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Opinioni e commenti
 

IL MESSAGGIO DI KIM
Pubblicato il 29-08-2017


North Korean leader Kim Jong-Un (L) looks at President of the Presidium of the Supreme People's Assembly of North Korea Kim Yong-nam (R) during a military parade in honour of the 100th birthday of the late North Korean leader Kim Il-Sung in Pyongyang on April 15, 2012. North North Korean leader Kim Jong-Un delivered his first ever public speech at a major military parade in Pyongyang to mark 100 years since the birth of the country's founder Kim Il-Sung. AFP PHOTO / Ed Jones (Photo credit should read Ed Jones/AFP/Getty Images)

North Korean leader Kim Jong-Un. AFP PHOTO / Ed Jones (Photo credit should read Ed Jones/AFP/Getty Images)

La Corea del Nord mostra i muscoli e supera ogni limite di tolleranza, sconvolgendo e preoccupando i vicini orientali e lo stesso Occidente aldilà del Pacifico. Nella notte Pyongyang ha lanciato un missile balistico a medio raggio: si tratta del primo disegnato per trasportare una testata nucleare secondo quanto riportano i media sudcoreani. Il missile è arrivato a sorvolare le acque del Giappone, prima di precipitare in mare, suscitando una dura reazione del governo giapponese. Il missile è partito intorno alle 6 del mattino ora locale (le 23 circa di lunedì in Italia) da una base di lancio nei pressi di Pyongyang, la capitale della Corea del Nord, e la sua traiettoria è stata rilevata dall’esercito della Corea del Sud e in seguito dallo stesso Giappone e dai sistemi degli Stati Uniti. Il premier giapponese Shinzo Abe ha assicurato che “sarà fatto ogni sforzo possibile per proteggere la popolazione giapponese”, sottolineando che il lancio del missile da parte della Nord Corea “costituisce una minaccia molto seria e grave, non ha precedenti”.

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Mentre Giappone e Usa hanno tentato di mantenere la calma, la Corea del Sud ha reagito con veemenza, sganciando otto bombe vicino al confine con la Corea del Nord, in una dimostrazione di “forza travolgente” – come l’hanno definita i media locali – in risposta al test missilistico compiuto da Pyongyang. La Corea del Sud è infatti il Paese più esposto ad azioni offensive del Nord, basti pensare che le batterie di artiglieria pesante posizionate a ridosso del 38 esimo parallelo hanno gittata sufficiente a raggiungere la capitale.
Tuttavia oggi il presidente americano Donald Trump ha risposto con un messaggio di avvertimento forte e chiaro al dittatore sudcoreano: “Il mondo ha ricevuto l’ultimo messaggio della Corea del Nord: questo regime ha segnalato il suo disprezzo per i suoi vicini, per tutti i membri delle Nazioni Unite e per standard minimi di comportamenti internazionali accettabili”.
“Le azioni minacciate e destabilizzanti aumentano solo l’isolamento del regime nordcoreano nella regione e tra tutte le nazioni del mondo”, si legge nel comunicato della Casa Bianca, con l’avvertimento: “Tutte le opzioni sono sul tavolo”.
Ma Washington sembra quasi sottovalutare le tattiche del giovane dittatore che aveva già annunciato a metà agosto un’offensiva che poi non è stata realizzata, ma che si è rivelata oggi per quello che è: una ritirata strategica.
“La Corea del Nord ha tutte le ragioni di rispondere con dure contromisure come esercizio del suo diritto all’autodifesa” e gli “Stati Uniti saranno pienamente responsabili delle conseguenze catastrofiche che questo comporterà”, ha detto oggi l’inviato nordcoreano alle Nazioni Unite nel corso del forum sul disarmo a Ginevra.
Il messaggio di Kim Jong un, non è solo una provocazione, ma una risposta alle esercitazioni congiunte tra forze americane e giapponesi concluse proprio ieri a Hokkaido, l’isola più a nord del Giappone.
Lo sa bene il Giappone che da mesi, soprattutto dopo i progressi militari nordcoreani, stava spingendo attraverso i suoi legislatori giapponesi influenti per sviluppare la capacità di colpire preventivamente le strutture missili del suo vicino armato nucleare.
Subito dopo il lancio del missile Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone hanno chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, programmata per oggi, ma Cina e Russia chiedono moderazione e autocontrollo a tutte le parti coinvolte. Il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Hua Chunying ha affermato che le tensioni hanno raggiunto un “punto di svolta”. Hua ha inoltre lanciato un appello per l’apertura di trattative di pace, dal momento che “pressioni e sanzioni” contro Pyongyang “non sono in grado di risolvere la questione alla radice”. Pechino “si oppone” alle mosse del Nord in violazione delle risoluzioni dell’Onu, “la situazione resta altamente sensibile e tutti dovrebbero creare le condizioni per la ripresa del dialogo e i negoziati”.
Mentre il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov ha ribadito che Mosca si atterrà “alle risoluzioni delle Nazioni Unite” così come, “insistiamo sul fatto che anche i coreani del nord debbano rispettarle”. La Russia è “estremamente preoccupata” ma “è chiaro a tutti che l’opzione delle sanzioni si è ormai esaurita” ha aggiunto il vice ministro degli Esteri Sergei Riabkov. “Maggiori sanzioni – ha detto – non risolveranno il problema”. “C’è una tendenza all’escalation delle tensioni e siamo estremamente preoccupati”, ha ribadito Riabkov.
Dall’Europa intanto arriva la Gran Bretagna a spalleggiare Tokyo. La premier britannica Theresa May si è detta “scandalizzata” dal lancio di un missile nordcoreano che ha sorvolato il Giappone e ha confermato che domani si recherà nella Capitale dove è attesa per una visita ufficiale di tre giorni. Quella della Corea del Nord è una “imprudente provocazione”, ha spiegato Downing Street, aggiungendo che Londra è pronta “a continuare a lavorare con i partner internazionali per mantenere la pressione” su Pyongyang. La Francia è già sul ‘piede di guerra’. Emmanuel Macron ha fatto sapere che Parigi continuerà a spingere per politiche “intransigenti” verso la Corea del Nord ed è pronta ad intraprendere nuove iniziative dopo il nuovo “irresponsabile” lancio di missile.
Mentre l’Italia, come gli altri Paesi, ha espresso “la propria più ferma condanna per il lancio. La frequenza dei test missilistici di Pyongyang e il continuo sviluppo delle relative tecnologie rappresentano fonte di grande e crescente preoccupazione, oltre a destabilizzare l’equilibrio regionale” ha dichiarato il ministro degli Esteri, Angelino Alfano. “La condanna è ancor più importante oggi, giornata internazionale contro i test nucleari. La Repubblica Democratica Popolare di Corea deve immediatamente abbandonare lo sviluppo del suo programma nucleare”, ha concluso il titolare della Farnesina.

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Commenti all'articolo
  1. Negli ultimi sei mesi almeno due spedizioni nordcoreane di armi chimiche destinate alla Siria sono state bloccate da Stati membri delle Nazioni Unite. A darne notizia l’agenzia di stampa Reuters, che spiega come l’arsenale bellico in questione fosse diretto al regime di Assad. Nulla di nuovo, nel senso che da trent’anni a questa parte il regime di Pyongyang ha esportato armi all’Iran, che a sua volta ha rifornito la Siria di Assad e il movimento sciita di Hezbollah in Libano. Quello che oggi preoccupa, è l’aumento delle tensioni tra Stati Uniti e Corea del Nord, con il dittatore Kim Jong-un a sfidare ripetutamente la presidenza Trump e i suoi alleati: ultimo caso, il lancio del missile partito da Pyongyang che nella notte a sorvolato il Giappone.
    “Le azioni minacciose e destabilizzanti aumentano solamente l’isolamento del regime nordcoreano nella regione e tra tutte le nazioni del mondo”, ha dichiarato la Casa Bianca in risposta al missile nordcoreano, che potrebbe avere la capacità di trasportare una testata nucleare. Secondo Israele – coinvolta in questo scontro – la Corea del Nord ha la capacità di produrre armi nucleari a base di plutonio, ma è ancora lontana dall’ottenimento della tecnologia per installare una testata nucleare su un missile balistico a lungo raggio. Finora, riportava il giornalista israeliano Ben Caspit, non ha ancora missili balistici in grado di minacciare gli Stati Uniti. Tuttavia, l’ipotesi è che, se i nordcoreani avranno la possibilità di continuare con il loro programma di ricerca e sviluppo, alla fine riusciranno ad ottenere un arma nucleare in grado di colpire l’Occidente e in particolare negli Stati Uniti.

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