giovedì, 20 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Banche di regime
Pubblicato il 01-08-2017


Regime in economia é un insieme di principi, regole e procedure decisionali attorno alle quali convergono le aspettative di gruppi sociali ed economici. In fisica, indica la presenza di un fenomeno o di uno stato fisico che influenzano in modo significativo l’ambito di una certa ricerca. In politica, il regime è una forma di governo, ma il termine ha assunto nella storia italiana recente, il significato di regime autoritario. Poi c’e il regime supersonico, transitorio, turbolento. Ecco, turbolento ci ricorda il regime bancario che da qualche anno provoca enormi scosse al sistema finanziario italiano e, conseguentemente, a risparmiatori e imprese.

Il rimpianto per questa debacle, non è tanto per il comportamento spregiudicato che le banche hanno avuto, e hanno, nei confronti dei clienti, ma quanto per quello delle Associazioni dei consumatori che non sono state capaci di difenderli. Andiamo comunque con ordine: la banca è il leone re della foresta e come tale si mangia la zebra, oltre agli altri animali – da sempre. È nel suo ruolo quello di sbafarsi la preda più debole; quando invece succede che un numero di zebre rilevanti carica re leone, lui (il leone) batte in ritirata nell’attesa che il branco si sciolga per tornare all’attacco. La banca leone non ha sbagliato nulla, ha solo esercitato il diritto di sopravvivere nella savana.

Prima di arrivare al punto dell’articolo, ci piace ricordare che il massimo del risultato raggiunto dai lavoratori è stato quando i tre sindacati confederati agivano insieme, la famigerata triplice; ed è allora che hanno ottenuto di più per gli operai. Appena si sono indebolite la UIL di Angeletti e la CSL di Bonanni, lasciando sul campo la sola CGL, peraltro dilaniata al suo interno, ai lavoratori è stato portato via ogni cosa: compreso l’articolo 18! Se le banche avessero trovato la strada sbarrata dalle Associazioni dei consumatori unite a difesa dei risparmiatori, forse le cose sarebbero andate diversamente. Anche perché gli istituti di credito non avrebbero potuto riservare un trattamento privilegiato singolarmente, diciamo che ogni responsabile sarebbe stato buon custode dell’altro?

Fatto è che la nostra smania di personalismo ci ha reso facili prede di banche che hanno fatto impunemente tutto ciò che volevano, fino a stroncare anche gli ultimi samurai delle associazioni venete che singolarmente sono state massacrate dalle rispettive plance di comando, peraltro malandate, di Vicenza e Montebelluna. A chiusura della storia, e a riprova della nostra teoria, vogliamo ricordare che il cinque maggio dell’anno 2016 le due associazioni che difendevano i grandi e piccoli azionisti di Veneto Banca, “unite” avevano conquistato tutto il Consiglio Direttivo della stessa, in una assemblea che aveva lascito basito il mondo della finanza. Fantastico, hanno vinto? Macché, “divise” al primo consiglio direttivo sono state divorate da re leone in un boccone (giugno 2016).

Con la definitiva approvazione del Decreto banche venete da parte del Senato non ci rimane che rendere onore ai vincitori, e pregare gli azionisti sconfitti di fare ricorso al loro pudore – e tacere. Ma quali banche di regime, semmai correntisti servili e gioiosi mentre si fanno spolpare dal re della foresta.

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