martedì, 17 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Di Maio lasci perdere il ‘padre nobile’ Pertini
Pubblicato il 11-08-2017


Alla ricerca di “padri nobili” da esibire come fumo negli occhi a chi dovesse ritenerlo in grado di fare il capo del governo, Luigi Di Maio scopre una discendenza “politica” con Sandro Pertini. A parte il fatto che è sin troppo facile fare riferimento a un personaggio che ha conquistato giustamente grande popolarità essendo ancora oggi il presidente della Repubblica più amato d’Italia, in politica è sempre meglio evitare certi imbarazzanti paragoni. Inoltre va anche detto, che in quella generazione, se solo Di Maio si fosse applicato un po’ di più nella lettura e nello studio della politica e dei suoi personaggi, forse avrebbe trovato anche altri a cui fare riferimento. Chiaramente, però, per gli “altri “ sarebbe stato necessario motivare, spiegare e la cosa non sarebbe stata sintetizzabile in un tweet o in uno slogan da “fiera della vanità”. Quanto poi sappia di Pertini il nostro candidato-premier, non è dato sapere essendo nato esattamente un anno dopo l’uscita del miglior presidente italiano dalle stanze del Quirinale. Confidiamo che glielo abbiano spiegato con dovizia di particolari genitori e parenti vari. Ma, al momento, con Pertini, il giovane Di Maio ha veramente poco da spartire. Certo non la partecipazione (anche piuttosto eroica) alla Grande Guerra; a livello politico, il Presidente fu un grande socialista (il “compagno Sandro” anche da presidente) si batté contro il fascismo, fu perseguitato, rischiò la vita, andò in esilio, organizzò la fuga dall’Italia di Filippo Turati; a parte qualche folkloristica iniziativa con i suoi colleghi di partito nelle aule parlamentari, nulla di tutto ciò che si legge nella biografia di Pertini si rinviene in quella del candidato premier. Il fatto è che tutti quanti noi ci sentiamo orfani di Pertini e di una politica che era frequentata da personaggi straordinari come Nenni, Lombardi, Basso, De Martino e chi più ne ha più ne metta. Ecco perché per una forma di rispetto nei confronti di “padri” oggi decisamente troppo nobili (considerato l’attuale parterre politico, pentastellati compresi), Di Maio farebbe bene ad astenersi da certi imbarazzanti (soprattutto per lui) riferimenti. Provi a essere se stesso nella migliore versione possibile (e non l’abbiamo ancora vista) e lasci Pertini alla storia e al Pantheon nazionale.

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