mercoledì, 14 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Dieci idee contro il terrorismo islamico
Pubblicato il 19-08-2017


Non si contano ormai le vittime e le aggressioni, con esplosioni, attacchi armati a colpi di mitra, furgoni lanciati per massacrare inermi cittadini, anche bambini, non si contano i kamikaze suicidi a cui é stato promesso il paradiso con le vergini, le cui famiglie sono state ricompensate come padri e madri di una patria omicida. Cosa dobbiamo ancora capire quel che é già chiarissimo? Elenco quel che tutti dovrebbero riconoscere, ma purtroppo non é così:
1) Alla base del conflitto c’è il presupposto religioso della Jihad, cioè della guerra santa agli infedeli. Si mescola con la reazione ad errori, anche tragici, degli Usa, come la guerra all’Iraq del 2004, che nasceva da una motivazione, che poi si rivelò falsa, dell’esistenza delle armi di distruzione di massa, o dal mancato intervento in Siria a favore della resistenza, non ancora di stampo jihadista, ad Assad. Un intervento e un mancato intervento non devono supporre che l’Isis sia solo una reazione. Basti pensare agli orrendi massacri compiuti da Boco Haram in Nigeria o alle recenti stragi di cristiani in Kenya. L’organizzazione di Al Bagdadi si unifica peraltro con Al Qaeda che nel 2001 aveva organizzato la strage di New York quando la guerra in Iraq e quella in Afghanistan non esistevano. E si espande soprattutto in Siria, invasa da nessuno.
2) La guerra portata all’Occidente infedele e peccatore é tutt’uno con le aggressioni subite negli stati arabi e mediorientali. Non si tratta di una guerra tra musulmani e il resto del mondo. Ma di una guerra tra gli integralisti musulmani di ispirazione jihadista e il resto del mondo, compresi stati (vedasi Egitto, Tunisia e Iran, oltre a Siria e Iraq) che l’Isis stanno combattendo. La frattura del mondo musulmano é determinata dall’atteggiamento che gli integralisti hanno assunto rispetto alla guerra all’Occidente.
3) Troppo in ritardo é avvenuta la campagna, non ancora completata, per la riconquista dei territori iracheni e siriani finiti nelle mani dello stato islamico, condizione fondamentale, anche se non sufficiente, per battere il terrorismo che si è autoalimentato anche con la vendita abusiva del petrolio peraltro facilitato dalla disponibilità di qualche paese di confine, vedi la Turchia. Questo é dovuto alla difficoltà di individuare un’intesa tra le nazioni che avrebbero dovuto intervenire, in particolare tra Usa e Russia, che mantengono tuttora sulla Siria posizioni opposte. Oggi i curdi, i valorosi combattenti, assieme ai militari sciiti e all’esercito regolare iracheno, sostenuti attivamente dagli aerei americani, hanno conquistato quasi interamente, anche se tardivamente, il territorio occupato. E dell’indipendenza curda sarebbe ora che l’Occidente si occupasse proficuamente.
4) La caduta di Mosul e l’offensiva su Raqqa rendono ormai ridotto al lumicino il territorio dello stato islamico e così i mezzi per sostenere e finanziare gli eserciti e le azioni dei kamikaze in giro per il mondo. Con il ritorno dei forreign fichters nei loro paesi, con la propaganda più o meno occulta di imam estremisti, con la conversione di singoli o di ristretti gruppi al terrorismo la guerra diventa oggi ancora più spontanea, meno organizzata, più imprevedibile.
5) La crudeltà della guerra islamista non ha precedenti. Se in una guerra convenzionale i bombardamenti provocano, purtroppo, anche vittime civili, qui colpire i civili é l’obiettivo. Le stragi sono bagni di sangue di innocenti, organizzate e capillarmente realizzate. Nemmeno lo stragismo politico, che in Italia abbiamo conosciuto, aveva il coraggio di aprire gli occhi al massacro singolo di uomini, donne e perfino di bambini. D’altronde l’Isis che ha tagliato teste di giornalisti, bruciato prigionieri, schiavizzato ragazze di un’altra religione, abbattuto monumenti di storia, ha utilizzato con piacere bambini per sparare alla testa dei prigionieri. Si tratta di una crudeltà che solo una fede assoluta a un principio religioso può consentire. Il terrorismo politico era meno crudele perché giustificato da un’ideologia immanente. Quello dell’Isis lo é di più perché sorretto e condiviso da un’ideologia trascendente.
6) Inutile ripetere le stesse cose. L’Europa che ancora perde il suo tempo a ballocarsi coi vincoli economici, deve attrezzarsi alla guerra contro il terrorismo. Non può essere rinviata la formazione di un ‘unica intelligence e di una task force armata unica nella lotta al terrorismo. Così come una cooperazione attiva é finora mancata sul tema dell’immigrazione, con l’Italia lasciata spesso sola a fronteggiare un massiccio aumento del fenomeno dopo la chiusura delle frontiere a est, in un mix di rifugiati e di clandestini con proporzioni drasticamente a vantaggio degli ultimi.
7) Ogni singola nazione, compresa l’Italia, deve agire sul piano della prevenzione e della repressione, ma anche con gli accorgimenti capaci di impedire materialmente lo svolgimento dell’attentato ormai divenuto classico, prima di Barcellona, a Nizza, a Berlino, a Londra. Una legge del Parlamento che imponga come attrezzare le nostre strade e le nostre piazze si impone. L’Italia é stata finora esentata dal fenomeno del terrorismo non perché non ha partecipato ad azioni militari (la Spagna si é ritirata da anni dall’Afghanistan) ma perché i nostri servizi sono stati all’altezza e li hanno sventati.
8) Il fenomeno del terrorismo islamico non avrà breve durata. Dopo la conquista del territorio occupato si impone una svolta da parte dell’Occidente, e in particolare degli Stati uniti, verso quei paesi sospettati di sorreggere in vari modi il terrorismo. Un terrorismo senza denaro sarebbe più facile da annientare. Senza famiglie di “martiri” con elevate ricompense, senza indottrinatori che promettono paradisi con piacevoli dettagli, la morte sarebbe meno gradita. Occorre il blocco delle armi coi paesi sospetti, il blocco di qualsiasi relazione diplomatica con paesi in cui esistono fasce di contiguità al terrorismo tollerate.
9) Non bastano azioni militari. Occorrono azioni culturali, partendo da un concetto di integrazione di stampo liberale. Coloro che arrivano nel nostro Paese, come negli altri paesi europei, devono rispettare i nostri valori. L’integrazione non è un compromesso, una via di mezzo tra libertà e oscurantismo. Né può essere la sopportazione di sacche di medioevo nella società del duemila. Su questo Oriana Fallaci aveva ragione. E’ mancata all’Occidente liberale la volontà e l’orgoglio di difendere la nostra civiltà da tutte le aggressioni terroristiche e culturali. Occorre rifiutare un balzo all’indietro di mille anni che una società senza nascite rischia di compiere in un futuro non lontanissimo.
10) E per ultimo lo ius soli. Sono politicamente convinto che chi é nato in Italia, con tutte le caratteristiche contemplate nella legge, debba considerarsi italiano. Vorrei però che si introducesse qualche clausola per far sì che ogni cittadino italiano debba vivere da italiano. Questo deve valere per tutti, sia ben chiaro. Quello che ho sperimentato da amministratore é che anche con l’attuale legge si concedono cittadinanze a persone, soprattutto di sesso femminile, che non conoscono la lingua dopo nove anni, che non leggono e che vivono dunque separate, se non segregate. Queste sacche di medioevo vanno scovate e impedite.

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Commenti all'articolo
  1. Pur essendo in gran parte d’accordo con Lei,ritengo giusto sottolineare che la tendenza a trasformare l’attuale temperie dolorosa in una guerra di religione è proprio l’obiettivo che i gruppi criminali dello pseudo stato islamico si prefiggono.Ed è un gravissimo errore che il nostro paese deve evitare con attenzione.l’isis -non dimentichiamolo-è stato creato da potentati occidentali,con l’obiettivo di distruggere il governo siriano di Bashar Al Assad,inviso ad Israele ed ai Sauditi.Il sostegno ai fantocci dell’isis in questo momento storico non è dato nelle moschee,ma negli hotel, dove si contrattano i prezzi degli armamenti più sofisticati,cercando sbocchi commerciali (ahime’) sempre nuovi.Questo, giornali ed agenzie di stampa non dovrebbero mai dimenticarlo.

  2. “Occorrono azioni culturali, partendo da un concetto di integrazione di stampo liberale. Coloro che arrivano nel nostro Paese, come negli altri paesi europei, devono rispettare i nostri valori. L’integrazione non è un compromesso, una via di mezzo tra libertà e oscurantismo. Né può essere la sopportazione di sacche di medioevo nella società del duemila. Su questo Oriana Fallaci aveva ragione. E’ mancata all’Occidente liberale la volontà e l’orgoglio di difendere la nostra civiltà da tutte le aggressioni terroristiche e culturali. Occorre rifiutare un balzo all’indietro di mille anni che una società senza nascite rischia di compiere in un futuro non lontanissimo.”
    Sono spiragli che si possono allagare diventare i pilastri della nostra politica. Non corrispondono ai canoni classici di una sinistra ormai fuori al tempo ma si avventurano in terreni nuovi alla ricerca di coerenze che non siano la riaffermazione di errori conclamati.
    Baravo Mauro Del Bue, gagliardo sessantenne col cervello di trenta, preparatore di rinascimenti culturali inaspettati con la firma socialista.
    Allora, mentre ritroviamo la volontà e l’orgoglio, facciamolo anche sul terreno dell’ecologia, che deve essere umanista, non naturalista. Per impedire un balzo all’indietro di mille anni dobbiamo rinascere, non avere paura della scienza, della tecnologia. Per difendere il lavoro non possiamo difendere la schiavitù. Ben vengano la robotizzazione e l’intelligenza artificiale se esalteranno la capacità umana di progettare e di espandersi in modo benefico. Ben vengano i giornali e i libri on-line se esalteranno la capacità umana di comunicare, di conservare ed espandere il sapere. Mi ricordo una discussione di qualche anno fa, quando sostenemmo che riportare l’Avanti! in edicola sarebbe stato poco intelligente. Sembrava un’eresia ma oggi quella decisione ci farà rinascere. Ne sono sicuro!

  3. Complimenti per aver così chiaramente presentato lo stato dell’arte sul terrorismo dell’ISIS.
    Il “che fare” non scaturisce naturalmente dal problema in atto.
    Si potrebbe parlare di un programma immediato e di uno di lungo termine.
    Nell’immediato partirei dal football. Emiri e cinesi comprano le nostre squadre. Tutti contenti e felici. Mi si dirà che c’entra il football con le stragi?
    Ma se è il capitalismo finanziario quello che sta rovesciando i criteri della convivenza umana, si può far finta di niente?
    E se il radicalismo mussulmano ci compra le “squadre del cuore” , non ci compra anche un po’ d’anima?
    Allora cominciamo a mettere in corto-circuito il football e le stragi. La gioia e la disperazione sono facce della stessa medaglia?
    Mi fermo, direttore, perché sarebbe troppo lungo.
    Intanto chiedo, da cosa cominciamo? Dalla distruzione dell’ISIS e dei foreign fighters e anche dal superamento dell’uso del petrolio come principale fonte energetica?

  4. Letto l’articolo, condivisibile quanto scritto. Il punto 10, attuale,viste le ultime dichiarazioni di Gentiloni, pensare oggi di approvare la legge sullo Ius soli credo sia un segnale della perdita di contatto col volere della gente. Con gli attentati che si ripetono, un referendum per abrogare la legge passerebbe in carrozza, con le che conseguenze politiche del caso! Forse Renzi rilancia la questione sperando di far cadere il governo e ritornare in sella subito per poter andare alle elezioni da presidente del consiglio uscente.

  5. A sentir parlare dei “nostri valori”, come fa il Direttore al punto 9), viene da chiedersi quali possano essere oggi i nostri valori, dopo anni di un “nichilismo”, talora anche strisciante, che ha cercato di mandarli in soffitta per sostituirli con “qualcosa d’altro”, come se fosse facile riempire un vuoto del genere una volta che lo si è generato (e non a caso sembra aumentare sempre di più, nelle nuove generazioni ma non solo, il disagio, e anche la preoccupazione, per questo perdurante vuoto).

    Non possiamo infatti dimenticare che, senza andare troppo indietro nel tempo, chi si trovava ad esprimere un semplice ed innocuo “amor di patria” poteva essere visto come biasimevole nazionalista, per non dir di peggio, e chi professava dedizione al lavoro era semmai guardato con un certo qual “sarcasmo” da chi privilegiava invece le attività del tempo libero, per fare due esempi tra i tanti possibili in argomento, fino ad arrivare via via ad una “società liquida”, come viene sovente definita quella odierna, priva di punti di ancoraggio e riferimento.

    Oggi par di capire che si vorrebbe recuperare una parte almeno di quei valori, che sono poi i mattoni della nostra identità, perché se n’è compreso l’importanza e si vuole recuperare la situazione, ma non sarà probabilmente cosa rapida e semplice, almeno da quanto posso capirne, e allorché un popolo vede sfumare la propria identità rischia di perdere non solo l’orgoglio ma anche gli anticorpi, e divenire così più fragile e cedevole nel confronto con le altre culture e civiltà (mentre un confronto del genere dovrebbe avvenire quantomeno su basi paritarie).

    Paolo B. 23.08.2017

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