usando la giustizia per sporchi interessi personali in alleanza con i giudici corrotti e i loro collaboratori, delinquenti privi di etica e di deontologia professionale, cui dovrebbe essere impedito non solo di esercitare ma anche di entrare nelle aule giudiziarie, neanche come lavastracci di coloro che puliscono con dignità i pavimenti di tali aule giudiziarie, perché indegni di essere chiamati avvocati e che tale professione offendono con la loro volgare esistenza.
Radiazione dall’albo, dove sono stati indegnamente iscritti, e collocarli in più idonee sedi…!

Chiedo, pertanto, ai parlamentari socialisti di prestare la dovuta attenzione al problema e di redigere una proposta di legge per dar vita ad un’autonoma forma di reato ben stigmatizzata e più gravemente sanzionata, rispettivamente riguardo alle diverse figure che tale reato mettono in atto, lo ‘stalking giudiziario’, poiché la giustizia deve applicare la legge secondo equità e la legge non va presa in giro per delinquere servendosi dell’apparato giustizia.

Angioletta Massimino

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento