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Opinioni e commenti
 

Casa: Nencini, ricreare un fondo per l’edilizia popolare
Pubblicato il 29-08-2017


case-popolariPer risolvere la questione abitativa il Governo Renzi e l’attuale esecutivo Gentiloni hanno fatto “tantissimo” raddoppiando le risorse destinate alla casa (bonus ristrutturazioni, sisma bonus) e mettendo in campo moltissimi provvedimenti ma tutto ciò non è sufficiente: occorrono 300-400 milioni all’anno per dieci anni ricreando un fondo per l’edilizia popolare come fu la Gescal e altre misure come un accordo con le banche per utilizzare il patrimonio immobiliare in disuso e in mano agli istituti di credito.

È quanto ha detto all’Agi il segretario del Psi e viceministro delle Infrastrutture e Trasporti, Riccardo Nencini interpellato sull’emergenza abitativa tornata alle cronache dopo lo sfratto degli abitanti di un palazzo nei pressi della Stazione Termini di Roma. Nei giorni scorsi il ministro delle Infrastrutture e i Trasporti, Graziano Delrio, aveva annunciato che si sta per completare con altri 350 milioni il piano degli alloggi di edilizia residenziale pubblica (Erp)”. “Due anni fa con il Governo Renzi – ha spiegato il ministro – varammo il piano di recupero per 20.000 alloggi e ora finanziamo il recupero degli altri 20.000 recuperando tutti e 40.000 gli alloggi Erp”.

Oltre a ciò, spiega Nencini, “si sta lavorando sui beni confiscati alla criminalità organizzata e c’è già un programma avviato e abbiamo recuperato beni destinati ad abitazioni per 13 milioni di euro. Poi, come indicato nell’ultima legge di stabilità, c’è la possibilità di utilizzare beni di proprietà del demanio pubblico a fini abitativi, e non si tratta solo di caserme. Purtroppo sono arrivati pochissimi progetti che si contano sulle dita di una mano e siamo impegnati per favorire l’utilizzo di questa opportunità da parte dei comuni”.

Nencini prosegue spiegando che “ci sono poi una serie di provvedimenti per il recupero e la riqualificazione delle periferie. Oltre ai programmi di recupero e riqualificazione urbana (Prusst), che muovono qualche centinaia di milioni di risorse, prevedono anche la riqualificazione abitativa. Ed entro settembre sarà pronto un ‘piano città’ per utilizzare fondi attualmente non utilizzati proprio per la riqualificazione delle città visto che per il vecchio ‘piano città’ sono stati utilizzati solo il 12% delle risorse disponibili lasciando inutilizzati circa 200-250 milioni”.

Ci sono poi gli interventi a sostegno della morosità incolpevole, ma non sono sufficienti. “La previsione che noi abbiamo fatto per portare arrivare ad una soluzione è metter in campo 300-400 milioni all’anno per dieci anni. “Dal 1998 si è esaurito il fondo alimentato con le ritenute Gescal ed era quello che alimentava costantemente le case popolari. Ora serve un programma straordinario oltre alle tante cose che abbiamo già fatto. Bisogna trovare un sistema per alimentare un fondo analogo a quello Gescal”.

C’è poi l’housing sociale. “Pescando nel patrimonio abitativo incagliato nelle banche (immobili acquisiti a fronte di debiti insoluti), previo accordo con l’Abi, potremmo rimettere parte di questi alloggi sul mercato a prezzo calmierato sia in casi di vendita sia in caso di locazione.

Questo ci consentirebbe, tra l’altro, di far fronte ad esigenze molto diverse da quelle tradizionali con case piu’ piccole adatte alle attuali dimensioni familiari ridotte rispetto al passato”.

(AGI)

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Commenti all'articolo
  1. Riguardo alla “questione abitativa”, mi sembra senz’altro apprezzabile il proposito di utilizzare il patrimonio edilizio esistente, previa la necessaria sistemazione, anche – se non soprattutto per chi ha comprensibilmente a cuore gli aspetti ambientali — per evitare un ulteriore consumo di suolo e territorio, ma un buon intento può restare tale, fermarsi cioè alla fase propositiva o degli enunciati, se poi si incaglia nelle cosiddette norme attuative, che sono quelle che danno le gambe ad una progettualità.

    Bisognerebbe ad esempio sapere, nel senso di conoscere le ragioni dell’accaduto, perché mai “sono arrivati pochissimi progetti che si contano sulle dita di una mano” quanto a “possibilità di utilizzare beni di proprietà del demanio pubblico a fini abitativi”, o perché “per il vecchio ‘piano città’ sono stati utilizzate solo il 12% delle risorse disponibili lasciando inutilizzati circa 200-250 milioni”, ovvero una cifra piuttosto importante, sia in termini di investimenti sia per le ricadute occupazionali.

    Quanto allo “housing sociale”, il fatto di “rimettere parte di questi alloggi sul mercato a prezzo calmierato, sia in casi di vendita sia in caso di locazione”, non sembra tener conto della crisi che ha investito il mercato immobiliare, così che un privato che volesse ad esempio cedere un proprio immobile per pagarsi la retta della Casa di Riposo che lo ospita, se lo vedrà probabilmente anco più deprezzato causa una concorrenza aggiuntiva (se non venissero introdotti meccanismi compensativi, vedi sul piano fiscale).

    Circa la” questione abitativa”, un po’ di aiuto potrebbe venire anche dal patrimonio immobiliare privato, se i singoli proprietari si trovassero maggiormente tutelati rispetto alle eventuali morosità, nel caso di locazione, ossia contro il rischio di non vedersi pagato l’affitto e non poter nel contempo disporre dell’immobile, perché occupato dall’affittuario, un rischio che può far desistere il proprietario dal locare l’immobile e, di riflesso, pure dall’eseguirvi opere di manutenzione (le quali sarebbero a loro volta fonti di lavoro)

    Posso naturalmente sbagliarmi, ma io avverto una situazione di disagio in tale categoria, ossia i suddetti proprietari, solitamente piccoli proprietari, che contavano semmai, giustappunto attraverso un appartamento acquistato con fatica e dato in affitto, di integrare una pensione non elevata, o financo scarsa, e visto che siamo in tema di casa, mi sembra di veder espressa un certa qual preoccupazione da parte di persone che hanno poca o nulla dimestichezza con gli strumenti informatici e che si trovassero a dover ricorrere al “Libretto di famiglia”, il quale mi risulta funzionare via online (credo che la politica governante dovrebbe tener conto anche di questi aspetti).

    Paolo B. 30.08.2017

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